Collana Fernandel

Livio Romano, Per troppa luce


Per troppa luce

Radio e TV


  • Livio Romano alla trasmissione di Canale 5 "La lettura" (30 novembre 2016)

  • Per troppa luce libro del giorno a Radio Tre Fahrenheit (20 dicembre 2016)

  • Per troppa luce Intervista a Livio Romano su Radio Salentuosi (22 gennaio 2017)

  • Livio Romano racconta il Salento e il suo romanzo nella trasmissione "Quante storie" di Rai Tre (09 marzo 2017)

  • Pagine: 274
    Isbn: 9788898605422
    Collana: Fernandel
    Data di pubblicazione: 13 ottobre 2016
    Leggi come inizia



    «Teniamo un centinaio di ’sti alberelli per figura, per addobbo, il resto si spiana tutto...»


    Un professore universitario, il proprietario di una tv locale e un ricco medico ingaggiano l’architetto portoghese Francis Arrangiau perché progetti nel Salento un colossale parco tematico finanziato per intero da fondi pubblici. C’è da abbattere la masseria in cui vivono centinaia di immigrati e imbastire una ragnatela di carte false.
    Antonio è un ispettore del lavoro e Simona un avvocato. Si incontrano, si innamorano, si lasciano. Entrambi, però, e per vie diverse, si ritrovano coinvolti nella battaglia contro il comitato d’affari. Attorno a loro si muove una folla variopinta di personaggi: una principessa araba, un ricercatore precario gigolò per sopravvivere, l’ex consigliera del dittatore Ceaușescu, un pm geniale, uno psicologo arraffone, scrittorini oscuri quanto vanitosissimi e un gran numero di trentenni plurilaureati che accettano miseri lavori nella comunicazione pur di non emigrare.
    Sullo sfondo di una provincia italiana sfrenatamente libertina, Per troppa luce è una commedia grottesca con un colpo di scena drammatico, in cui l’impegno civile è un modo per dare un senso duraturo alla propria esistenza e lasciare una traccia di sé.

    Livio Romano in una foto di Sara De Carlo Livio Romano in una foto di Sara De Carlo

    Livio Romano è nato nel 1968 a Nardò, in provincia di Lecce, dove vive. Insegna italiano agli stranieri. Ha esordito con tre racconti in Sporco al sole a cura di Michele Trecca, Gaetano Cappelli ed Enzo Verrengia (Besa Booksbrother, 1998) e con un racconto in Disertori (Einaudi), a cui sono seguiti i romanzi Mistandivò (Einaudi, 2001), Porto di mare (Sironi, 2002) e Niente da ridere (Marsilio, 2007), il saggio Da dove vengono le storie (Lindau, 2000) e il lungo reportage dalla Bosnia Dove non suonano più i fucili (Big sur, 2005).

    Il booktrailer realizzato da Livio Romano con la collaborazione di Francesca Montefusco. Musiche: Muffx e Luigi Bruno

    Come inizia

    Verso la fine di febbraio del 2010, per sei volte di seguito i confettati incisivi superiori di Giuseppe Ratzinger si fecero largo nel crespo della bocca per guadagnare l’aria, afferrare il labbro inferiore, colà adagiarsi lieti. Pure, le inquadrature comprendevano il resto della faccia, i piccoli occhi cerchiati, i capelli lisci e appena untuosi, e le susine lattee, imperlate, che le zanne stesse, nell’atto dell’erompere, lavoravano a formare sulla cima delle gote.
    Ma l’attenzione dei telespettatori, alla fine delle felpate ed eccellentemente ritmate declaratorie su froci travestiti transessuali fornicatrici puttane onaniste adultere divorziate concubine dottoresse in filosofia e scienze umanistiche in generale: era catturata solo per un istante dal ritirarsi delle palpebre per poi concentrarsi esclusivamente sull’eruzione nobile delle due ampie mandorle e sulla loro svelta pressa su quasi l’intera mandibola – sguardo ch’Egli aveva scelto come giocondo suggello alle parole di velluto anzi dette.

    Livio Romano e Francesco Savio Livio Romano e Francesco Savio presentano Per troppa luce alla libreria Les Mots di Milano

