Collana Fernandel

Remo Bassini, Lo scommettitore


Lo scommettitore

Radio e Tv


  • Remo Bassini a Radio 3 Fahrenheit (20 luglio 2006)

  • Pagine: 192
    Isbn: 9788887433685
    Collana: Fernandel
    Data di pubblicazione: maggio 2006



    «La sua scrittura antiretorica, per nulla moralistica, ci svela il “dietro le quinte” della politica e degli affari, smascherando la parte “oscena” del potere»
    (dalla nota di Marco Travaglio)


    Chi è lo scommettitore? È uno che scommette prima di tutto con se stesso, e poi con gli altri. Uno che se ascolti i suoi consigli ti farà vincere sempre, perché il suo mestiere è quello di usare intrighi e menzogne per farti ottenere un incarico politico, una poltrona da sindaco, da assessore regionale. Lo scommettitore lavora nell’ombra e mette in campo ogni mezzo: prostitute, cimici, spioni, corruzione. E più la scommessa è difficile, più lo scommettitore ama giocare. Fino al giorno in cui decide di scendere in campo in prima persona per una donna, candidata sindaco ma già data per perdente... Un libro che racconta un’Italia di provincia, in cui la vittoria o la sconfitta politica possono essere decise da uno scandalo, e il confine tra verità e menzogna è in mano all’etica dei giornalisti.
    Copertina di Daniele Statella.
    Remo Bassini

    Remo Bassini è nato nel 1956 a Cortona (AR). È stato direttore del periodico "La Sesia" di Vercelli. Prima di Lo scommettitore Ha pubblicato i romanzi Il quaderno delle voci rubate (La Sesia, 2002) e Dicono di Clelia (Mursia, 2006).
    Wikipedia gli dedica una pagina: http://it.wikipedia.org/wiki/Remo_Bassini

    Come inizia

    L’origine di tutto si perdeva lontano.
    Scommetto che da qui alla scuola riesco a correre senza respirare. Scommetto che se la mamma me le dà col battipanni io non piango. Scommetto che se il maestro mi guarda cattivo io non abbasso gli occhi. Scommetto che se me lo tocco, poi, quando mi piace tanto tanto, riesco a fermarmi.
    Scommetto che nessuno ci riesce a fare questo. Scommetto che se ho sete resisto senza bere. Scommetto che se ho mal di pancia non lo dico a nessuno.
    Scommetto che gli altri non sono così bravi…

    Rassegna stampa

    Intervista all'autore (intervista redazionale)

    La vicenda dello Scommettitore è di fortissima attualità, soprattutto alla luce del “caso Storace”. Quanto la tua esperienza di giornalista ha influito nel raccontare questa storia?
    Microspie, intercettazioni telefoniche, ricatti: già negli anni novanta io, cronista di provincia, rischiai di essere vittima di questo meccanismo. Qualcuno aveva confezionato ad arte un dossier su di me, mescolando con abilità informazioni vere a falsità. Più sei piccolo e più il potere può schiacciarti. Fui fortunato. Smontai il dossier, e quindi la storia finì lì. E il potere mi convocò, dicendomi: Io non c'entro nulla, l'iniziativa è stata di qualcun altro. Quel qualcun altro è rimasto senza volto. Ma so come lavorò: su me e su altri, che furono meno fortunati.

    In questo romanzo, come nei tuoi precedenti, emerge la descrizione di una provincia molto torbida, dove ci sono molti più intrighi di quanti se ne possano immaginare. Perché hai scelto di raccontare questo aspetto della vita politica e sociale del nostro paese?
    Conosco i peccati della provincia, che spesso un cronista tiene per sé: su un giornale scrivi se hai le prove, altrimenti becchi una querela. Ma quello che ho raccontato vale anche per le metropoli, una sorta di agglomerati di più province dove però i peccati si disperdono nella moltitudine. E conosco i politici: i più diventano schiavi del loro ruolo, della loro poltrona. Hanno il terrore di perdere il potere. Senza, si sentono denudati di una loro identità. La politica come droga, insomma, e non come servizio.

    Lo scommettitore è un uomo di dubbia moralità, eppure nel corso del romanzo scopriamo che ha un’etica forte e una grande dignità. Come hai tratteggiato questo personaggio?
    Mentre il politico ha bisogno di riconoscimenti, lo scommettitore ha più affinità con coloro che lavorano dietro le quinte. La sua droga è vincere attraverso la scommessa. Ma un giorno lo scommettitore decide di guardarsi allo specchio. Si vede e non si piace. E, facendo la scommessa più difficile della sua vita, riscopre cose che credeva di aver perduto.

    Nel tuo romanzo c’è anche molta povertà. Persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese, che lottano ogni giorno con la mancanza di denaro e la disoccupazione. Scrivere Lo scommettitore è stata anche un’occasione per denunciare questa realtà?
    È la parte più autobiografica del libro. Anni fa anch'io feci una scommessa: riuscire a vivere per oltre un anno con pochi soldi messi da parte. Più tardi conobbi un uomo che aveva fatto una scommessa più grande della mia: aveva rinunciato alla sua ricchezza per diventare un barbone. Nel romanzo ho saldato queste due esperienze, ma non solo: essere il figlio di un cassintegrato che con l'80 per cento del suo stipendio deve mantenere moglie e tre figli è qualcosa che resta dentro, sempre.

    «Ispirato a una persona reale» (Cinzia Bovio, «Il Corriere di Novara», 20 maggio 2006)

