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Come
inizia:
La
soffiata arriva alle cinque del pomeriggio mentre cerco una coperta, nel caso
che stanotte faccia un freddo da creparci. È Piero che mi telefona concitato,
dice soltanto Corri da Freejoint che c’è una lista, poche parole ma
chiarissime.
Dieci
secondi e ho già addosso la maglietta identificativa del Bottom Line.
Trenta
secondi e sono in strada a maledire il traffico.
Sfreccio
sgommando su via Gagarin direzione tangenziale, mi fermo scalpitante alla
rotonda, do la precedenza ripetendomi Dai, dai, su, faccio tre quarti di
rotonda, sgommo su via Gagarin direzione stazione, che se ieri sera parcheggiavo
dall’altro lato della strada avevo risparmiato mezzo minuto buono, dai, dai,
su.
Straccio
in volata il semaforo appena diventato rosso, giù per il cavalcavia, su alla
rotonda di via Gobetti, tu guarda quante rotonde maledette ci sono in ’sto
quartiere, neanche in Francia, dai, dai, su.
Tutta
via Gobetti al volo, giù per l’ex mercato occupato, via Creti, semaforo
rosso, dai, dai, su. Destra, sinistra, a cento metri da Freejoint vedo un
parcheggio libero. Faccio un calcolo mentale rapidissimo, perdo più tempo a
fare questi cento metri a piedi o a fare il giro dell’isolato nel caso non ci
sia nemmeno un buco davanti a Freejoint?
Parcheggio.
Davanti
a Freejoint ci sono sei persone e un foglio appoggiato al cofano di un’auto.
Quel foglio è La lista.
Mettiamo
che in lista ci siano già cento persone, novantaquattro siano andate a farsi un
giro e solo sei siano rimaste lì, beate e tranquille, per socializzare. Io sono
fuori. Fuori lista. Totalmente fuori. Senza lo straccio di un biglietto.
Mi
avvicino ai sei con un sorriso stiratissimo, cerco di non mostrarmi teso.
L’Uomo lista che custodisce il foglio nota la mia maglietta identificativa,
sorride, dice Scommetto che vuoi metterti in lista, io dico Eh sì, scommetti
bene, e intanto lo vedo, il foglio. Ci sono scritti sei nomi soltanto.
Sospiro.
L’Uomo
lista in questi momenti è Dio, è il motore del mondo, la sua parola è il
verbo. Anche se altri non è che il primo fan arrivato da Freejoint, quello che
si è accordato con il rivenditore, il quale approva convinto le
autoregolamentazioni pur di evitare assembramenti in negozio. Se arrivavo io per
primo diventavo l’Uomo lista, le regole le facevo io. Invece è arrivato prima
lui, le regole le fa lui. Rispetto ad altri odiosi Uomini lista questo sembra
anche simpatico e disposto alla concertazione.
Finché
siamo solo in sette cerchiamo di stabilire le regole fondamentali, dice l’Uomo
lista con grande spirito democratico, e tutti lo ascoltiamo come fosse Mosè con
le tavole della legge.
Regola
uno, dice l’Uomo lista mentre tutti facciamo Sssh!, Regola uno, ogni persona
segnata sulla lista ha diritto a due biglietti.
Annuiamo
convinti, sì, sì, diciamo, certo che ognuno ha diritto a due biglietti, e
vorrei anche vedere che non avessimo diritto a due biglietti, l’hanno deciso
gli organizzatori della BarleyArts, mica te che sei un fan come noi e sei solo
arrivato per primo, certo che abbiamo diritto a due biglietti.
Regola
due, dice l’Uomo lista, Chi non è qua domattina alle nove all’apertura
viene cancellato dalla lista, e tutti noi facciamo grandi segni di approvazione,
certo, pensiamo, se qualche fighetto vuol dormire non si merita il biglietto,
chi alle nove non è qua va a vedersi Britney Spears.
Regola
tre, sogghigna l’Uomo lista, e io penso Adesso fissa gli appelli.
Regola
tre, gli appelli, dice l’Uomo lista, Non è che uno può segnarsi adesso e
riapparire domattina alle nove, il posto va difeso e mantenuto, e allora
stabiliamo gli appelli. E qui facciamo di nuovo Ssshh! anche se l’unico suono
è quello di un motorino di passaggio. Allora, primo appello stasera alle dieci,
quindi prima delle dieci potete andare a casa, cenare in tutta calma, quello che
volete. Scatta un breve applauso.
Secondo
appello, medita l’Uomo lista, all’una di notte.
Terzo
appello, annuncia l’Uomo lista, alle tre di notte.
Dalle
cinque in poi, improvvisa l’Uomo lista, Un appello ogni ora fino alle nove.
Alziamo
i pollici in segno di approvazione, l’Uomo lista ha parlato, gli appelli sono
fissati. Ripassiamo tutti mentalmente, le dieci, l’una, le tre, ogni ora dalle
cinque in poi. Stupendo. Perfetto. Regole chiare e precise. Siamo tutti
d’accordo.
Poi
arriva trafelato Piero, l’uomo della soffiata, il chitarrista della X Street
Band.
Arriva
di corsa, sudato e con l’aria di chi ha preso un breve permesso dal lavoro.
Domanda ansioso C’è ancora posto in lista?, io gli dico di sì nel tono più
tranquillizzante possibile, lui sospira di sollievo, corre a segnarsi, si ripete
ad alta voce gli orari degli appelli, le dieci, l’una, le tre, torna al lavoro
sempre di corsa.
Il
tipo di Freejoint esce, si assicura che l’autoregolamentazione stia procedendo
bene, propone di scrivere la lista in due copie e di appenderne una sulla
serranda dopo la chiusura, rientra.
Bene,
ora posso tornare a casa per un po’. Saluto tutti, dico Allora ci vediamo alle
dieci, e gli altri ripetono paciosi Alle dieci.
Per
il primo appello, aggiungo, e loro ripetono sorridenti Per il primo appello.
E
poi all’una, qui gli altri sorridono e basta, che di ripetere si sono rotti già
i maroni.
Torno
a casa con calma, senza inveire contro le rotonde. Tanto sono in lista.
Devo
solo dire a un po’ di persone di correre da Freejoint, e poi posso anche
riposarmi. Se non arriva la classica telefonata seminapanico della Giulia.
Che
infatti arriva.
E
semina panico.
La
Giulia dice concitata Diego ha tradito, Diego ci ha abbandonati.
Più
o meno.
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