Collana Fernandel

Cuore nero. Geografie del noir


Cuore nero. Geografie del noir
Pagine: 192
Isbn: 9788887433036
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: 15 novembre 1998




«Un giro del mondo in nero»


L’antologia, curata da Jacopo De Michelis, raccoglie diciotto racconti inediti di altrettanti autori italiani, inglesi, francesi, americani, messicani e russi. Una vera e propria mappa del genere noir dei paesi dove il noir è nato e si è sviluppato. Diciotto vicende raccontate dalla parte del cattivo; un viaggio inquietante, una discesa nelle tenebre più nere dell’anima umana, ma anche un’occasione per scoprire che cosa significasse fare narrativa di genere alla fine degli anni Novanta, in Europa e nel mondo.
Il libro racchiude in sé importanti conferme e interessanti sorprese e scoperte, e riesce a dare un panorama vasto e variegato di situazioni, storie e ambientazioni, pur senza perdere un’omogeneità di atmosfere e punti di vista. Tra gli italiani spiccano i nomi di Nicoletta Vallorani, Eraldo Baldini, Deborah Gambetta. Fra gli stranieri invece sono importanti gli esordi in Italia di autori già affermati all’estero, quali Starr, Mizio, Vettier.


Il pozzo delle meraviglie

(Presentazione di Jacopo De Michelis)

Confinato sino a non molto tempo fa nel ghetto delle pubblicazioni specializzate ed escluso dalla letteratura con la “l” maiuscola in quanto letteratura di genere e per questo degenere, il noir negli ultimi anni sta conoscendo uno sviluppo inedito e crescente: attraendo sempre più l’interesse di editori e lettori, comincia a meritarsi un’attenzione meno prevenuta e ostile anche da parte della critica; ma soprattutto si sta facendo avanti per la prima volta in Italia una leva di nuovi autori che si dedicano al noir senza complessi e con risultati spesso eccellenti. Insomma, anche se in modo ancora incerto e talvolta confuso, qualcosa sta iniziando a cambiare, c’è una sorta di «umor nero» che circola nella letteratura e nell’editoria italiane più recenti, e questo lascia sperare che il pregiudizio che da sempre qui da noi ha tarpato le ali alla produzione originale di fiction di genere stia iniziando a cadere, e che finalmente assisteremo al costituirsi di una vera e propria tradizione noir nostrana.
Dalla constatazione di questo fenomeno, e dalla convinzione che esso non possa che rivelarsi un bene per la nostra narrativa, nasce questa antologia, dedicata alle nuove vie del noir, italiano e internazionale.

Ma che cos’è il noir? Costola del romanzo giallo o poliziesco e insieme sua evoluzione, il noir trae origine dal crudo realismo della scuola hard-boiled di Hammet e Chandler, nata negli anni ’20 negli Stati Uniti come reazione all’astrattezza e artificiosità del giallo tradizionale. Nonostante i due filoni abbiano poi continuato a svilupparsi parallelamente è indubbio che, di fronte ai segni di stanchezza e invecchiamento traditi dal giallo di impostazione classica, il noir può vantare oggi una maggiore vitalità e attualità.
Uno dei tratti distintivi del noir è che, rispetto al giallo, il fuoco dell’attenzione tende a spostarsi dalla figura dell’investigatore (poliziotto o detective privato) a quella della vittima e, soprattutto, del criminale, e che di conseguenza esso non è più incentrato esclusivamente sui meccanismi della detection. Infatti, più che alla sua chiarificazione attraverso l’indagine, il noir si interessa al delitto in quanto tale, e il suo fine ultimo non è tanto smascherare il colpevole, quanto approfondirne la psicologia.
L’attitudine a sondare le pulsioni e le passioni più oscure e segrete che si agitano nella mente umana porta inoltre il noir a elaborare una concezione morale molto più complessa e problematica di quella su cui si regge il giallo: i confini tra il bene e il male non sono più così nitidi, diventano labili e sfuggenti, ed è per questo che nel noir risulta molto difficile distinguere i «buoni» dai «cattivi»: i suoi protagonisti sono spesso figure ambigue, lacerate, contraddittorie.
Un’altra componente importante del noir è la sua vocazione al realismo, all’indagine e alla critica sociale, implicita o esplicita che sia. Facendo leva sull’infrazione e la deviazione, il noir è, per così dire, naturalmente portato a mettere a nudo le smagliature e gli squarci del tessuto sociale, a evidenziarne tensioni e conflitti. Il suo sguardo acuminato fruga nelle zone d’ombra della società rappresentandone la corruzione, il degrado, tutti gli aspetti più scomodi e sordidi.
Tanto viscerale quanto il giallo è cerebrale, il noir si caratterizza insomma come un’esplorazione del lato oscuro, del versante notturno dell’uomo e della società, una discesa agli inferi, tesa a far affiorare il malessere e il disagio, le inquietudini e le ossessioni.
Se poi il giallo è figlio della fiducia positivista nella ragione, il noir deriva direttamente dalla contemporanea crisi dei valori e delle certezze. Al semplicistico ottimismo del primo, che si conclude infallibilmente con lo smascheramento del colpevole e il trionfo del bene e della giustizia, il noir oppone il suo lucido pessimismo e il suo cinico disincanto (a cui spesso si aggiunge una corrosiva ironia), che si sostanziano in una visione fondamentalmente cupa e tragica del mondo e della vita: nei romanzi noir il lieto fine è molto raro, nessuna luce spazza via una volta per tutte le tenebre, i tentativi di imporre un ordine al caos dilagante si risolvono in uno scacco, e anche quando la vittoria sembra arridere al protagonista, essa ha sempre un sapore amaro.
Infine, per quanto riguarda gli aspetti formali, da una parte il noir ha sempre dato maggiore importanza alla ricerca stilistica ed espressiva e dall’altra è sempre stato più aperto ed elastico, meno legato del giallo alla ripetitiva applicazione di schemi e regole rigidamente codificati, tanto che l’unico punto davvero fermo del noir si può dire sia il fatto che esso ruota attorno a un crimine violento. Ed è la sua proteiformità, in cui si può rintracciare il principale motivo della sua fortuna, a permettergli di evolversi e rinnovarsi continuamente, di piegarsi alle esigenze più diverse e di prestarsi a feconde commistioni e ibridazioni, con gli altri generi in primo luogo e con la letteratura mainstream poi.

