Chi è online

 7 visitatori online

Iscriviti alla nostra mailing list

Resta sempre informato sulle nostre novità









BASSI ISTINTI. Elogio del basso elettrico di Echaurren Pablo

Categoria:   Top  Collana Fernandel
 


Pagine : 192
Prezzo : 14,00
ISBN : 978-88-95865-09-6
ANNO : 20-05-2009


Comprende 16 pagine a colori e 30 illustrazioni in bianco e nero

«Anche solo a guardarlo, il basso mi produce uno stato di eccitazione viscerale elettrospinale altrimenti detta pelle d’oca. Non parliamo poi sfiorarlo, toccarlo, strofinarne il manico e lisciargli le corde. Sortisce l’effetto tipico della lampada di Aladino: spirali di fumo, visioni, apparizioni...»

 Leggi le prime pagine
Ascolta l'intervista su Rai Radio 2 nel programma "Gli spostati" (30-12-2009)

Può la passione per uno strumento musicale devastare la psiche di un essere umano? La risposta è sì, specie se la passione si trasforma in collezionismo. Pablo Echaurren racconta per filo e per segno i meandri della mania collezionistica scatenatasi attorno al basso elettrico. Quello che si affaccia da queste pagine è un mondo drogato, popolato da pusher senza scrupoli, maniaci in astinenza, aste miliardarie e scempiaggini planetarie. Avventure parossistiche e frammenti di storia del rock mettono in scena un’operetta semiseria i cui protagonisti assoluti sono Fender, Gibson, Rickenbacker, Danelectro, Eko, Wandrè. Marchi che si imprimono a fuoco sulla pelle di ogni bass addict.


Recensioni

Lettera.com
6 luglio 2009

Marco Dellantonio



Anch'io sniffo, ma i bassi

Dopo un'inquieta adolescenza da rocker romano, trascorsa tra il Piper (quello vero, non lo scheletro disseccato visitabile di questi tempi) e le prove della sua band (i Lemons), Pablo Echaurren aveva perso le tracce del suo Precision, impegnato com'era ad iniziare una promettente carriera di artista figurativo. Ma evidentemente non ne aveva avuto abbastanza perché quarant'anni dopo lo ritroviamo con un (altro) Precision appeso al collo a martoriare i Ramones (il tempo passa). Ma il peggio arriva quando il nostro decide che il Precision non basta: li vuole tutti. O almeno tutti quelli su cui riesce a mettere le mani. Da qui alla scoperta del mondo dei collezionisti di strumenti vintage il passo è brevissimo e, soprattutto, è impossibile tornare indietro.
Difficile pensare a qualcosa di meglio di Bassi istintiper inaugurare la sezione "Feticismo" di lettera.com.
Perché Pablo Echaurren è un feticista del basso elettrico e non ne fa mistero, e questo libro è un viaggio nei meandri del vizio del nostro eroe, una traversata dell'inferno dei collezionisti che ha la caratteristica di essere anche il loro paradiso. Aspettatevi lunghe (per le persone normali) dissertazioni sull'opportunità o meno di rimpiazzare le viti mancanti di pregiati "pezzi" vintage con volgari sostitute di ferramenta, o tirate (sacrosante) contro la moda del relic ossia degli strumenti finto antico che impazza in tutto il mondo, oltre ad aneddoti di ordinaria follia che danno conto degli incauti acquisti (via Internet ma non solo) che il nostro ha inanellato negli anni, in un crescendo che, dagli ovvi strumenti Fender, Gibson e Rickenbaker dei primi anni lo ha portato ad esplorare le esotiche lande della produzione italica (Crucianelli, Eko, Wandrè), ormai morta e sepolta ma non dimenticata. Per contro, poco o niente si dice del suono degli strumenti e, a dirla tutta, non è proprio una sorpresa.
Prima che cominciate a chiedervi che tipo d'uomo potrebbe sprofondare a tal punto sappiate che nessuno è al sicuro e che chi oggi pensa di che una cosa non potrebbe accadergli potrebbe essere la prossima vittima. Anch'io ero come voi, e ora, dopo qualche mese di bassi istinti sono diventato come lui...
Dimenticavo, alcuni pezzi della collezione Echaurren sono in mostra all'Auditorium di Roma (V.le de Coubertin) fino al 30 luglio 2009.

