Collana Fernandel

Pablo Echaurren, Terra di Siena


Terra di Siena
Pablo Echaurren
Pagine: 160
Isbn: 9788887433869
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: luglio 2007
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Pittori apocalittici e vampiri integrati nella città del Palio

Ritorna il commissario Vanessa Tullera, ora questore di polizia, un po’ meno mascolina di come era apparsa nel precedente Bloody Art, ma sempre forte e determinata. Vanessa è a Siena per scoprire il responsabile di una serie di omicidi le cui modalità ricordano l’intervento di un vampiro, dato che le vittime sono morte dissanguate. Si ritroverà così a indagare intorno a personaggi potenti, nobili e sinistri. La città è in subbuglio per gli omicidi e per l’avvicinarsi dell’atteso Palio. Vanessa Tullera, accompagnata da un giornalista famoso e bizzarro e da un prete enigmatico, si incunea nei meandri della ricca società senese, percorrendo strade che in principio si riveleranno degli abbagli, fino all’ultimo inevitabile lampo di genio, quello decisivo per scoprire l’assassino.
Dopo Bloody Art, ambientato nel mondo della body art, ecco un nuovo capitolo delle indagini della lesbocommissaria Tullera, specializzata in crimini compiuti nel mondo dell’arte. Sullo sfondo la città di Siena, la storia passata e la vita recente, una cornice ideale nella quale Echaurren è riuscito a costruire un giallo allo stesso tempo ironico e imprevedibile.
Copertina di Luca De Luise.

Pablo Echaurren è nato nel 1951 a Roma, dove vive e lavora. Artista e pittore, si è dedicato alla scrittura dopo aver realizzato controfumetti d’avanguardia per “Alter Alter” e “Frigidaire”. Con Fernandel ha dato alle stampe lo sperticato elogio dei Ramones (Chiamatemi Pablo Ramone, 2006), due romanzi ambientati nel mondo dell’arte contemporanea che hanno per protagonista la lesbocommissaria Vanessa Tullera: Bloody Art (2006), e Terra di Siena (2007), e un libro dedicato al basso elettrico (Bassi istinti, 2009).
Wikipedia gli dedica una pagina.

Come inizia

«Ma che minchia mi combinano su al ministero?» Il questore Calabrò diceva “su” invece che “giù” – malgrado si trovasse in posizione geograficamente preminente – con quell’atavico fatalismo mescolato a diffidenza che viene usato per dividere il mondo in due, per separare il bianco dal nero, il continente dall’isola, il nord imperioso e spocchioso dal sud fantasioso, la collina padronale e arrogante dalla pianura operosa.
E nel riferirsi alle alte sfere scansò con gesto nervoso lo spesso tappeto di fonogrammi che si era abbattuto sulla sua scrivania con la stessa invadenza di uno stormo di locuste che si radunano fremebonde in attesa di sferrare l’attacco finale ai raccolti.
Il segretario Fusini si lasciò sfuggire un leggero mugolio che poteva significare molte cose: umana comprensione, solidarietà di subalterno o forse assolutamente niente di tutto ciò.
Gioacchino Calabrò, di purissima assolatissima origine catanese, era un uomo sulla cinquantina, tracagnotto, grassoccio, con due cianche corte e storte ma non del tipo instabile e traballante, bensì quel che si dice gambe ercoline, una pelle a alto tasso di melanina e una capigliatura contronatura, ultracorvina, incollata sulla testa a forza di gel come il casco di cuoio di un motociclista d’anteguerra. Sulle gote cadenti una barba pervicace e resistente a qualunque espediente – fosse anche bi o trilama, al titanio o al platino plus – disegnava un’ombra livida e bluastra, da cattivo dei fumetti. Gli calzava a pennello il ruolo del questurino che, dopo anni di faticata scalata, aveva finalmente placato la propria brama curriculare raggiungendo i vertici massimi della carriera nel pieno compiacimento di sé.
«Certo, signor questore... l’hanno fatta grossa...»
«Grossa? Diciamo pure che è una mascalzonata bella e buona. Secondo lei, Fusini, non ce la caviamo benissimo da soli?» Poiché la domanda era retorica non perse tempo a attendere una risposta che lo sarebbe stata altrettanto. «È tutta colpa della stampa. come si chiama quello stramaledetto pennivendolo che ha tirato fuori la storia del vampiro? Puro sensazionalismo. e quei fessi del ministero hanno abboccato. Vampiri a Siena. roba da medioevo. da letteratura d’appendice. e quelli che fanno? Mi inviano un altro questore, un pari grado, e pure femmina. Fusini, è uno schifo!»
«Una vera infamità, signor questore...»
«Chi è poi questa Tullera? Trentacinque anni. promossa da commissario a questore di colpo, senza passare per i gradi intermedi. Io per arrivarci ci ho messo trent’anni, e tu sai con quale dedizione al dovere. Come lo spieghi?»
«La politica, signor questore...»
«Politica del cazzo, vorrai dire!» Nell’ira Calabrò abbandonava la sua proverbiale proprietà di linguaggio temprata dalla sua ferrea determinazione a non passare mai per cafone, per terrone. «Questi sono i risultati di una società basata sulla scopata... queste puttane vanno avanti a colpi di fica, mentre noi ci sudiamo ogni euro di stipendio. Senta Fusini, chi ha il caso di quei tre morti ammazzati?»
«Il vicecommissario Fanciulli».
«Fanciulli, eh? Mi sembra un ragazzo sveglio: lo vada a chiamare» [...].