In un suo intervento sul futuro del romanzo, Paco Ignacio Taibo II si chiedeva: «Qual è stato il momento in cui il romanzo è diventato un esperimento di linguaggio e ha perduto la sua natura di arte maggiore, di arte del narrare? In che momento abbiamo cominciato a pensare che il fine dell’esperimento non era la narrazione, ma l’esperimento stesso?». Per lo scrittore messicano è in quel momento che ha iniziato a venire meno il rapporto con i lettori e il romanzo è entrato in crisi, una responsabilità da imputare innanzitutto agli scrittori stessi, che il lettore non sono più capaci di «divertirlo, emozionarlo, inquietarlo, incontrarlo». La vocazione più autentica del romanzo si sarebbe invece conservata, tra l’altro, nella letteratura popolare e di genere, che non ha mai dimenticato la sua funzione primaria, quella di raccontare delle storie capaci di «suscitare un amore più grande del primo amore o una paura maggiore di quella che incute il dentista»; ed è a questa fonte che i romanzieri dovrebbero tornare ad abbeverarsi.
Questo discorso vale anche e soprattutto per un paese come l’Italia, dove la narrativa tende troppo spesso a oscillare tra vuoto sperimentalismo ed esangue minimalismo, rischiando così di scivolare sempre di più nell’autismo, nell’incapacità di parlare al mondo e del mondo; e dove gran parte della critica più accademica continua a considerare a priori la narrativa di genere letteratura di serie B, nella convinzione che essa sia un fenomeno esclusivamente di consumo, e che non sia possibile una letteratura popolare che coniughi qualità, spessore e leggibilità.
Ecco allora che una maggiore diffusione del noir in Italia non potrà che avere effetti salutari, portando linfa fresca e pulsante alle fronde della nostra narrativa.

Giorgio Scerbanenco ha scritto: «La vita è un pozzo delle meraviglie, c’è dentro di tutto, stracci, brillanti e coltellate alla gola». Ed è da questo pozzo senza fondo, da questo abisso oscuro pullulante di cose splendide e terribili, che attingono la materia per le loro storie gli scrittori in nero di cui quest’antologia presenta una selezione di sicuro incompleta ma – si spera – significativa. Un’antologia che vuole evidenziare la vitalità del genere – sia in Italia che all’estero – e la sua capacità di accogliere in sé esperienze narrative estremamente varie e diversificate.
Quello che si è tentato di fare è abbozzare in alcune delle sue coordinate essenziali una mappa dei nuovi scrittori noir, da una parte presentando un’articolata rassegna di quanto si sta muovendo in Italia (scegliendo tra autori già affermati e talenti emergenti, tra scrittori che del noir hanno fatto il loro specifico campo di attività e altri che vi si accostano occasionalmente) e dall’altra offrendo un colpo d’occhio su quello che accade all’estero, attraverso una selezione di scrittori stranieri (ancora) inediti in Italia, che rappresentano alcune tra le più interessanti realtà del noir contemporaneo: dall’inesauribile serbatoio della crime-fiction angloamericana alla ricchissima tradizione del polar francese, dalla realtà emergente del noir latino-americano a quella, tutta da scoprire, della Russia post-sovietica.
Le geografie che si è cercato di tracciare in questo volume non sono però soltanto territoriali, ma anche narrative: i racconti proposti utilizzano un variegato ventaglio di temi, moduli narrativi e registri stilistici ed espressivi, e si muovono su terreni molto vasti e differenziati, percorrendo strade che partono dal poliziesco classico per arrivare a regioni periferiche e di confine, a quelle forme ibride e meticce che, lungi dal rinchiudersi nella gabbia del genere, si spingono fino ai suoi limiti per forzarli e allargarli.