Collana Fernandel

Alessandra Buschi, Se fossi Vera


Se fossi Vera
Pagine: 160
Isbn: 9788887433050
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: marzo 1999



«Mi sarei dovuta chiamare Vera»

Tre racconti lunghi, tre donne e le loro vite. Tre storie che narrano dell’universo femminile, andando a raccontare con ironia e infinita delicatezza l’intimità di personaggi inusuali per la nostra narrativa, ma così veri e frequenti nella vita di tutti i giorni. Una ragazza ritardata che racconta di se stessa; una donna sola che sceglie di fare la contadina per occuparsi meglio dei suoi quattro figli; una trentenne e la sua storia con un ragazzo più giovane di quasi dieci anni. La scrittura lieve della Buschi, una voce che si inserisce con originalità nella letteratura giovane degli anni ’80 e ’90, si fa strumento ideale per un’introspezione profonda di personaggi credibili, per raccontare tre storie di donne e di amore lontane da qualsiasi cliché hollywoodiano.
Il libro è stato finalista al premio Mastronardi di Vigevano nell'anno 2000.

Alessandra Buschi

Alessandra Buschi è nata a Grosseto nel 1963. Ha esordito nel volume Giovani blues. Under 25 curato da Pier Vittorio Tondelli, (Transeuropa 1986, Mondadori 1991). In seguito ha pubblicato la raccolta di racconti Dire fare baciare (Il lavoro editoriale 1990) e ha partecipato come narratrice a diverse antologie, fra le quali ricordiamo: Streghe a fuoco (a cura di Joyce Lussu, Transeuropa 1993), Racconta 2 (La tartaruga 1993) e Raccontare Trieste (Trieste Carta&Grafica 1999).

Come inizia


Mi sarei dovuta chiamare Vera. Se mi fossi chiamata Vera, allora forse sarei stata mora, avrei portato gli occhiali, avrei avuto la pelle chiara. Avrei avuto una bella risata di gola, di quelle contagiose, e quando avrei chiamato al telefono mi avrebbero subito riconosciuto perché avrei avuto una voce inconfondibile, dal tono basso, un po' nasale, ma molto molto sensuale. Avrei fatto il liceo, mi sarei laureata in lingue, sempre una tra le più brave ma senza essere antipatica a professori e compagni; perché sarei stata di quelle studiose ma non troppo, che vanno bene a scuola senza essere secchione, perché io le cose le avrei capite al volo, senza bisogno di spenderci gli occhi, sui libri. Poi, da grande, avrei trovato, grazie alle mie capacità, un lavoro interessante, soddisfacente, fa' conto public relations o cose del genere. Se ne avessi poi avuta voglia, verso i trenta-trentacinque avrei anche potuto togliermi lo sfizio di avere un figlio, ma questo proprio se ne avessi avuta voglia, visto che, se mi fossi chiamata Vera, sarei stata una donna di quelle con le palle, di quelle che dentro le cose ci sanno stare, dall'agenda sempre zeppa di appuntamenti anche il giorno di capodanno, sempre di qua e di là, insomma una considerata, di cui tutti nel giro conoscono il nome e che riceve telefonate in continuazione. [...]

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