    Il libro è ispirato ad una persona che esiste realmente. Prima era un occupato nell’alta finanza, ora fa il barbone a New York. Il protagonista della storia è un uomo malato di scommesse. Inizia con una partita di calcio, poi passa alla politica, infine incontra l’etica del giornalista...di provincia. E qui scoppia lo scandalo. Remo Bassini è da poco più di un anno il direttore del bisettimanale "La Sesia". Già due libri alle spalle ("Dicono di Clelia" - edizioni Mursia ha avuto un buon successo), non manca mai al giornalista materiale da cui attingere, visto che il pericolo querele ne censura buona parte. "Lo scommettitore" esce nelle librerie il 22 maggio. Tempismo perfetto, i temi sono di strettissima attualità: «Quello che si sta scoprendo purtroppo si sapeva, ma sui giornali non si possono filtrare fatti del genere senza le prove. Questa storia è nata tempo fa da una riflessione: esiste un Grande fratello che ci ascolta e non sappiamo chi è». Lo scommettitore lavora nell’ombra e, per architettare intrighi, mette in campo ogni mezzo, dalle cimici alle prostitute: «Negli anni Novanta io stesso, cronista di provincia, fui vittima di questo meccanismo, scoprii che qualcuno aveva confezionato un dossier su di me». La vicenda si svolge in due città di provincia non identificate, potrebbero essere anche Vercelli o Novara. Quello che importa è l’atmosfera torbida che si respira. A un certo punto «lo scommettitore non si piace più. Sceglie la fuga. Scompare e, scomparendo, ritrova se stesso». Il suo tenore di vita cambia radicalmente, ma è una sua decisione. Se solo volesse, le cose potrebbero tornare immediatamente come prima. Cosa è successo? «Ha toccato il fondo, ma ha anche incontrato una donna che lo colpisce molto. Non è bellissima, è mite. E’ una persona pulita che fa politica. Lui decide di aiutarla». Saltando tra spazi temporali diversi, il lettore è tenuto in sospeso da vari interrogativi, veri e propri gialli. Cronaca e romanzo si confondono. Marco Travaglio, compagno di università di Bassini, ha scritto una postfazione al libro che "ci svela il "dietro le quinte" della politica e degli affari, smascherando la parte ‘oscena’ del potere".

    «Misteri della provincia» (Isabella Moroni, libroblog.it, 26 maggio 2006)

    Il terzo libro di Remo Bassini ci porta sempre più dentro i misteri di un mondo fatto di anime reali, di abitudini e tradizioni, di chiusure, di apparenze, ma anche di realtà sconosciute, di generosità inopinate, di passioni intense: la provincia. Lo Scommettitore, edito da Fernandel è una storia molto reale fatta di intercettazioni, lettere anonime, inciuci, intese truffaldine, strategie per esaltare o distruggere candidati politici. Proprio ora che a forza di sentirne parlare (e di vedere perpetrato da vent'anni lo stesso scandalo, con le stesse modalità e dalle stesse persone -o quasi-) cominciamo a pensare che ovunque sia così, ecco che Remo Bassini ci viene a raccontare una storia simile, ma così ricca di sfumature e di umanità da farcela apparire come una sorta di leggenda di qualche Santo Truffatore.
    Truffatore, poi? No, lo "scommettitore" è in gara con se stesso. Lo conosciamo proprio nel momento in cui sta scommettendo di smettere con tutto quello che gli ha dato denaro, potere, ma non la capacità di superare il pudore dei sentimenti. La storia, narrata con il ritmo speciale di Bassini, alterna passato, presente e perfino qualche scorcio di futuro, si tramuta pagina dopo pagina con una suspence che cambia di colore.
    Dapprima ci si chiede come finirà quest'ultima scommessa: vivere da povero, mangiare scatolette, svuotare i distributori automatici, pulire cantine, spostarsi a piedi o, al massimo, in bicicletta. E per quante nefandezze del suo passato di investigatore possa raccontare, il protagonista è sempre così puro, in questa scommessa liberatoria, da suscitare una totale adesione al suo sguardo un po' svogliato, a volte impaurito, spesso vinto dalla realtà.
    Ma subito l'occhio si sposta su tutto quanto circonda lo scommettitore: non solo la quotidianità dolorosa e pesante della casa che lo ospita dove trova un amore malato, silenzioso, amaro ed inaccettabile, ma soprattutto su una realtà che ricalca, anche se più arrogantemente, la stessa che lo aveva portato a chiudere con il passato.
    Il passato ritorna ancor più deformato, dunque, ed a costo di inserire una nuova scommessa nella scommessa, il protagonista gioca di nuovo con i suoi mezzi, forse meschini, questa volta contro la corruzione e, questa volta, indubitabilmente, solo per amore. E' straordinario come i romanzi di Remo Bassini tengano il lettore incollato alle pagine; il ritmo e l'avvicendarsi delle situazioni sono come una partitura teatrale, come porte che si aprono su altre porte per poi richiudersi improvvisamente e guidare altrove. Di continuo avvicinandosi ed allontanandosi dalla conclusione, confondendo le ipotesi del lettore. Una scrittura che non concede di individuare il percorso, nè di intuire il procedere.
    Una scrittura che è una scommessa con il lettore stesso: "vuoi vedere che non riesci a suppore come andrà a finire?"
    Ed ancora una volta, Remo Bassini, vince sempre lui.

    Articolo su "La Sesia" che segnala una duplice presentazione (Michela Giuliani, 26 maggio 2006)

