RECENSIONE
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Il corriere di Novara
20 maggio 2006
Cinzia Bovio
Il libro è ispirato ad una persona che esiste realmente. Prima era un occupato
nell’alta finanza, ora fa il barbone a New York. Il protagonista della storia
è un uomo malato di scommesse. Inizia con una partita di calcio, poi passa alla
politica, infine incontra l’etica del giornalista...di provincia. E qui
scoppia lo scandalo. Remo Bassini è da poco più di un anno il direttore del
bisettimanale "La Sesia". Già due libri alle spalle ("Dicono di
Clelia" - edizioni Mursia ha avuto un buon successo), non manca mai al
giornalista materiale da cui attingere, visto che il pericolo querele ne censura
buona parte. "Lo scommettitore" esce nelle librerie il 22 maggio.
Tempismo perfetto, i temi sono di strettissima attualità: «Quello che si sta
scoprendo purtroppo si sapeva, ma sui giornali non si possono filtrare fatti del
genere senza le prove. Questa storia è nata tempo fa da una riflessione: esiste
un Grande fratello che ci ascolta e non sappiamo chi è». Lo scommettitore
lavora nell’ombra e, per architettare intrighi, mette in campo ogni mezzo,
dalle cimici alle prostitute: «Negli anni Novanta io stesso, cronista di
provincia, fui vittima di questo meccanismo, scoprii che qualcuno aveva
confezionato un dossier su di me». La vicenda si svolge in due città di
provincia non identificate, potrebbero essere anche Vercelli o Novara. Quello
che importa è l’atmosfera torbida che si respira. A un certo punto «lo
scommettitore non si piace più. Sceglie la fuga. Scompare e, scomparendo,
ritrova se stesso». Il suo tenore di vita cambia radicalmente, ma è una sua
decisione. Se solo volesse, le cose potrebbero tornare immediatamente come
prima. Cosa è successo? «Ha toccato il fondo, ma ha anche incontrato una donna
che lo colpisce molto. Non è bellissima, è mite. E’ una persona pulita che
fa politica. Lui decide di aiutarla». Saltando tra spazi temporali diversi, il
lettore è tenuto in sospeso da vari interrogativi, veri e propri gialli.
Cronaca e romanzo si confondono. Marco Travaglio, compagno di università di
Bassini, ha scritto una postfazione al libro che "ci svela il "dietro
le quinte" della politica e degli affari, smascherando la parte ‘oscena’
del potere".
www.libroblog.it
26 maggio 2006
Isabella Moroni
Il terzo libro di Remo
Bassini ci porta sempre più dentro i misteri di un mondo fatto di anime reali,
di abitudini e tradizioni, di chiusure, di apparenze, ma anche di realtà
sconosciute, di generosità inopinate, di passioni intense: la provincia. Lo
Scommettitore, edito da Fernandel è una storia molto reale fatta di
intercettazioni, lettere anonime, inciuci, intese truffaldine, strategie per
esaltare o distruggere candidati politici. Proprio ora che a forza di sentirne
parlare (e di vedere perpetrato da vent'anni lo stesso scandalo, con le stesse
modalità e dalle stesse persone -o quasi-) cominciamo a pensare che ovunque sia
così, ecco che Remo Bassini ci viene a raccontare una storia simile, ma così
ricca di sfumature e di umanità da farcela apparire come una sorta di leggenda
di qualche Santo Truffatore.
Truffatore, poi? No, lo "scommettitore" è in gara con se stesso. Lo conosciamo
proprio nel momento in cui sta scommettendo di smettere con tutto quello che gli
ha dato denaro, potere, ma non la capacità di superare il pudore dei
sentimenti. La storia, narrata con il ritmo speciale di Bassini, alterna
passato, presente e perfino qualche scorcio di futuro, si tramuta pagina dopo
pagina con una suspence che cambia di colore.
Dapprima ci si chiede come finirà quest'ultima scommessa: vivere da povero,
mangiare scatolette, svuotare i distributori automatici, pulire cantine,
spostarsi a piedi o, al massimo, in bicicletta. E per quante nefandezze del suo
passato di investigatore possa raccontare, il protagonista è sempre così puro,
in questa scommessa liberatoria, da suscitare una totale adesione al suo sguardo
un po' svogliato, a volte impaurito, spesso vinto dalla realtà.