    Abbassati gli occhi dal servizio sul Pontefice che aveva fissato pensando a tutt’altro ordine di faccende, il dottor Luciano Stefani s’era alzato dalla scrivania avviandosi a bere il primo caffè della mattinata. Fu la borsa di vernice color melanzana di marca Carpisa di proprietà della dottoressa e veterinario Amari, issata alla destra della sua poltroncina, a suggerirgli cortesemente il tragitto opposto a quello consueto. Passò dietro la postazione della dottoressa De Donni e dietro quella della professoressa e dottoressa di ricerca Santo, entrambe sue sottoposte ed entrambe addette allo smistamento delle telefonate in arrivo verso la diretta mattutina condotta dal dottor Cioccia. La scrivania della professoressa e geologo Tronchi stava staccata dalle altre poiché, nel covile ottenuto dall’interruzione dell’anello di scrittoi, il professore e ingegnere Nardelli, titolare dell’azienda audiovisiva, aveva previsto di installare un plasma da centodieci pollici visibile all’intero open space il quale sostituisse i tre monitor da cassa delle Poste situati ai tre angoli liberi della sala. Fu così che il dottor Stefani poté svicolare dall’angusto cammino dietro le sedie e, passando proprio innanzi allo schermo della geologo Tronchi, conquistare l’uscita verso i corridoi e le macchine per il caffè. E accadde mentre spingeva l’agognato maniglione antipanico, forse anche per non aver ricevuto risposta al buongiorno! elargito alla geologo. Fu attirato dal riverbero celestino che lo schermo proiettava sulla porta. Si voltò e guardò verso l’ultrapiatto sull’intera superficie del quale, soltanto esclusa la bandella rossa superiore contenente l’icona You Porn, e quella inferiore che mostrava lo scorrere del filmato, scrollava un cazzo di negro tutt’altro che piatto. La geologo Tronchi, liberatasi degli occhiali, osservava la scena col mento appoggiato sul palmo della mano ma fece presto ad avvertire su di sé gli occhi del Capo, a portare le dita sul mouse e ridurre in icona il gran scettro, così ripristinando il foglio Excel con i turni delle ferie. Il dottor Stefani proseguì il suo tragitto e si impadronì di lì a poco del suo bicchierino di caffè ristretto non senza chiedersi divertito se, una volta egli sparito dietro la porta antincendio, la geologo Tronchi fosse ancora in vena di babbare, alle nove del mattino, davanti a cazzi africani o afroamericani che fossero stati.

    In linea di massima, comunque, in quella stagione portava esser lesbiche. [...]

    Rassegna stampa
  • «La troppa luce è proprio quella della passione umana e civile che riverbera ovunque» (Biagio Valerio, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 9 ottobre 2016)

  • «Due anime italiane si contrappongono e sempre lo faranno, come in una commedia di Virzì. I cialtroni, gli arraffoni e salvatori della patria da un lato, e i razionali, i colti, i ponderati dall’altro...» (Irma Loredana Galgano, Sulromanzo.it, 13 ottobre 2016)

  • «La narrazione e l'illusione della realtà» (Luca Bandirali, «Nuovo Quotidiano di Puglia», 27 ottobre 2016)

  • Tra narrativa, provincia, cronaca e impegno sociale. Intervista a Livio Romano (Alessandra Magagnino, «Coolclub», novembre 2016)

  • «Livio Romano torna alla grande descrivendo in maniera satirica la realtà di un presente per nulla idilliaco» (Giulio Papadia, mangialibri.com, 4 novembre 2016)

  • «Eccitazione, divertissement esaltato e linguaggio erotico grottesco sono gli elementi principe della nuova stravagante commedia o fatica letteraria di Livio Romano» (Patrizia Debicke, libroguerriero.com, 5 novembre 2016)

  • «l’Autore è inesauribile nell’inventare la trama mobile di intrighi, seduzioni, ricatti, talvolta brutali, talvolta giocati con armi sottili» (Renato Barilli, renatobarilli.it, 6 novembre 2016)

  • Dieci buoni motivi per NON leggere Per troppa luce (scritti dallo stesso autore) (Giudittalegge.it, il blog di Giuditta Casale, 7 novembre 2016)

  • «Mi pare che a quarantotto anni il mio stile può esser lasciato a briglia sciolta, come in quest’ultimo lavoro, oppure può esser attentamente sorvegliato, eppure quello rimane. Una tua voce originale, diversa da ogni altra, che hai impiegato trent’anni ad affinare» (Intervista di Giulio Papadia a Livio Romano, mangialibri.com, 7 novembre 2016)

  • La pirotecnica «recensione non richiesta» di Giuseppe Resta pubblicata su Facebook (10 novembre 2016)

  • «Un sottosuolo melmoso, ipocrita, falso perbenista, falso benpensante, che Romano smaschera per mezzo di un linguaggio a tratti cupo, torbido» (Antonio Errico, «Quotidiano di Puglia», 10 novembre 2016)

  • «Un tuffo nel buio del Salento di oggi» (Laura Mangialardo, «Qui Salento», novembre 2016)

  • «L’andare e venire dei personaggi compone una dinamica febbrile, elettrificata dall’ironia, dal piacere della caricatura impietosa, dalla capacità dell’autore di estrapolare il ridicolo e renderlo manifesto» (Paolo Risi, "Zest, letteratura sostenibile", 21 novembre 2016)

  • «Prendo appunti. Annoto storture, corruzioni, abomini, personaggi farseschi, episodi della vita della gente e miei. E il file word diventa sempre più corposo. Finché non decido di cominciare un nuovo romanzo...» (Antonia Santopietro intervista Livio Romano per "Zest, letteratura sostenibile", 29 novembre 2016)

  • «Una storia d'amore nella Puglia del malaffare» (Antonio Di Giacomo, «la Repubblica», 7 dicembre 2016)


  • «È di Livio Romano il libro del mese» («La Gazzetta del Mezzogiorno», 12 gennaio 2017)

  • «Per troppa luce è il libro del mese di Fahrenheit» (Giorgia Salicandro, «Nuovo Quotidiano di Puglia», 15 gennaio 2017)

  • «Una lezione di stile» (Annalisa Presicce, Fondazione Terra d'Otranto, 23 gennaio 2017)

  • «Un caleidoscopio di intreccio tortuosi» (Davide Barilli, «La Gazzetta di Parma», 2 marzo 2017)

  • «Un romanzo scritto al ritmo della pizzica» (Filippo La Porta, «Left», 18 marzo 2017)

  • I libri di Livio Romano pubblicati da Fernandel: