Collana Fernandel

Charles Holdefer, The contractor


The contractor
Pagine: 208
Isbn: 9788895865034
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: novembre 2008
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Il primo romanzo che racconta le prigioni private americane


Su un’isola senza nome, un gruppo di persone al soldo dei servizi segreti americani interroga prigionieri senza identità, catturati dalla rete di sicurezza ordita dopo l’11 settembre. Sull’isola regna una patina di sicurezza e di ordine, ma la realtà è che le regole sociali sono saltate e non valgono più.
George Young è un "contractor", un esaminatore, lavora sull’isola come consulente free lance per il governo americano: deve interrogare prigionieri dei quali non sa nulla, per carpire da loro informazioni delle quali ignora il contesto. Un giorno durante un interrogatorio un prigioniero muore, generando nel protagonista un turbamento, una crepa nelle sue certezze che lo porterà alla rovina e al riscatto.
Charles Holdefer inquadra questa ricerca di senso in maniera originale e attuale, con un romanzo di forte impatto emotivo e allo stesso tempo profondamente politico: il "contractor" protagonista del romanzo non cercherà solo di capire chi o cosa è diventato, ma anche cosa ne è stato del suo paese.
Un romanzo che è una riuscita alchimia fra thriller e dramma psicologico, in aperta polemica con il modo di condurre la guerra al terrorismo dell’amministrazione americana.
Traduzione di Elena Battista.


 Charles Holdefer
«Un’opera disturbante e attualissima, ma anche un romanzo dallo stile letterario superbo» (The Independent)

«Uno stile impeccabile, un romanzo allo stesso tempo piacevole e spaventoso» (Kirkus)

«Una volta preso in mano, L’esaminatore è un libro che non si lascia più. E che non si dimentica» (Amazon.com)
Charles Holdefer è un americano che vive in Francia. Ha scritto The contractor perché ritiene che gli Stati Uniti abbiano intrapreso una politica completamente sbagliata riguardo alla tortura. Come commentatore sul tema è stato spesso ospite alla radio, e The contractor è stato inserito nell’elenco dei migliori libri dall’American Booksellers Association, l’associazione dei librai americani.
Holdefer è cresciuto nel Midwest, ha frequentato l’Università dell’Iowa e poi la Sorbona. Ha vissuto a Parigi e a La Rochelle, per poi trasferirsi a Poitier, dove attualmente insegna all’università. Oltre a The contractor ha scritto Apology for big rod (1997) e Nice (2001) entrambi per la newyorkese Permanent Press. Ha pubblicato racconti apparsi su numerose riviste, negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra.

Rassegna stampa

The Contractor: Quando il profitto induce la ragione al sonno (Marco Dellantonio, lettera.com, 8 gennaio 2009)