    Davanti a 50 persone la presentazione di Roberta Martini, della Stampa. Politica, giornali, elezioni: insieme a ricordi e storie di povera gente. Dopo «Dicono di Clelia», «Lo scommettitore», nuovo libro di Remo Bassini Politica, giornalismo, elezioni (e ballottaggi). Ma anche valori, come la famiglia. Tutto inizia a due parole scommetto che». Remo Bassini, direttore della Sesia, mercoledì sera ha presentato al circolo “Ca’ dal Mariu Bel”, ospite del comitato Vecchia Porta Casale, il suo terzo libro “Lo Scommettitore” (edizioni Fernandel, in libreria da lunedì 22 maggio). Ad aprire e condurre l’incontro Roberta Martini (giornalista della Stampa, redazione di Vercelli): «Vi dico come ho letto io “Lo scommettitore” ha detto la Martini alle cinquanta persone presenti-: in due serate, costringendomi a spegnere la luce, dovendo andare a lavorare i giorni successivi». Poi la prima domanda (che sarà al centro di tutta la serata): come nasce il libro? chi è lo scommettitore? e chi è il vecchio giornalista? (le due figure che dominano in questo romanzo, che ha sfumature da giallo). L’attenzione del numeroso pubblico in sala, tra cui anche i senatori Ennio Baiardi e Irmo Sassone, è alta: perché ancora prima che il libro di Bassini fosse in libreria, da più parti erano state avanzate ipotesi su chi fosse, tra le persone vicine ai politici vercellesi, lo scommettitore. «Questo - ha detto il direttore della Sesia, rispondendo alla prima parte della domanda - è il libro più difficile e complesso che ho scritto. Ma anche il più autobiografico: l’ho studiato per mesi e mesi; in 18 giorni ho scritto la prima bozza. Poi l’ho rifatto 23 volte. E, per rendere l’idea di cosa rappresenti per lui la scrittura, Bassini cita Salgari: «Scrivere è come viaggiare senza bagagli». E aggiunge: «In un autore ci sono due persone: quella che inventa e quella che scrive, che è razionale. La prima si lascia trasportare e stupisce la seconda, ma certe volte succede che i due si fondano in un’unica essenza: quando cioè l’immaginazione ha bisogno di informazioni». Poi parla dello scommettitore: «Ha tre connotati. La passione per le sfide: lui gioca con la vita per esorcizzare la morte. E scommette, sempre, e non riesce a smettere. Scommette che fa vincere i candidati alle elezioni. La sfida è l’aspetto del personaggio che sento più mia. Scommisi quando decisi di iscrivermi all’università, lavoravo, avevo 26 anni; mi dissi: se mi bocciano a un esame mi ritiro. Ed è una sfida anche quella che sto vivendo come direttore della Sesia. Poi lo scommettitore è un uomo solo, ha un rapporto conflittuale con le donne; ma questa solitudine lo rende imperfetto, quindi reale. Infine lavora con i politici, ma il dito non è puntato solo contro di loro: lo scommettitore infatti sogna di lavorare per un cardinale... Fugge lo scommettitore, come fece un uomo che conobbi tanti anni fa, quando facevo il portiere di notte». Il vecchio giornalista: «Questo personaggio nasce da un connubio: il giornalismo locale (facile per me, gioco in casa) e la frequentazione con il giornalista Marco Tavaglio; venne a Vercelli nel periodo di Tangentopoli, allora scriveva per Il Giornale, Travaglio. Chiamò la sua redazione intorno a mezzanotte e gli rispose il vice direttore Orlando, quasi settantenne allora. Orlando, come il suo direttore, Montanelli: due vecchi giornalisti puliti». Infine i valori, che emergono nel momento in cui lo scommettitore riscopre i ricordi. E la dignità delle persone per bene, quelle umili. Non è vero, quindi, che tutto è marcio. La Sesia.
    30 maggio 2006 “Lo Scommettitore” di Remo Bassini presentato all’Eternauta Roma Un professionista della politica e i suoi “segreti” Sono tre storie di fughe quelle raccontate da Remo Bassini nei suoi romanzi. Fughe che portano i personaggi a perdersi (e talvolta a ritrovarsi) nei tortuosi percorsi che il destino e il caso, pongono sulla strada di ciascuno. E’ stato proprio l’elemento della fuga, ma anche quello della scelta di un registro stilistico capace di creare la stessa suspence di un libro giallo, a catalizzare l’attenzione di chi ha assistito, sabato pomeriggio alla libreria “L’Eternauta” di Roma, alla presentazione de “Lo Scommettitore”, romanzo politico fresco di stampa che Bassini ha pubblicato con l’editore Fernandel di Ravenna. E, in una metropoli che da sempre conosce i trucchi della politica, ma che da poco si è «sorpresa » per le microspie del caso Storace e che si sta ancora interrogando sui misteri del calcio, un romanzo come “Lo Scommettitore” non poteva che destare curiosità. Un po’ perché la dimensione della provincia, narrata da Bassini nel suo romanzo, incuriosisce chi vive in una città da due milioni e mezzo di abitanti, e un po’ perché la voglia di fuga, il desiderio di ricominciare e di scommettere su una nuova vita fanno parte dei sogni di tutti. Che si viva in provincia o in una grande città. Presentato da Isabella Moroni, creatrice e anima di www.libroblog.it. uno spazio internet dedicato alle novità e al settore librario, nonché componente del comitato di lettura “I Quindici”, l’incontro di sabato ha visto la partecipazione di un gruppo di lettori che hanno conosciuto e apprezzato i romanzi di Bassini soprattutto grazie ai contatti via internet. E il volume ha ricevuto, via sms, anche gli auguri di Loredana Lipperini, critica letteraria e giornalista del Venerdì di Repubblica, ma anche blogger e studiosa di questo nuovo mezzo di comunicazione. Attraverso le domande di Isabella Moroni e poi del pubblico, Bassini ha così presentato “Lo Scommettitore”, raccontando qualche esperienza del proprio passato e la nascita del romanzo, per poi intrecciare con il pubblico un dibattito sui percorsi e le modalità della scrittura, sulle “regole” che un autore si dà nella stesura dei propri romanzi e su un mondo - quello dell’editoria – tanto affascinante quanto incomprensibile e sfuggente in molti suoi aspetti.

    «La storia di una fuga, una fuga da se stessi che cancella anche il nome del protagonista» (Giovanna Mancini, Il sole24ore.com, 2 giugno 2006)

    È la storia di una fuga, dice il suo autore.Una fuga da se stesso che cancella anche il nome del protagonista, di cui – dall’inizio alla fine – non conosceremo l’identità. Di lui scopriamo un po’ alla volta che ha una cinquantina d’anni, che ha trascorso metà della sua vita facendo l’investigatore privato (soprattutto per conto di politici), che è un uomo cinico e senza scrupoli, eppure non per questo immorale o privo di sentimenti. Soprattutto, ci viene detto da subito che è uno scommettitore. E Lo scommettitore è appunto il titolo dell’ultimo romanzo di Remo Bassini (pubblicato da Fernandel), 50 anni, direttore del bisettimanale di Vercelli “La Sesia”, al suo terzo libro, lettore appassionato di Saramago e Izzo, ma soprattutto di don Luisito Bianchi, classe 1927, abate e scrittore, autore di La messa dell’uomo disarmato e di Come un atomo sulla bilancia.
    Il protagonista del libro di Bassini ha fatto scommesse (con se stesso, prima di tutto) per tutta la vita e le ha vinte quasi tutte. E l’ultima è quella – che sta mettendo in atto quando noi lo incontriamo – di dare un taglio netto al suo passato, abbandonando lavoro, denaro, conoscenze, città e amori, per ricominciare da capo e ritrovare se stesso. Una decisione presa dopo un incarico fallito, ma soprattutto dopo l’incontro con Carmen, candidata sindaco sconfitta al ballottaggio, una donna ingenua ma dignitosa e onesta, diversa da tutti gli altri suoi clienti.
    È la storia di un uomo in crisi, che si lascia alle spalle ricchezza, prestigio e potere e si trova ad affrontare un mondo di povertà, ristrettezze e dolore - tutto quello da cui aveva sempre cercato di fuggire. Ma è anche l’affresco di un’Italia di provincia che, spiega l’autore, è in fondo lo specchio di quello che accade nelle grandi metropoli, con la differenza che nelle piccole città tutti si conoscono, la gente parla e gli scandali vengono a galla più facilmente.
    Il ritratto di Bassini è impietoso. Non solo (e forse non tanto) per quanto riguarda lo scommettitore, un uomo cinico, certo, con punte di qualunquismo, pronto a usare ogni mezzo per ottenere il proprio scopo, ma non per questo inconsapevole delle proprie bassezze, né insensibile alla dignità e al fascino delle persone oneste. Soprattutto, è impietosa la miscela di corruzione e amoralità con cui viene tratteggiato il mondo della politica e degli affari. Lo scommettitore è un uomo che affida la propria esperienza di consulente-spione (il confine è labile per sua stessa ammissione) a chi lo paga per vincere, siano essi politici, proprietari di squadre di calcio, sindacalisti o professionisti. Per farlo, usa tutti ogni mezzo: cimici, informatori, prostitute, ricatti, corruzione. Le cose non cambiano nemmeno quando lui decide di troncare con il suo passato. Lo conosciamo appunto nel momento in cui arriva – portato dal caso – in una città non identificata, di medie dimensioni, ricca ma non priva di sacche di profonda povertà, come ce ne sono molte, in Italia. Trova una stanza da pochi soldi in casa di Ornella, donna non più giovane, bella ma trascurata, povera ma dignitosa, e del figlio Giacomo, epilettico. Qui – dopo alcuni mesi trascorsi vivacchiando tra lavoretti e frequentazioni più o meno onesti – si trova coinvolto nell’ennesimo scandalo. Scommette di nuovo, questa volta per amore di una donna, e vince.
    La struttura del libro rende questo continuo rimando tra passato e presente intrecciando ricordo e riflessione, alternando non solo i tempi della narrazione, ma anche il punto di vista di chi racconta (ora in prima, ora in terza, ora persino in seconda persona). Il risultato sono un ritmo e un’atmosfera che ricordano quelli di un giallo, tenendo il lettore in sospeso sino alla fine del romanzo.