Ma subito l'occhio si sposta su tutto quanto circonda lo
scommettitore: non solo la quotidianità dolorosa e pesante della casa che lo
ospita dove trova un amore malato, silenzioso, amaro ed inaccettabile, ma
soprattutto su una realtà che ricalca, anche se più arrogantemente, la
stessa che lo aveva portato a chiudere con il passato.
Il passato ritorna ancor più deformato, dunque, ed a costo di inserire una
nuova scommessa nella scommessa, il protagonista gioca di nuovo con i suoi
mezzi, forse meschini, questa volta contro la corruzione e, questa volta,
indubitabilmente, solo per amore. E' straordinario come i romanzi di Remo
Bassini tengano il lettore incollato alle pagine; il ritmo e l'avvicendarsi
delle situazioni sono come una partitura teatrale, come porte che si
aprono su altre porte per poi richiudersi improvvisamente e guidare altrove. Di
continuo avvicinandosi ed allontanandosi dalla conclusione, confondendo le
ipotesi del lettore. Una scrittura che non concede di individuare il percorso, nè
di intuire il procedere.
Una scrittura che è una scommessa con il lettore stesso: "vuoi vedere che
non riesci a suppore come andrà a finire?"
Ed ancora una volta, Remo Bassini, vince sempre lui.
La
Sesia
26 maggio 2006
Michela Giuliani
Davanti
a 50 persone la presentazione di Roberta Martini, della Stampa. Politica,
giornali, elezioni: insieme a ricordi e storie di povera gente. Dopo «Dicono di
Clelia», «Lo scommettitore», nuovo libro di Remo Bassini
Politica,
giornalismo, elezioni (e ballottaggi). Ma anche valori, come la famiglia. Tutto
inizia a due parole scommetto che». Remo Bassini, direttore della Sesia,
mercoledì sera ha presentato al circolo “Ca’ dal Mariu Bel”, ospite del
comitato Vecchia Porta Casale, il suo terzo libro “Lo Scommettitore”
(edizioni Fernandel, in libreria da lunedì 22 maggio). Ad aprire e condurre
l’incontro Roberta Martini (giornalista della Stampa, redazione di Vercelli):
«Vi dico come ho letto io “Lo scommettitore” ha detto la Martini alle
cinquanta persone presenti-: in due serate, costringendomi a spegnere la luce,
dovendo andare a lavorare i giorni successivi».
Poi
la prima domanda (che sarà al centro di tutta la serata): come nasce il libro?
chi è lo scommettitore? e chi è il vecchio giornalista? (le due figure che
dominano in questo romanzo, che ha sfumature da giallo). L’attenzione del
numeroso pubblico in sala, tra cui anche i senatori Ennio Baiardi e Irmo
Sassone, è alta: perché ancora prima che il libro di Bassini fosse in
libreria, da più parti erano state avanzate ipotesi su chi fosse, tra le
persone vicine ai politici vercellesi, lo scommettitore. «Questo - ha detto il
direttore della Sesia, rispondendo alla prima parte della domanda - è il libro
più difficile e complesso che ho scritto. Ma anche il più autobiografico:
l’ho studiato per mesi e mesi; in 18 giorni ho scritto la prima bozza. Poi
l’ho rifatto 23 volte. E, per rendere l’idea di cosa rappresenti per lui la
scrittura, Bassini cita Salgari: «Scrivere è come viaggiare senza
bagagli».
E aggiunge: «In un autore ci sono due persone: quella che inventa e quella che
scrive, che è razionale. La prima si lascia trasportare e stupisce la seconda,
ma certe volte succede che i due si fondano in un’unica essenza: quando cioè
l’immaginazione ha bisogno di informazioni». Poi parla dello scommettitore:
«Ha tre connotati. La passione per le sfide: lui gioca con la vita per
esorcizzare la morte. E scommette, sempre, e non riesce a smettere. Scommette
che fa vincere i candidati alle elezioni. La sfida è l’aspetto del
personaggio che sento più mia. Scommisi quando decisi di iscrivermi
all’università, lavoravo, avevo 26 anni; mi dissi: se mi bocciano a un esame
mi ritiro. Ed è una sfida anche quella che sto vivendo come direttore della
Sesia. Poi lo scommettitore è un uomo solo, ha un rapporto conflittuale con le
donne; ma questa solitudine lo rende imperfetto, quindi reale. Infine lavora con
i politici, ma il dito non è puntato solo contro di loro: lo scommettitore
infatti sogna di lavorare per un cardinale...
Fugge
lo scommettitore, come fece un uomo che conobbi tanti anni fa, quando facevo il
portiere di notte». Il vecchio giornalista: «Questo personaggio nasce da un
connubio: il giornalismo locale (facile per me, gioco in casa) e la
frequentazione con il giornalista Marco Tavaglio; venne a Vercelli nel periodo
di Tangentopoli, allora scriveva per Il Giornale, Travaglio. Chiamò la
sua redazione intorno a mezzanotte e gli rispose il vice direttore Orlando,
quasi settantenne allora. Orlando, come il suo direttore, Montanelli: due vecchi
giornalisti puliti». Infine i valori, che emergono nel momento in cui lo
scommettitore riscopre i ricordi. E la dignità delle persone per bene, quelle
umili. Non è vero, quindi, che tutto è marcio.
La
Sesia
30 maggio 2006
“Lo
Scommettitore” di Remo Bassini presentato all’Eternauta Roma
Un professionista della politica e i suoi “segreti”
Sono
tre storie di fughe quelle raccontate da Remo Bassini nei suoi romanzi. Fughe
che portano i personaggi a perdersi (e talvolta a ritrovarsi) nei tortuosi
percorsi che il destino e il caso, pongono sulla strada di ciascuno. E’ stato
proprio l’elemento della fuga, ma anche quello della scelta di un registro
stilistico capace di creare la stessa suspence di un libro giallo, a catalizzare
l’attenzione di chi ha assistito, sabato pomeriggio alla libreria
“L’Eternauta”
di Roma, alla presentazione de “Lo Scommettitore”, romanzo politico fresco
di stampa che Bassini ha pubblicato con l’editore Fernandel di Ravenna. E, in
una metropoli che da sempre conosce i trucchi della politica, ma che da poco si
è «sorpresa » per le microspie del caso Storace e che si sta ancora
interrogando sui misteri del calcio, un romanzo come “Lo Scommettitore” non
poteva che destare curiosità. Un po’ perché la dimensione della provincia,
narrata da Bassini nel suo romanzo, incuriosisce chi vive in una città da due
milioni e mezzo di abitanti, e un po’ perché la voglia di fuga, il desiderio
di ricominciare e di scommettere su una nuova vita fanno parte dei sogni di
tutti. Che si viva in provincia o in una grande città. Presentato da Isabella
Moroni, creatrice e anima di www.libroblog.it. uno spazio internet dedicato alle
novità e al settore librario, nonché componente del comitato di lettura “I
Quindici”, l’incontro di sabato ha visto la partecipazione di un gruppo di
lettori che hanno conosciuto e apprezzato i romanzi di Bassini soprattutto
grazie ai contatti via internet. E il volume ha ricevuto, via sms, anche gli
auguri di Loredana Lipperini, critica letteraria e giornalista del Venerdì di
Repubblica, ma anche blogger e studiosa di questo nuovo mezzo di comunicazione.
Attraverso le domande di Isabella Moroni e poi del pubblico, Bassini ha così
presentato “Lo Scommettitore”, raccontando qualche esperienza del proprio
passato e la nascita del romanzo, per poi intrecciare con il pubblico un
dibattito sui percorsi e le modalità della scrittura, sulle “regole” che un
autore si dà nella stesura dei propri romanzi e su un mondo - quello
dell’editoria – tanto affascinante quanto incomprensibile e sfuggente in
molti suoi aspetti.
Il sole24ore.com
2 giugno 2006
Giovanna Mancini
È la storia di una fuga,
dice il suo autore.Una fuga da se stesso che cancella anche il nome del
protagonista, di cui – dall’inizio alla fine – non conosceremo l’identità.
Di lui scopriamo un po’ alla volta che ha una cinquantina d’anni, che ha
trascorso metà della sua vita facendo l’investigatore privato (soprattutto
per conto di politici), che è un uomo cinico e senza scrupoli, eppure non per
questo immorale o privo di sentimenti. Soprattutto, ci viene detto da subito che
è uno scommettitore. E Lo scommettitore è appunto il titolo dell’ultimo
romanzo di Remo Bassini (pubblicato da Fernandel), 50 anni, direttore del
bisettimanale di Vercelli “La Sesia”, al suo terzo libro, lettore
appassionato di Saramago e Izzo, ma soprattutto di don Luisito Bianchi, classe
1927, abate e scrittore, autore di La messa dell’uomo disarmato e di Come un
atomo sulla bilancia.
Il protagonista del libro di Bassini ha fatto scommesse (con se stesso, prima di
tutto) per tutta la vita e le ha vinte quasi tutte. E l’ultima è quella –
che sta mettendo in atto quando noi lo incontriamo – di dare un taglio netto
al suo passato, abbandonando lavoro, denaro, conoscenze, città e amori, per
ricominciare da capo e ritrovare se stesso. Una decisione presa dopo un incarico
fallito, ma soprattutto dopo l’incontro con Carmen, candidata sindaco
sconfitta al ballottaggio, una donna ingenua ma dignitosa e onesta, diversa da
tutti gli altri suoi clienti.
È la storia di un uomo in crisi, che si lascia alle spalle ricchezza, prestigio
e potere e si trova ad affrontare un mondo di povertà, ristrettezze e dolore -
tutto quello da cui aveva sempre cercato di fuggire. Ma è anche l’affresco di
un’Italia di provincia che, spiega l’autore, è in fondo lo specchio di
quello che accade nelle grandi metropoli, con la differenza che nelle piccole
città tutti si conoscono, la gente parla e gli scandali vengono a galla più
facilmente.
Il ritratto di Bassini è impietoso. Non solo (e forse non tanto) per quanto
riguarda lo scommettitore, un uomo cinico, certo, con punte di qualunquismo,
pronto a usare ogni mezzo per ottenere il proprio scopo, ma non per questo
inconsapevole delle proprie bassezze, né insensibile alla dignità e al fascino
delle persone oneste. Soprattutto, è impietosa la miscela di corruzione e
amoralità con cui viene tratteggiato il mondo della politica e degli affari. Lo
scommettitore è un uomo che affida la propria esperienza di consulente-spione
(il confine è labile per sua stessa ammissione) a chi lo paga per vincere,
siano essi politici, proprietari di squadre di calcio, sindacalisti o
professionisti. Per farlo, usa tutti ogni mezzo: cimici, informatori,
prostitute, ricatti, corruzione. Le cose non cambiano nemmeno quando lui decide
di troncare con il suo passato. Lo conosciamo appunto nel momento in cui arriva
– portato dal caso – in una città non identificata, di medie dimensioni,
ricca ma non priva di sacche di profonda povertà, come ce ne sono molte, in
Italia. Trova una stanza da pochi soldi in casa di Ornella, donna non più
giovane, bella ma trascurata, povera ma dignitosa, e del figlio Giacomo,
epilettico. Qui – dopo alcuni mesi trascorsi vivacchiando tra lavoretti e
frequentazioni più o meno onesti – si trova coinvolto nell’ennesimo
scandalo. Scommette di nuovo, questa volta per amore di una donna, e vince.
La struttura del libro rende questo continuo rimando tra passato e presente
intrecciando ricordo e riflessione, alternando non solo i tempi della
narrazione, ma anche il punto di vista di chi racconta (ora in prima, ora in
terza, ora persino in seconda persona). Il risultato sono un ritmo e
un’atmosfera che ricordano quelli di un giallo, tenendo il lettore in sospeso
sino alla fine del romanzo.
