Collana Fernandel

Michele Governatori, Venere in topless


Venere in topless

Rassegna stampa


  • «Rondelle di cipolla fritta per tutti!» («La Nazione», 26 febbraio 2003)

  • «Roma blobbata e un po' texana» (Elio Paoloni, «Stilos», 4 marzo 2003)

  • Intervista di Luigi La Rosa per "Speaker's Corner"

  • «Un mix al tritolo. Quasi centosessanta pagine di adrenalina» (Andrea Bajani, «Pulp», settembre 2003)

  • Pagine: 160
    Isbn: 9788887433319
    Collana: Fernandel
    Data di pubblicazione: aprile 2003


    Un attentato a reti unificate

    Ambientato a Roma nel 2005, Venere in topless racconta di Silvio Berlusconi che, vinta ogni resistenza politica, è impegnato a organizzare un nuovo grande evento mediatico: il gemellaggio dell’Italia con il Texas di Bush. La voce del presidente risuona per le strade della città, è quasi tutto pronto, ma c’è qualcosa di strano, il sospetto che qualcuno stia progettando l’attentato più irridente di cui si abbia notizia, un attentato a reti unificate...
    In copertina un collage di Marco Mercanti.

     Michele Governatori fotografato mentre legge in spiaggia Luglio, agosto, settembre nero di Gianluca Morozzi

    Michele Governatori è nato a Mondavio (Pesaro) nel 1972, per trasferirsi prima a Milano e poi a Roma, dove ora vive e lavora. È laureato in Economia politica con una tesi sulla concentrazione delle tivù commerciali. Venere in topless è il suo primo libro, a cui hanno sono seguiti i romanzi Il paese delle cicogne (Foschi, 2004), La città scomparsa (Barbera, 2007) e Carbonio (Terre di Mezzo, 2012).
    Wikipedia gli dedica una pagina.

    Come inizia


    Ditemi voi come si fa a fissare l’incontro coi professori il sabato mattina. Ditemi, forza. Che testa bisogna avere? Il sabato mattina. Allora cosa l’ha iscritto a fare il figlio a una scuola privata se poi non le evita nemmeno le rotture di scatole tipo questa? Il sabato mattina. Alle undici di mattina, con tutte le sue amiche già bell’e prenotate dall’estetista e dal parrucchiere, a lei le tocca andare dai professori a colloquio. Tebah, la figlia più piccola, sei anni, in confronto non le causa nessunissima rottura. Oggi per dire esce da danza a mezzogiorno meno un quarto con la filippina pronta fuori che l’aspetta e poi la riporta a casa e la piazza davanti al megaschermo surround. Professori che poi, frustrati come sono poveretti, cosa vuoi che abbiano da raccontare. Gente che un lavoro serio non ha neanche idea di cosa vuol dire, di come bisogna darsi da fare per avere quel minimo di quattrini necessari, che è incredibile quanti ce ne vogliono per una vita cosa dico normale, ma anche solo appena appena dignitosa. Figurarsi che perfino la filippina Fiko guadagna più di uno di quei professorini appena arrivati a ruolo. Comunque, l’importante è fare in fretta, e poi via, che tra l’altro nel pomeriggio c’è da fare un sopralluogo al Pitagora 27, il locale poco sopra piazza Euclide dove bisogna vedere se è tutto a posto per la festa di compleanno della piccola Tebah. La piccola peste Tebah, la birba regina della casa, la stellina, la furia, l’amore della mamma. Sorride anche solo a pensarci, si dà un’occhiata nello specchio ovale dell’antibagno. Quarantadue anni, ma dove li vedete, eh? La gente gliene dà come minimo dieci di meno. Ancora qualche annetto e poi lei e Tebah potranno passeggiare insieme in via del Corso, a braccetto come si usa, madre e figlia, praticamente sorelle, e svoltare per Condotti a rifarsi il guardaroba. E hai voglia guardare tutti e due i culi, i ragazzi di dietro, hai voglia confrontare e immaginarsi la sodezza di uno o dell’altro. Praticamente identici. E le tette? Vogliamo parlarne? Al massimo un altro piccolo intervento e un reggiseno adeguato, e non c’è niente da invidiare a nessuna. La pancia, quella, magari decide di guardarsela in un altro momento, preferisce non pensarci, la pancia rischia di essere la fregatura, quella va monitorata. Certo che se una il sabato mattina alle undici invece di dedicarsi al proprio aspetto deve andare dai professorini frustrati, la pancia è dura da mandare giù. «Io sono quello d’italiano» fa uno smilzo, barbetta sfoltita pidocchiosa. E intanto dietro c’è una mamma più giovane con l’ombelico all’aria e la catenina in vita, e non è neanche male la strega. «Mauro è apatico. Guardi signora, non è per farla preoccupare, io sono convinto che Mauro ha tutte le potenzialità, però dà l’impressione di non volerle usare». Sì comunque le tette della strega col cavolo che sono le sue. «Ci sfugge, evita di applicarsi, a volte sembra che si sforzi per nascondersi e apparire disinteressato alle interrogazioni. È un atteggiamento che non possiamo valutare positivamente, si rende conto?» [...]