    «La provincia del malaffare, una storia che sembra vera. Per lui politica significava giocare» (Massimo Novelli, «Repubblica Torino», 17 giugno 2006)

    Vincere. Un gioco idiota, talmente idiota che a volte ti sfugge un particola­re e sei fottuto. Ruo­ta attorno a questa sentenza della vita, che sembra la battu­ta di un personaggio di una storia fosca di Dashiell Hammett o di Horace McCoy (si pensi a un libro co­me Il sudario non ha tasche, del 1937), il nuovo romanzo di Remo Bassini, scrittore e giornalista, di­rettore de La Sesia di Vorcelli. Romanzo forte, ben scritto ta­gliente nell'incalza­re dei tempi e dei fat­ti quanto la lama di un coltello affilato, questo appe­na uscito da Femandel, che fa se­guito alle altre due opere narrati­ve, peraltro ottime, di Bassini: Il quaderno delle voci rubate del 2002, e Dicono di Clelia, del 2006. La provincia, qui colta tra po­litica sporca e ricatti da «corvo», giornalismo e scandali, terra de­solata esistenziale e umane sconfitte, può essere quella di una qualsiasi città italiana ai tempi di Tangentopoli così co­me oggi (bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'è, per restare al Gattopardo). Anche se è forte, e abbastanza legittima, la tentazione di vederci la Vercelli dei primi anni Novanta quando proprio un cronista coraggioso come Bassini e il suo giornale al­trettanto libero, La Sesia, scava­rono nella parte “oscena" del potere", come rileva Marco Tra­vaglio nella nota finale, portando alla luce «le nostre zoz­zerie quotidiane». Ma non è soltanto un contemporaneo hard boiled del ma­laffare e della corruzione, il libro di Bassini. È pure, principalmente forse, il ritratto e il diario frantumato di un uomo alla deriva e in fuga, lo «scommettitore» per l’appunto, che si è bruciato alle spalle i ponti con il passato, che comunque incombe, e con i suoi vecchi traffici atti a far eleggere questo o quel candidato, o candidata, a una poltrona del pasoliniano Palazzo. Bassini è uno dei pochi narratori odierni che sa raccontare con forza l’Italia attuale, non rinunciando a esercitare positivamente il mestiere dello scrittore civile.

    «Un efficace narratore di fenomeni socio-politici nuovi» (Leandro Piantini, dal blog di Francesca Mazzucato)

    Si è parlato molto di questo romanzo, di cui è autore un giornalista di Vercelli direttore del bisettimanale La Sesia, non nuovo a cimentarsi nel romanzo.E secondo me è stato un interesse giustificato, perché, con un’operazione romanzesca ben riuscita, questo libro ci fa immergere in pieno nelle situazioni più torbide della vita politica italiana, di cui mai come in questi giorni, con gli scandali del calcio e la carcerazione di Vittorio Emanuele di Savoia, si erano percepite tutta la gravità e il marciume.
    Forse i lettori non correranno a frotte in libreria a comprare Lo Scommettitore. Scandali italiani? Corruzione e malavita politica? Che bella novità. Ma ciò non toglie che nel proliferare di romanzi gialli, detective stories, spy stories e noir di vario conio da cui siamo inondati, (sembra che i narratori italiani non sappiano fare altro), tutti libri che “inventano” quando, invece di inventare, basterebbe leggere i giornali pieni zeppi di crimini, anche politici, un libro come questo, in cui il costume politico italiano viene indagato a fondo nelle sue manifestazioni illecite e malavitose, si distingue perché compie un’opera di onestà civile che pochi hanno il coraggio di compiere.
    La prima parte del romanzo racconta, in maniera avvincente e ricca di suspence, come una donna candidata a sindaco di un comune di media grandezza , passata al ballottaggio dopo il primo turno e in procinto di battere il suo avversario, all’ultimo momento subisce un’umiliante sconfitta perché viene fotografata in tenero atteggiamento con un anziano professore della sua stessa parte politica. Basta questo a screditarla davanti all’elettorato. Così si aggiudica le elezioni il candidato del centro- destra di cui, ironia della sorte, lo staff che curava le fortune della donna, Carmen Severi, aveva scoperte magagne e illeciti che sembravano averlo messo fuori gioco.
    Protagonista del romanzo è il capo dello staff della giovane candidata, di cui non si dice il nome, che di mestiere fa il detective e lo spione al servizio dei politici. Egli fin da bambino si è messo in testa di vincere qualsiasi scommessa e ora il suo mestiere è diventato lo “scommettitore”, quello che mette in opera tutta la sua sagacia per portare alla vittoria qualcuno. Infatti gli è andata bene quasi sempre, anche quando, invece che di politica, si è occupato di calcio corrompendo alcuni calciatori a favore di una squadra pericolante.
    Ma il nostro eroe ha delle qualità umane, oltre al cinismo e alla passione per gli intrighi, per cui dopo la sconfitta di Carmen, abbandona il suo lavoro, si ritira dalla mischia, sentendosi come in castigo,e va a vivere, senza mezzi di sussistenza, in un paesino. E qui forse viene fuori il meglio delle qualità narrative di Bassini,nel descrivere la miseria, la vita della povera gente, l’arte di sopravvivere con pochi soldi, in cui lo “scommettitore” sembra maestro, così come non batte ciglio davanti alle umiliazioni. L’uomo, del cui passato poco si sa, non è una persona comune, e dà il meglio di sé proprio quando la sua vita è ridotta alla pura sopravvivenza. Il che permette al Bassini di raccontare da vero scrittore L’Italia povera, quella dei disoccupati, dei ladri, delle prostitute, della gente costretta a comportarsi in modo onesto.
    Resta il fatto che Bassini dimostra doti eccellenti nel raccontare il suo personaggio, che ormai sembra incarnare una nuova figura professionale, quella del “tecnico”, che, privo di scrupoli, di ideali e di ideologie, per puro desiderio di guadagno, si mette al servizio di un politico per farlo vincere. Un tecnico che non deve possedere solo cinismo ma esperienza di marketing, fiuto e intelligenza politica e soprattutto psicologica.
    Nella seconda parte del romanzo, su cui non mi dilungherò per non togliere il piacere al lettore, il nostro eroe avrà modo di rifarsi e questa volta lo farà mettendosi al servizio di un direttore di giornale. Vi sono alcuni maggiorenti locali, avvocati, dirigenti d’ospedale ecc, che hanno combinato grosse malefatte, e il nostro detective questa volta non si fa fregare. Siano ormai tutti nelle mani degli scommettitori? Certo la stringente attualità di questo romanzo potrebbe aprire la strada ad un genere sinora praticato poco da noi: il giallo politico, la detective story all’ombra di Montecitorio e di palazzo Chigi. Per non dire del Vaticano. E questo non lo dico a caso, perché lo scommettitore ha un sogno: vorrebbe abbandonare gli affari di poco conto, il piccolo cabotaggio di sindaci e assessori regionali, e puntare in alto. Vorrebbe trovare per esempio qualche Cardinale che lo incaricasse di lavorare per farlo diventare Papa. Sarà fantapolitica ma coi tempi che corrono non mi sembra un’idea del tutto campata in aria.
    Come scrittore Bassini è un efficace narratore di fenomeni socio-politici nuovi, un acuto e attento osservatore di comportamenti e di fatti, che benché siano sotto gli occhi di tutti, siamo ancora ben lontani dal capirne fino in fondo la portata e le conseguenze. Le sue notevoli capacità si sceneggiare le vicende rimandano alla lezione indimenticabile dei grandi americani, Dashiell Hammett e Raymond Chandler, o a quella di un John Le Carrè. Sa sicuramente tenere avvinto l’interesse del lettore, ha fantasia nell’invenzione delle trame, e possiede una scrittura sobria ma assai redditizia.

    «L'Italia degli intrighi ai tempi delle cimici» (Intervista a Remo Bassini di Tullia Fabiani, «Stilos»)

    Più di qualcuno leggendo questo libro di Remo Bassini, giornalista toscano, di­rettore del periodico "La Se­sia" di Vercelli e autore di al­tri due romanzi (Il quaderno delle vo­ci rubate e Dicono di Clelia), può rico­noscersi in qualche ruolo: quello di cronista impegnato ad «affondare le mani nel pozzo nero della cronaca giu­diziaria», come scrive Marco Trava­glio; quello di politico/funzionario in­tercettato; quello di cittadino ignaro del dietro le quinte. E riconoscersi - perché no? - anche nel ruolo del prota­gonista: lo scommettitore. Personaggio ambizioso che scommet­te prima di tutto con se stesso e poi con gli altri; uomo specializzato nel propi­nare consigli vincenti perché è il suo mestiere: usare intrighi e menzogne per fare ottenere incarichi politici, per fare buoni affari.
    Lavora nell'ombra, ma coltivando un sogno proibito: fare il salto di qualità, essere riconosciuto il migliore nel suo campo non solo da sindaci, presidenti di provincia, parlamentari. Magari an­che dal Vaticano, dopo aver messo «microspie nei confessionali» e sco­perto incontri nei sotterranei. Uno co­me lui sa però che è importante avere risorse di riserva e allora ci sono i so­gni di scorta, come quello di «con­frontarsi e scontrarsi con i servizi se­greti, quello di sentirsi un vero 007 che finalmente può capire con che gente ha a che fare. E magari spulciare nei loro archivi, vedere quante balle propinano i governi democratici con la compli­cità dei democraticissimi giornali». Strano vedere come in certi casi i sogni di un personaggio si realizzino nella realtà. Per capire cosa ne pensa l'auto­re del libro Stilos lo ha intervistato.

    Il suo libro di questi tempi sembra la ciliegina sulla torta degli scandali, c'è tutto: intercettazioni, scommes­se, corruzione, soldi e fallimenti. Ma quando l'ha ideato e scritto?
    Ho scritto questo romanzo nel 2004 e l'ho proposto a Fernandel nel 2005, l'anno scorso dunque. All'inizio avevo pensato ad un giallo, e la struttura un po' è quella del giallo, ma poi sono sci­volato, direi volutamente, nel torbido di un mondo fatto di ricatti, cimici, lotte per il potere. Un mondo che ora, appunto, è emerso e c'è.

    Ci sono esperienze personali che l'hanno portata a osservare certi ambienti?
    L'esperienza personale è quella di un cronista di provincia, come ero io ne­gli anni '90, che pesta piedi che non deve pestare e si ritrova a fare i conti con un scommettitore vero. Che per me resterà un fantasma. Uno che la­vorò su di me allo stesso modo in cui lavora uno scrittore: si fotografa qual­cosa, poi se ne propone lo specchio. Chiaro che quello scommettitore, però, cercava di screditarmi, propo­nendo una mia immagine deformata, distorta, falsificata. Da parte mia ho cercato di nobilitare questa storia in­ventando fatti e personaggi ma senza distorcere la realtà. O almeno ci ho provato.

    Perciò c'è un motivo autobiografi­co nella scelta di ambientare la sto­ria in una realtà di provincia.
    È il mio mondo. Tutte le cose che ho scritto sono cose che ho conosciuto, incontrato. Gli zingari, un vecchio tiro a segno, la povertà, i bar di periferia. Cose conosciute, vissute, provate.

    Parliamo del protagonista: chi è lo scommettitore e perché non ricorre mai il suo nome?
    Possiamo paragonare lo scommettito­re, ed in effetti ha molte analogie, ad un investigatore privato o ad un avvo­cato, un professionista insomma che ha alcune caratteristiche: non si fida di nessuno, gli piace puntare sul cavallo che tutti pensano arriverà secondo, o terzo, gli piace la politica, specie quel­la che dà spettacolo. Il mio scommet­titore, infatti, è un esperto di ballottag­gi. È anche un esperto di cimici, uno psicologo. Sa che il politico è vulnera­bile, perché vive di applausi e con­sensi. Il mio scommettitore no, lui sa che può vivere e sopravvivere solo nell'ombra. Poi però un giorno va in crisi. Fugge, lascia tutto. Fa la scom­messa più grande della sua vita: rico­minciare, fare altro, sparire. Incontra la nuova povertà, riscopre così piaceri lontani, come camminare, vivere con poco sognando cene, sigari, donne. Ma non sa se riuscirà a vincere questa scommessa. Un conto era far vincere un politico dato per perdente, un con­to è riuscire a cambiarsi l'anima. Per questo non rischia a svelarsi. Resta anonimo. Forse tornerà a scommette­re, come prima, forse no.

    Qual è la sua etica?
    La stessa di un professionista, di un av­vocato o di un investigatore privato: vincere. Che per lui significa far vincere.

    Eppure dopo il sogno, l'ambizione di una vita lussuosa e goduta, si ri­trova invece a fare lavori umili e a condividere miseria e malattia delle persone (come Ornella e Giacomo) mostra di sapersi comunque de­streggiare.
    Lo scommettitore ha un pregio che è anche un difetto: ammira le persone semplici, quelle che soffrono in silen­zio, però lui in fondo è uno snob, non sa essere come loro. Il mondo degli umili e della sofferenza lo attrae e, al contempo, gli fa paura. Pensa spesso a sua madre, malata, in una casa di ripo­so: ci pensa con affetto. Ma non va a trovarla.

    Crede che anche gli scommettitori a un certo punto sentano quell'«odore di chiuso» che sente Lucia alla fine in ufficio e che cer­chino in qualche modo di cambiare aria?
    È bella questa domanda. L'odore di chiuso penso sia una percezione brut­ta che proviamo tutti. Lucia, la segre­taria, la persona di fiducia dello scom­mettitore, sente tardi quello che Io scommettitore aveva provato da tem­po.

    Nella narrazione spesso si passa dal­la voce del narratore onnisciente a quella del protagonista che raccon­ta in prima persona. Come mai non ha usato segni per distinguere le parti di discorso diretto?
    Ho fatto cosi. Giacomo disse Mi scu­si, anziché Giacomo disse «Mi scusi». Insomma, la maiuscola al posto delle virgolette, così da eliminare segni e segnetti che compaiono in una pagina, e dare più forza a virgole e punti. Ma prima di mandare a stampare il mano­scritto ho fatto un'altra cosa, per me importantissima: l'ho fatto leggere a persone semplici, poco abituate alla narrativa contemporanea. Quando ho visto che non c'erano dubbi sul fatto che era comunque Giacomo a dire Mi scusi, ho deciso, di comune accordo con Fernandel, di procedere: senza virgolette.

    I personaggi femminili sono molto importanti in questa storia. Lucilla, Lucia, Carmen, Ornella, Marinet­te, sono collaboratrici, amanti, ami­che. Comunque presenti più di altre ligure maschili nella vita del prota­gonista.
    E una costante di tutti i miei libri: l'u­niverso femminile - mamma, figlia, prostituta, donna umiliata, donna che ama in silenzio, donna che soffre - mi ha sempre attratto, più di quello ma­schile. Che trovo meno interessante. E che comunque è il centro del romanzo, perché lo scommettitore è un uomo.

    Che effetto le ha fatto leggere i gior­nali in questo periodo e cosa le è ri­masto di questa esperienza narrati­va?
    Un po' mi fa piacere leggere che, in fondo, ho anticipato di qualche mese le cronache di questi ultimi tempi.

    «Il clima politico si ispira alla realtà vissuta nella sua Vercelli durante l’agonia della Prima Repubblica» (Gordiano Lupi, 14 giugno 2006)

    Fernandel è una casa editrice di progetto che pubblica ottima narrativa italiana e Remo Bassini con Lo Scommettitore, romanzo che mette a nudo vizi e scandali della provincia italiana, ne rappresenta un’ulteriore conferma. In passato ho ironizzato in modo volutamente eccessivo sulla spocchia intellettuale di Fernandel: mi riferisco a qualche raccontino sarcastico contenuto in Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura e Nemici miei (Stampa Alternativa, 2004 e 2005), ma oggi non posso fare a meno di “dare a Pozzi quel che è di Pozzi”, perché il suo ruolo di talent scout editoriale lo ricopre bene. Paolo Nori (prima della deriva pancettiana e successivi…), Gianluca Morozzi, Francesca Mazzucato, Dario Voltolini, Michele Governatori, sono solo alcuni tra gli autori transitati dalla scuderia di Fernandel. Sento già le voci dei maligni pronte a dire che mi contraddico, ma non è vero perché certe scelte editoriali di Fernadel le ho sempre apprezzate. In ogni caso soltanto gli imbecilli non cambiano idea e io sono uno che muta spesso opinione, soprattutto in letteratura. Lo scommettitore racconta le vicissitudini di un personaggio che scommette con se stesso e con gli altri, utilizza scandali e bugie per ottenere un incarico politico e per far carriera, vive in una provincia corrotta e lavora in mezzo agli scandali, tra trafficoni e puttane. Remo Bassini si muove bene in mezzo alla materia organizzata e racconta cose che conosce molto da vicino. Il clima politico si ispira alla realtà vissuta nella sua Vercelli durante l’agonia della Prima Repubblica, quando la provincia piemontese era in preda agli scandali di tangentopoli. L’ambiente di lavoro in un giornale locale è un’altra cosa ben raccontata, quasi a livello del Rimini di tondelliana memoria, perché Bassini dirige La Sesia, storica testata vercellese, ed è giornalista di trincea da una vita. Per uno scrittore è molto importante parlare solo di cose che conosce bene, perché il lettore se ne accorge quando prova a ingannare e a bluffare. I personaggi sono ben costruiti e hanno spessore, la trama è complessa e si snoda come un giallo attraverso lettere anonime e articoli scandalistici dati in pasto ai lettori per vendere più copie. Lo stile di Bassini è rapido e incalzante, fatto di periodi brevi e frequenti spezzettature, anche se può essere un limite la ricerca ossessiva del discorso indiretto e la fuga per principio dal dialogo tradizionale. Lo scommettitore è un buon romanzo che vi consiglio di leggere e che completa l’analisi della vita in provincia iniziata da Bassini con Dicono di Clelia (Mursia, 2006). Piacerà a chi (come me) ha amato le storie di provincia raccontate da Soldati, Chiara, Cassola, Bianciardi e Buzzati. Scusate se è poco.

