Collana Fernandel

Adalinda Gasparini, Un fardello di grazia. Le storie del Tato e della Zia


Un fardello di grazia
Pagine: 128
Isbn: 9788887433142
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: aprile 2000


In questo romanzo, di forte ispirazione autobiografica, la protagonista racconta la storia della propria famiglia, divisa a metà tra la follia e la ragione. In particolare si sofferma sul legame che unisce Ida (la zia della protagonista) al figlio Antonio, un legame possessivo e amoroso insieme, che è causa o forse conseguenza del loro squilibrio mentale. Consapevole di quanta irrazionalità ci sia nel mondo ragionevole del babbo, la protagonista - attratta da entrambe queste figure del vivere, che nella propria casa sembrano coesistere pacificamente - si avvia a diventare depo-sitaria delle loro storie, nel tentativo di trovare nel racconto una mediazione: è la genesi di quella psicoanalisi che eserciterà da adulta.
Copertina di Manola Dettori.

Adalinda Gasparini

Adalinda Gasparini vive e lavora come psicoanalista a Firenze, dove è nata nel 1951. Ha pubblicato due saggi (Aladino e la lampada meravigliosa. Psicoanalisi di una fiaba immortale, Ponte alle Grazie 1993 e 1996; La luna nella cenere. Il grande sogno di Cenerentola, Pelle d'Asino e Cordelia, Franco Angeli 1999), una versione dal francese della storia di Aladino (La vera storia di Aladino, Bompiani 1994), un romanzo per ragazzi sulla lotta partigiana (Nino. La valle rossa, Modena 1995), e un libro di fiabe tradotte da Straparola e Basile (Le prime fiabe del mondo, Giunti 1996). .

Come inizia


Il ricordo più lontano che ho della zia Ida è nella cucina di questa casa, avrò avuto cinque anni, e mi aveva portato un piccolo rosario di finte perle, mi sorrideva e mi parlava facendolo oscillare, diceva: "Guarda bellino, ha' visto? guarda la crocina d'argento con Gesù... guarda, ha' visto tutte le perline, sono di madreperla, guarda, è della Madonnina, tieni, guarda, mettilo nella scatolina...", e apriva una scatolina con un batuffolo di cotone, "tieni, tieni...".
Quando la zia Ida mi parlava entravamo in uno spazio nel quale gli altri di casa non potevano intromettersi. La zia Ida somigliava a Stan Laurel, quando è perplesso e senza altre risorse che grattarsi la testa, e col suo riso scioglieva tutte le regole, facendo subentrare alla stabilità faticosa degli altri un'aura fluida, morbidissima, di nuvola o di ovatta, dove trovarsi e dove smarrirsi. [...]