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Sommario
Alessandra Buschi, Quello che c'era di bello
Christian Raimo, Magari no
«L'officina Fernandel»: Grazia Verasani, La ragazza dei rospi
Gianluca Barbera, Zio Tibia
«Meteo. Il tempo che fa sulla nuova narrativa italiana», Michele Pellegrini, I posti dove si sta bene
«Raccontare la scrittura»:, Diego De Silva, a cura di Alessandra Buschi
Giuseppe Fiore, Giorni di toro
Fiorenzo Ranieri, Il milione
Kiko Ciatto, Charlie Parker
«L’officina Fernandel»Gianfranco Mammi, Dimenticare Balàno;
Gianluca Morozzi, Graziani indaga;
Michele Governatori, La cesta col manico lungo imbottito
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Michele Governatori
La cesta col manico lungo imbottito
Di solito non gli faccio niente di male.
Giuro.
Figurarsi che di aspiranti scrittori ce n'è alcuni che mi sono anche
simpatici, a un paio una volta per dire gli ho anche offerto una birra, fa'
te.
È che quella sera lì, quella sera lì non ingranava. Stavo lì bloccato da un'
ora senza combinare niente. Quelle volte che le parole sulla carta sono
ghirigori e basta, presente?, senza un significato, ghirigori e basta, ecco:
era una di quelle volte coi ghirigori.
Se non s'era capito faccio l'editore.
Per cui c'è della gente che si chiude in casa a scrivere della roba e poi me
la spedisce.
Può anche capitare che delle volte mi assillano, ma io comunque di solito
non gli faccio niente di male, non è che mi vendico.
Mandano dei pacchi di carta, si capisce, chi dentro alle scatole e chi no,
chi raccomandati, chi espressi. Poi dopo un po' anche delle lettere magari
se vogliono sapere perché non gli rispondo.
Una ragazza per dire è già venuta quattro volte a parlare del suo romanzo,
Panvitalia si chiama, il romanzo non la ragazza, la storia di un pastore che
sta solo e allora gli tocca riflettere.
E riflette e riflette e scopre che i ricordi sono precisi uguali alle crepe
sulle pietre del pascolo, un ricordo, una crepa, un ricordo, una crepa.
Conta le crepe e a ogni crepa rivede una cosa che ha fatto lui negli anni, e
intanto però va avanti a camminare verso il ruscello per prendere l'acqua.
È da duemila pagine che va avanti a camminare verso il ruscello per prendere
l'acqua.
Casa mia dove lavoro è al secondo piano. Tra Marazzano sul Rubicone e
Pedrazzo. Quando arriva il postino vado giù insieme alla cesta col manico
lungo imbottito. Possono essere venti, trenta, quaranta, dipende dai giorni.
È un periodo questo, per dire, che ricevo anche più di quaranta chili di
carta tutti i giorni.
Quando il postino va via lo saluto, poi metto i plichi sulla cesta, la cesta
col manico sulla spalla, e porto i plichi su per le scale.
Quella sera lì dei ghirigori, la cesta dovevo ancora svuotarla. Aveva dentro
ancora tutti i plichi da prendere. È che ero in ritardo col tipografo per
delle bozze, e a un certo punto suona anche il citofono.
Allora guardo dalla finestra.
C'era la ragazza di Panvitalia che faceva cenno di farla salire. Per favore,
per l'ultima volta, diceva. Aveva in mano un plico che saranno state
cinquecento pagine nuove. Io per i plichi l'occhio oramai me lo sono fatto.
Il ruscello, fa a un certo punto per convincermi, stavolta è arrivato al
ruscello.
Io cercavo di respirare. Prendere l'aria e dopo ributtare fuori l'aria. Va
bene. Sali le dico. Per l'ultima volta, però questo non glielo dico.
Quando è su si mette a parlare tutta agitata. Dice la sublimazione dei
personaggi. Il significante. Dice così. La simmetria simbolica
crepe-ricordi. Il narratore implicito, il pascolo come metafora. Io sto lì
bello immobile. Il sole idea di fissità. Io niente, lì fermo.
Il ruscello, dice, elaborazione della memoria.
Le guardo il collo e mi sa che non ci deve neanche volere tanto.
Dice Hemingway.
Lì: dove c'è quella carne molle sotto al mento. Dev'essere lì che fa meno
resistenza.
Dice Proust, sentila questa che adesso dice anche Proust. Le madeleine dice,
che poi sarebbero quei pasticcini morbidi che li pucci nel tè, le madeleine
come le pietre del pascolo. Le metafore. Mica si ferma. Lo straniamento
dice.
Sì ecco però adesso mi sa tanto che glielo faccio vedere io cos'è lo
straniamento.
© Fernandel 2003
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