    Recensione di Roberta Martini su «Pagine del Piemonte», semestrale in abbinamento a La Stampa (giugno 2006)

    Un uomo solo, che dello scommettere (anche su se stesso) ha fatto un mestiere. Una donna, altrettanto sola, che per sopravvivere al dolore vende ogni giorno un po’ di sè.
    Insieme, anche se in due romanzi diversi, vivono la realtà di provincia: piccola, intrigante e attenta a una lettera anonima, ma anche terra di umili, di umanismi “ultimi” che sanno regalare i sentimenti più veri. Dal’altra parte la provincia, Vercelli, è anche la terra adottiva di Remo Bassini, cinquantenne direttore del bisettimanale La Sesia, che nell’arco di pochi mesi ha pubblicato - evento raro - due romanzi: Dicono di Clelia, edito da Mursia, e Lo scommettitore, con Fernandel.
    Clelia, la studentessa modello che si trasforma in una farfalla notturna e si prostituisce per dolore, non parla mai con la sua voce.
    Sono gli altri personaggi del libro a raccontarla, a cominciare dal professore, ex compagno di corso, che la riconosce in uno spogliarello della lunga notte in tivù. Lo scommettitore invece si racconta in prima persona, svela trucchi e miserie di un lavoro nell’ombra - le cimici a scoprire i segreti più privati - per far eleggere un sindaco, un assessore.
    Anche lo scommettitore, come Clelia, ha un fallimento da dimenticare. Ma nella provincia matrigna possono accadere tante cose. Per Clelia guidate dal caso, per lo scommettitore anche dagli uomini.

    «La politica 'sporca' di Bassini» («La sentinella del Canavese», 31 agosto 2006)

    S'intitola "Lo scommettitore" l'ultimo romanzo di Remo Bassini, inquietante storia costruita sugli scandali pubblici e sulla corruzione nel mondo politico. Ed ha un incipit che, da solo, vale tutto il libro: die­ci righe in tutto su sette (e altre, sottintese e infinite) scommesse-marachelle per dimostrare, furberie su furbe­rie, «che gli altri non sono cosi bravi...». L'opera (Fernandel, Raven­na 2006, pagg. 189, euro 13,00), si presenta come un affresco impietoso sulla corruzione e il malcostume della politica italiana. Bassini, direttore de "La Sesia" di Vercelli, fotogra­fa e racconta un'Italia piccola e sporca, regno di intrallazzi senza scrupoli e di scandali che "governano" la vita e l'in­dirizzo politico di uno Stato che si vorrebbe moderno e de­mocratico.
    Da non perdere la "Nota fi­nale" di Marco Travaglio, che sottolinea il «modo antiretori­co di Bassini, per nulla mora­listico ma realistico, a tratti addirittura cinico di svelare il "dietro le quinte" della poli­tica e degli affari, di smasche­rare la parte "oscena" del po­tere nel senso etimologico del termine (ob scaenam, fuori scena): quel volto che viene nascosto ai cittadini, quel non detto inguardabile e in­confessabile che poi è l'unico, vero volto del potere».

    La recensione di un lettore: Luca De Biase, blogdebiase.com (22 aprile 2007)

    Sono nel mezzo dell'atmosfera creata da Remo Bassini con il suo Scommettitore. E ho voglia di parlarne senza aspettare di vedere come va a finire. I romanzi così - quelli dove ti sembra di viverci in mezzo (altro-che-second-life) - ti fanno venir voglia di parlarne.
    Non di come sono scritti. Perché il talento si vede. Si vede la padronanza del "saper fare" narrativo neppure troppo nascosta dal "saper fare" letterario. Remo sa come prenderti. E come portarti a immaginare. E come farti mettere insieme i segni che dichiara esplicitamente con quelli cui allude perché sa che te li porti comunque dentro, per arrivare a costruire quella forma che solo il romanzo può creare: perché è fatta insieme dallo scrittore e dal lettore. Una forma che avviene proprio nel momento della lettura.
    Remo è nato come me nel settembre del 1956. Lui a Cortona, io a Verona. Una catena montuosa di mezzo. Ma un anno che accomuna. E che ci porta entrambi a vedere il mondo con mezzo secolo di esperienza.
    Anche lui è partito dalla provincia. La racconta in modo che potrebbe in fondo essere la sua, la mia, quella di qualche posto della pianura padana e forse anche di molte altre regioni del centro o del nord. La provincia nella quale tutto sembra riprodursi allo stesso modo, dove il futuro sembra scritto e dove le persone sembrano poter cambiare il corso della loro storia solo uscendo dai binari. Sembrano.
    Perché in provincia tutto sembra. E l'inganno si mescola alla verità perché è troppo parte della realtà. Lo scommettitore è un corruttore, è un drop out, è uno spiantato che può essere ricco o povero in canna. Il suo mistero è vagamente francescano, perché lui sa di poter perdere tutto quello che ha per cercare di essere quello che è. Ma il suo problema è quello di essere uno scommettitore che bara, che è disposto a tutto per vincere sempre. E dunque non ha problemi a corrompere, a trasformare le persone in strumenti della sua scommessa, a scambiare i sentimenti con i comportamenti.
    Non succede così solo in provincia. Ma in provincia la tv è lontana, il passaparola conta di più, l'accordo sociale affida al giornale locale il criterio di verità. L'atmosfera che ne viene fuori è fatta di persone normali con i loro problemi e i loro drammi, le loro bizzarre manie e le loro aspirazioni qualunque. E proprio per questo diventano tanto speciali da indurre chi li incontra a farsi leggere con la simpatia che si riserva alle proprie debolezze. Ma non per arrivare a una cinica compiacenza. Per distinguere, al fondo, ciò per cui vale davvero la pena di indignarsi.