La
Repubblica - Torino
17 giugno 2006
Massimo Novelli
La provincia del malaffare, una storia che sembra vera
Per
lui politica significava giocare. Vincere. Un gioco idiota, talmente idiota che
a volte ti sfugge un particolare e sei fottuto. Ruota attorno a questa
sentenza della vita, che sembra la battuta di un personaggio di una storia
fosca di Dashiell Hammett o di Horace McCoy (si pensi a un libro come Il
sudario non ha tasche, del 1937),
il nuovo romanzo di Remo Bassini, scrittore e giornalista, direttore de La
Sesia di Vorcelli. Romanzo forte, ben scritto tagliente nell'incalzare dei
tempi e dei fatti quanto la lama di un coltello affilato, questo appena
uscito da Femandel, che fa seguito alle altre due opere narrative, peraltro
ottime, di Bassini: Il quaderno delle voci rubate del 2002, e Dicono
di Clelia, del 2006. La provincia, qui colta tra politica sporca e ricatti
da «corvo», giornalismo e scandali, terra desolata esistenziale e umane
sconfitte, può essere quella di una qualsiasi città italiana ai tempi di
Tangentopoli così come oggi (bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'è,
per restare al Gattopardo). Anche se è forte, e abbastanza legittima, la
tentazione di vederci la Vercelli dei primi anni Novanta quando proprio un
cronista coraggioso come Bassini e il suo giornale altrettanto libero, La
Sesia, scavarono nella parte “oscena" del potere", come rileva
Marco Travaglio nella nota finale, portando alla luce «le nostre zozzerie
quotidiane». Ma non è soltanto un contemporaneo hard boiled
del malaffare e della corruzione, il libro di Bassini. È pure,
principalmente forse, il ritratto e il diario frantumato di un uomo alla deriva
e in fuga, lo «scommettitore» per l’appunto, che si è bruciato alle spalle
i ponti con il passato, che comunque incombe, e con i suoi vecchi traffici atti
a far eleggere questo o quel candidato, o candidata, a una poltrona del
pasoliniano Palazzo. Bassini è uno dei pochi narratori odierni che sa
raccontare con forza l’Italia attuale, non rinunciando a esercitare
positivamente il mestiere dello scrittore civile.
http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/
14 giugno 2006
Gordiano Lupi
Fernandel
è una casa editrice di progetto che pubblica ottima narrativa italiana e Remo
Bassini con Lo Scommettitore, romanzo che mette a nudo vizi e scandali
della provincia italiana, ne rappresenta un’ulteriore conferma. In passato ho
ironizzato in modo volutamente eccessivo sulla spocchia intellettuale di
Fernandel: mi riferisco a qualche raccontino sarcastico contenuto in Quasi
quasi faccio anch’io un corso di scrittura e Nemici miei (Stampa
Alternativa, 2004 e 2005), ma oggi non posso fare a meno di “dare a Pozzi quel
che è di Pozzi”, perché il suo ruolo di talent scout editoriale lo
ricopre bene. Paolo Nori (prima della deriva pancettiana e
successivi…), Gianluca Morozzi, Francesca Mazzucato, Dario Voltolini, Michele
Governatori, sono solo alcuni tra gli autori transitati dalla scuderia di
Fernandel. Sento già le voci dei maligni pronte a dire che mi contraddico, ma
non è vero perché certe scelte editoriali di Fernadel le ho sempre apprezzate.
In ogni caso soltanto gli imbecilli non cambiano idea e io sono uno che muta
spesso opinione, soprattutto in letteratura.
Lo
scommettitore racconta le vicissitudini di un personaggio che scommette con se stesso e
con gli altri, utilizza scandali e bugie per ottenere un incarico politico e per
far carriera, vive in una provincia corrotta e lavora in mezzo agli scandali,
tra trafficoni e puttane. Remo Bassini si muove bene in mezzo alla materia
organizzata e racconta cose che conosce molto da vicino. Il clima politico si
ispira alla realtà vissuta nella sua Vercelli durante l’agonia della Prima
Repubblica, quando la provincia piemontese era in preda agli scandali di tangentopoli.
L’ambiente di lavoro in un giornale locale è un’altra cosa ben raccontata,
quasi a livello del Rimini di tondelliana memoria, perché Bassini dirige
La Sesia, storica testata vercellese, ed è giornalista di trincea da una
vita. Per uno scrittore è molto importante parlare solo di cose che conosce
bene, perché il lettore se ne accorge quando prova a ingannare e a bluffare. I
personaggi sono ben costruiti e hanno spessore, la trama è complessa e si snoda
come un giallo attraverso lettere anonime e articoli scandalistici dati in pasto
ai lettori per vendere più copie. Lo stile di Bassini è rapido e incalzante,
fatto di periodi brevi e frequenti spezzettature, anche se può essere un limite
la ricerca ossessiva del discorso indiretto e la fuga per principio dal dialogo
tradizionale.
Lo
scommettitore è un buon romanzo che vi consiglio
di leggere e che completa l’analisi della vita in provincia iniziata da
Bassini con Dicono di Clelia (Mursia, 2006). Piacerà a chi (come me) ha
amato le storie di provincia raccontate da Soldati, Chiara, Cassola, Bianciardi
e Buzzati. Scusate se è poco.