George Young ha un lavoro per il governo degli Stati Uniti. Vive in un'isola remota con la sua famiglia e, ogni mattina, prende un motoscafo e va a guadagnarsi il pane su Omega, uno dei tanti centri segreti per il trattamento dei prigionieri dispersi nel globo. Ma George non è della CIA, né dell'Esercito (anche se è da lì che viene) ma un dipendente della PostCo, azienda privata che ha in appalto gli interrogatori in centri come Omega. Per il resto la sua vita è assolutamente normale: moglie insoddisfatta ma stordita dai soldi che lui guadagna, due figli, vacanze di Natale a casa del suocero, un fratello di successo e un gatto con cui va a caccia di granchi. Ma qualcosa non va, forse è il suo lavoro o forse no. I tormenti dei padri di famiglia alle prese con la routine e con le asprezze della vita da sempre forniscono materiale alla letteratura. D'altronde è difficile non accorgersi del potenziale artistico del definitivo tramonto delle illusioni giovanili e degli stereotipi romantici (l'amore eterno, l'amicizia imperitura, l'indomito eroismo) dopo appena qualche anno di vita vera (fallimenti, abitudine, compromessi, quelle cose lì). Charles Holdefer ha scelto, con questo suo Contractor, di inserirsi esattamente in questo filone, aggiungendo però qualche elemento figlio del nostro tempo: le prigioni segrete, ad esempio, che gli Stati Uniti gestiscono più o meno direttamente ai quattro angoli del globo e che servono a spremere prigionieri fantasma senza dover rendere conto a nessuno dei metodi utilizzati. O la tendenza emersa negli ultimi anni sempre negli USA ad appaltare ad aziende private mansioni che, tradizionalmente, competevano ai pubblici ufficiali come la gestione delle prigioni o degli interrogatori.
Lungi dall'essere scioccante (siamo diventati tutti dei cinici, ormai), il racconto della quotidianità di un solerte addetto all'industria degli interrogatori segreti riesce a restituirci i tempi che viviamo visti da un'angolazione non particolarmente originale ma senz'altro significativa: quella del profitto che induce la ragione al sonno (e il sonno della ragione come si sa...). E così torturare dei poveri disgraziati vestiti di arancione, senza neanche un nome, senza sapere cosa devono confessare non è più neanche il lavoro sporco che deve essere fatto per servire una causa nobile. Diventa un impiego ben pagato su un'isola esotica, con tanto di rientri in patria per festeggiare in famiglia le vacanze di Natale, giorni di malattia, straordinari e così via. Ed è questo spaccato di normalità anormale che, alla fine, rende Contractor immediatamente identificabile nella grande massa di romanzi di cui parlavo in apertura e ne fa una lettura utile a ribadire alcuni dei tratti caratterizzanti del meraviglioso mondo che, almeno per il momento, ci circonda.

Uno sperduto arcipelago di origine vulcanica immerso nell’oceano (Leonard Shelby, chiediloalvento.com, 9 gennaio 2009)

Dall’alto deve apparire come un piccolo gruppo di macchie nere su di un fondo bluastro, uno sperduto arcipelago di origine vulcanica immerso nell’oceano. Abbandonato agli inizi del novecento da coloni belgi spinti fin lì dalla forza della speranza ma rimasti inappagati in quanto a fortuna, l’insieme di isole è ora terreno di nessuno. I cunicoli di quei cercatori d’oro rappresentano il posto adatto per insediare una fitta rete di celle sorvegliate da trog. Eccoci a Omega, centro di interrogatori per conto dell’Oga, nome fittizio che in realtà cela la sigla CIA. George Young, ex soldato che ha combattuto la guerra del Golfo, è un contractor pagato dal governo per svolgere mansioni di massima riservatezza, scottanti inchieste su prigionieri accusati di terrorismo. Lo affiancano Jamal, interprete di lingue mediorientali, e l’agente Bertie. Durante l’interrogatorio del prigioniero 4141 tutto va storto: la morte del detenuto aprirà una crepa nella coscienza di George, voragine destinata a ingrandirsi...
Inserito - non a caso - nell’elenco dei migliori libri stilato dall’associazione dei librai americani, The contractor è un testo di grande qualità, che fa della scorrevolezza una delle sue doti più evidenti. Scritto in prima persona, il flusso della narrazione segue i pensieri del protagonista, sviluppandosi secondo molteplici digressioni che ampliano il quadro d’insieme sulla vita di George Young. Alle toccanti immagini di guerra, si affiancano divertenti episodi dell’adolescenza - tra cui spicca una gita in Marocco stile: zaino in spalla, chiacchiere in circolo, abuso di droghe e puttane - reminiscenze infantili e riflessioni sulla vita adulta, la quale porta a confrontarsi quasi inevitabilmente con un matrimonio infranto, una nuova compagna, dei figli, i problemi sessuali e una sfortunata serie di lavori: non ultimo - appunto - quello di Contractor. La qualità di quest’opera è certamente la leggerezza che esprime nonostante la tematica su cui si basa: alternando sorrisi a profonde riflessioni, ci ricorda come la serietà alle volte si sposi con l’ironia.

I segreti Usa dopo l'11 settembre («Bari Sera», 18 maggio 2009)

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