    «Vuoi vedere che anche il prossimo libro di Bassini sarà un successo?» (Renzo Montagnoli, qlibri.it, 15 novembre 2007)

    Terzo romanzo di Remo Bassini, Lo scommettitore non è solo il racconto di un’Italia provinciale, dove meschinità e sozzerie si elevano all’ennesima potenza nel torbido mondo della politica, ma è anche una storia di ben più ampio respiro e significato. La trama indubbiamente avvince per i richiami a una realtà che abbiamo sempre sotto gli occhi, per quegli scandali così ripetuti da non apparire con il tempo più tali, e il tutto con il ritmo di un giallo, privo tuttavia degli immancabili omicidi, in un susseguirsi di eventi a incastro, fra passato e presente, di indubbia efficacia.
    Se fosse solo questo, sarebbe già un buon romanzo, uno dei tanti che si leggono, che divertono, ma che poi metti in biblioteca, abbandonati in un angolo. E invece no, Lo scommettitore, è qualche cosa di più che un semplice reportage, pur ben scritto. Bassini sembra volerci dire che in fondo la vita è tutta una scommessa, dalla nascita fino alla morte.
    Prendiamo la figura del protagonista che, smessi i panni dell’investigatore dedito, ovviamente contro compenso, a partecipare attivamente alle campagne elettorali, facendo di fatto eleggere l’uno o l’altro candidato, vuole guardare dentro se stesso e arriva al punto di provare a vivere da povero, arrangiandosi fra mille difficoltà; finisce così con l’acquisire gradualmente la simpatia del lettore, specie con quel suo desiderio di riscatto che lo porta, con i mezzi meschini sempre in precedenza utilizzati, a combattere la corruzione solo per amore, per quel sentimento che prima non riusciva a provare.
    Scommette pure il direttore di giornale Cardoni, una vecchia volpe rispolverata per necessità e che si lascia avvincere dal gioco avviato dallo Scommettitore, grazie al quale una generale aria di pulizia spazzerà via un torbido ambiente di intrallazzi e di veleni.
    Insomma, scommettono tutti, ma soprattutto due personaggi, che la mano di Bassini ha saputo ricamare con straordinaria abilità e tenerezza: Ornella e il figlio, due vinti, lei non più giovane, reduce da uno sfortunato matrimonio, in disagiate condizioni economiche; lui, ancora un ragazzo, ma che soffre di epilessia.
    Scommettono entrambi con la vita, affrontandola con dignità, nonostante tutto.
    E alla fine della lettura di questo bellissimo romanzo, mi sono trovato a scommettere pure io: Vuoi vedere che anche il prossimo libro di Bassini sarà un successo?
    Glielo auguro di tutto cuore, perché se lo merita.

    «Un testo più che attuale a distanza di sei anni dalla pubblicazione» (Ivo Tiberio Ginevra, thrillerpages.blogspot.it, luglio 2012)

    Lo scommettitore è uscito per i tipi della Fernandel nel 2006 e a distanza di 6 anni dalla pubblicazione, rimane un testo più che attuale, e credo che lo resterà ancora per molti anni a venire.
    È la storia di un personaggio (che lo scrittore non nominerà mai) alla ricerca di se stesso, o meglio, in fuga da se stesso. Di mestiere ha fatto l’investigatore privato, ma nella realtà è uno sporco faccendiere intrallazzato con oscuri poteri, immerso in un mondo politico fatto di spie, corruzione, prostituzione ed altro, ma sempre e in ogni caso sguazzante nell’amoralità. Il protagonista del romanzo è innamorato del suo lavoro sporco. A lui piace condizionare la vita e il futuro delle persone. Piace condizionare la vita politica d’intere cittadine di provincia del nord Italia. Piace sporcarsi le mani e pesare la moralità dei propri interlocutori. Per far questo ha pure un ufficio ricco di tecnologia e puttane. Dove la prima serve per spiare, le seconde per arrivare dove non arriva la prima. Intercettazioni telefoniche, microspie, sesso e ricatti. Ma soprattutto a questo anonimo personaggio, che ama e cura con scrupolosità il suo anonimato in tutte le forme, piace scommettere. Lui è uno scommettitore. “… Lucia sapeva bene che a lui piacevano le scommesse, quelle difficili, quelle folli. Quelle improbabili no: era uno scommettitore-calcolatore lui.” E lui prende un incarico, ovviamente sporco, come favorire l’elezione di un candidato a sindaco e con ogni mezzo illecito cerca di raggiungere l’obiettivo. Lui scommette su questo. Scommette con se stesso che ci riuscirà. E vince sempre, perché è bravo e perché ogni uomo ha un prezzo. Alla fine si sfida in scommesse sempre più difficili, fino a desiderare di avere un incarico dal Vaticano per favorire o condizionare l’elezione di un Papa al posto di un altro. Ma un giorno, una scommessa persa, lo induce a guardarsi dentro e non si piace più. Anzi non si piace per niente e sente il bisogno di fuggire da se stesso per trovare una nuova dignità, ma è pur sempre uno scommettitore e da scommettitore esce di scena. Si confeziona una sfida. L’ultima. La più difficile e parte, verso una nuova cittadina, senza soldi, senza macchina, casa. Senza niente. Rinunzia a tutto per cercare la sua dignità perduta e magari l’amore.
    Remo Bassini è grande nel mettere su carta questo personaggio così semplice e altrettanto complesso senza fare il grillo parlante retorico e morale. Lui avanza nella storia con tono realistico e impietoso. Sviscera i giochi di potere che animano le tranquille giunte comunali di una provincia indifferente. Scrosta l’intonaco della missione sociale dei politici rendendoceli soltanto preoccupati a non perdere la propria poltrona, innamorati o semplicemente drogati dal loro stesso potere e soprattutto conferisce dignità alle persone umili, oneste e a se stesso.
    La scrittura di Remo Bassini è intensa e personale, ricca di balzi temporali che sospendono il lettore nell’azione o nel ritmo, come se si trattasse di un giallo narrato in prima e poi terza e poi ancora in seconda persona, al presente al passato al futuro. Un grande e difficile esercizio letterario interessante e singolare, riuscito in pieno.
    Una lettura bella e sempre attuale di uno scrittore che con il suo narrare lucido e impietoso mette a nudo le grandi contraddizioni della provincia del nord Italia, continuando nella tradizione di grandi scrittori come Buzzati, Pavese ed altri noti.

    end faq