Pagine
del Piemonte
semestrale in abbinamento a La Stampa
giugno 2006
Roberta Martini
Un
uomo solo, che dello scommettere (anche su se stesso) ha fatto un mestiere. Una
donna, altrettanto sola, che per sopravvivere al dolore vende ogni giorno un
po’ di sè.
Insieme, anche se in due romanzi diversi, vivono la realtà di provincia:
piccola, intrigante e attenta a una lettera anonima, ma anche terra di umili, di
umanismi “ultimi” che sanno regalare i sentimenti più veri. Dal’altra
parte la provincia, Vercelli, è anche la terra adottiva di Remo Bassini,
cinquantenne direttore del bisettimanale La Sesia, che nell’arco di pochi mesi
ha pubblicato - evento raro - due romanzi: Dicono di Clelia, edito da Mursia, e
Lo scommettitore, con Fernandel.
Clelia, la studentessa modello che si trasforma in una farfalla notturna e si
prostituisce per dolore, non parla mai con la sua voce.
Sono gli altri personaggi del libro a raccontarla, a cominciare dal professore,
ex compagno di corso, che la riconosce in uno spogliarello della lunga notte in
tivù. Lo scommettitore invece si racconta in prima persona, svela trucchi e
miserie di un lavoro nell’ombra - le cimici a scoprire i segreti più privati
- per far eleggere un sindaco, un assessore.
Anche lo scommettitore, come Clelia, ha un fallimento da dimenticare. Ma nella
provincia matrigna possono accadere tante cose. Per Clelia guidate dal caso, per
lo scommettitore anche dagli uomini.
Nuova pagina 1
www.blogdebiase.com
22 aprile 2007
Luca De Biase
Sono nel mezzo dell'atmosfera creata da Remo Bassini con il suo Scommettitore.
E ho voglia di parlarne senza aspettare di vedere come va a finire. I romanzi
così - quelli dove ti sembra di viverci in mezzo (altro-che-second-life) - ti
fanno venir voglia di parlarne.
Non di come sono scritti. Perché il talento si vede. Si vede la padronanza del
"saper fare" narrativo neppure troppo nascosta dal "saper
fare" letterario. Remo sa come prenderti. E come portarti a immaginare. E
come farti mettere insieme i segni che dichiara esplicitamente con quelli cui
allude perché sa che te li porti comunque dentro, per arrivare a costruire
quella forma che solo il romanzo può creare: perché è fatta insieme dallo
scrittore e dal lettore. Una forma che avviene proprio nel momento della
lettura.
Remo è nato come me nel settembre del 1956. Lui a Cortona, io a Verona. Una
catena montuosa di mezzo. Ma un anno che accomuna. E che ci porta entrambi a
vedere il mondo con mezzo secolo di esperienza.
Anche lui è partito dalla provincia. La racconta in modo che potrebbe in fondo
essere la sua, la mia, quella di qualche posto della pianura padana e forse
anche di molte altre regioni del centro o del nord. La provincia nella quale
tutto sembra riprodursi allo stesso modo, dove il futuro sembra scritto e dove
le persone sembrano poter cambiare il corso della loro storia solo uscendo dai
binari. Sembrano.
Perché in provincia tutto sembra. E l'inganno si mescola alla verità perché
è troppo parte della realtà. Lo scommettitore è un corruttore, è un drop
out, è uno spiantato che può esssere ricco o povero in canna. Il suo mistero
è vagamente francescano, perché lui sa di poter perdere tutto quello che ha
per cercare di essere quello che è. Ma il suo problema è quello di essere uno
scommettitore che bara, che è disposto a tutto per vincere sempre. E dunque non
ha problemi a corrompere, a trasformare le persone in strumenti della sua
scommessa, a scambiare i sentimenti con i comportamenti.
Non succede così solo in provincia. Ma in provincia la tv è lontana, il
passaparola conta di più, l'accordo sociale affida al giornale locale il
criterio di verità. L'atmosfera che ne viene fuori è fatta di persone normali
con i loro problemi e i loro drammi, le loro bizzarre manie e le loro
aspirazioni qualunque. E proprio per questo diventano tanto speciali da indurre
chi li incontra a farsi leggere con la simpatia che si riserva alle proprie
debolezze. Ma non per arrivare a una cinica compiacenza. Per distinguere, al
fondo, ciò per cui vale davvero la pena di indignarsi.
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