Rassegna stampa

Intervista a Pablo Echaurren (intervista redazionale)

Come preannunciato l’anno scorso, dopo la pubblicazione di Bloody Art, ecco l’uscita di un nuovo romanzo che ha per protagonista la commissaria Vanessa Tullera, specializzata in crimini che si svolgono nel mondo dell’arte. A parte la sua promozione da commissario a questore, in che cosa è cambiata rispetto al romanzo precedente?
È più matura, più sensibile, più vulnerabile. Forse risente dell’atmosfera in cui è calata. Siena è una città di enorme fascino. Bella, densa di storia, di opere d’arte impareggiabili. A Siena ci si sente molecole di fronte alla vastità della creatività.

Terra di Siena si svolge in una città caotica, percorsa da frotte di turisti senza pace e agitata per l’avvicinarsi del Palio. Semplicemente la cornice ideale in cui ambientare un romanzo giallo o c’è dell’altro?
Amo Siena per quanto detto prima. Amo il gotico, amo i quadri a fondo oro, amo il suo Duomo. Volevo raccontare questo mio amore. Quale fondale migliore? L’oro serve a illuminare le tenebre. Nella magnificenza del gotico è sempre sottesa la presenza del male.

Quali altri settori dell’arte Vanessa Tullera metterà a nudo nei tuoi prossimi romanzi?
I suoi bersagli preferiti sono sempre i pazzoidi che vengono presi sul serio dal sistema dell’arte, i mentecatti eletti a geni. Ha un debole per i venditori di fumo. Il suo più grande divertimento è riuscire a metterli in mutande. Sputtanarli di fronte a tutti. Urlare in faccia al mondo che il re (l’artista) è nudo.

«Una Siena molto dark e gotica, alla vigilia del Palio» (Massimiliano Panarari, «Repubblica XL», settembre 2007)

Una Siena molto dark e gotica, alla vigilia del Palio. Pablo Echaurren, pittore e illustratore, pubblica un’altra storia di Vanessa Tollera, la poliziotta superspecialista di crimini collegati al mondo artistico. Qui, ormai vicequestore, se la vedrà con una serie di delitti di tipo vampiresco. Accompagnata da uno strano prete e un giornalista bizzarro, la detective si inoltra nell’alta società cittadina alla ricerca della scomoda verità.

«Il pittore che scrive in giallo e nero» («Il Venerdì», 10 agosto 2007)

Il noto pittore Pablo Echaurren si cimenta ancora con la narrativa e propone una nuova storia di Vanessa Tollera, la detective specializzata in delitti nel mondo dell’arte. Questa volta, divenuta nel frattempo vicequestore, si troverà immersa in una Siena goticheggiante e altolocata, alla vigilia del Palio, dove avvengono omicidi in odore di vampirismo.

Morte e misteri al Palio» (Piermario Fasanotti, «Panorama», 11 ottobre 2007)

S’inizia con il brusco accento siciliano, a rochi colpi di “minchia” e di battute che per le donne non sono proprio carine, poi il lettore s’accorge che siamo a Siena. Il travaso di bile dell’incipit di questo abile giallo di Pablo Echaurren, critico d’arte per diverse testate, è un questore, catanese appunto, che a vederlo pare il cattivo dei fumetti: gambe ercoline, pelle ad alto tasso di melanina. Il suo disappunto è da agganciare all’arrivo, come questore aggiunto, di Vanessa Tollera, che gli aficionados di Echaurren conoscono. Sarà lei a occuparsi di morti che paiono medioevali.
Tullera dà l’impressione d’essere alla mano, arrendevole. Se non fosse che è una dura, sia pure avvolta da una femminilità morbida. Il caso è complesso: si parte da un trentenne, trovato con la gola tagliata. Fin qui è normalità criminale. Ma c’è da precisare che il cadavere è completamente dissanguato. Il misterioso vampiro toscano mica si ferma lì. Nella città ossessionata dal Palio s’indaga tra artisti, preti e notabili. È un galoppo al nero.

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I libri di Pablo Echaurren pubblicati da Fernandel