 

 

«Alias»
19 luglio 2009
Valerio Corzani


Sua Bassezza, la vita ha quattro corde 

Per molti l'essenza stessa del basso elettrico è il rutilante assolo di Jaco Pastorius e del suo Fender Jazz Bass nel brano Punk Jazz, un «solo» al fulmicotone inserito nella tracklist di un celeberrimo album dei Weather Report, Mr. Gone (1978). Per altri quel­l'essenza va ricercata nel sincopato incedere dell'Hofher di Paul McCartney; un giro di bas­so implacabile che ad esempio apre e condi­sce la funkeggiante Taxman all'interno di Re­volver, il disco dei Beatles del 1966. Per qual­che esteta del rock l'essenza sono le sei note assemblate da Sting in Walking on the Moon (l'album era Reggatta de Blanc del 1979), ma anche il glissato di Herbie Flowers (un basso elettrico doppiato con un contrabbasso) in Walk on the Wild Side di Lou Reed, o i riff in­fuocati di Noel Redding o, magari, tutti i giri di basso dei Joy Division...
Per Pablo Echaurren probabilmente l'es­senza del basso elettrico sta invece nell'indu­gio pennato di Dee Dee Ramone, con la ma­no sinistra rigorosamente ferma sul tasto, nel­la prima strofa di Beat on the Brat, dall'album d'esordio dei Ramones targato 1976. Echaur­ren, pittore, fumettista e scrittore, ha una pas­sione per i bassi elettrici e per i bassisti: «So­prattutto per quelli rocciosi e imperturbabili come Dee Dee Ramone (appunto, nda), Do­nald Duck Dunn e Bill Wyman».
Alla band newyorkese dei Ramones, Echaurren ha dedicato in passato un libro (Chiamatemi Pablo Ramone da Fernandel) e una mostra, mentre ora è arrivato il momen­to di un tributo allargato, anche se non ecu­menico, quello al basso elettrico. Anche in questo caso è arrivato un libro, Bassi istinti (Fernandel), sorta di pamphlet socio-autobio­grafico, un atlante sentimentale del bassismo elettrificato pieno di notizie sullo strumento e di digressioni sulle proprie manie, perver­sioni, follie e catalogazioni bassistiche. Esila­rante il capitolo dedicato allo «Sniffin' Basses». «Ci sono i patiti degli abitacoli delle mac­chine nuove - dice - e quelli che si sparano tutta la gamma dell'Arbre Magique. Io opto per i bassi. E anche per i case, le custodie rigi­de, gli astucci soppannati con improbabili vellutini d'an­gora... Fatemi snasare un EB-o Gibson e ve lo analizzo in ogni sua piega: profumo intenso e aperto, vanigliato, con una nota di confettura di lampone e di ciliegia matura... Il caramello bruciato unito al cuoio bagnato conferiscono al Les Paul una personalità spiccata, mentre il Precision American Standard trasmette un azzeccato melange di zucchero di canna e prugna acerba con una bella vena metallica. Più profondo e complesso l'Hofner a violino: prevale il tabacco arricchito da un alito di resina secca e da una polpa nervosa e scorrevole. Specie se tenuto co­stantemente a umidità controllata nella sua valigetta sago­mata alla Al Capone».Definitivo quello dedicato agli «Astri e Pila­stri»: «Il Precision del '51 e l'EB, l'Electric Bass, del '53. Uno Fender, l'altro Gibson. The Big Two. Due solid body dallo stile e dal design completamente diverso fra di loro, ma che hanno cambiato l'assetto dell'universo (sono­ro)... Le pietre miliari tanto della historia quanto dell'histeria (collezionistica)».Pablo parla di bassi con cognizione di cau­sa: ha infatti una collezione da farci una mostra. Non è una boutade. Dal 10 Giugno e fi­no al 30 luglio i bassi di Echaurren (e alcune sue tavole dedicate all'immaginario dello strumento) sono esposti all'Auditorium di Ro­ma, tra il Foyer Sinopoli e l'Auditorium Arte. Titolo della mostra: «L'invenzione del basso».«Una sfilata di bassi, una trentina di pezzi - precisa lo stesso Echaurren - suddivisi per sti­li e per epoche, che intendono illustrare in maniera panoramica, la storia e l'evoluzione dello strumento dagli anni Sessanta a oggi».Fender, Gibson, Rickenbacker, Gretsch, Ha­gstrom, Framus, Hofner, Vox, Epiphone, Eko, Wandrè, Ampeg, Duesenberg, Guild, Burns, sono solo alcune delle sigle e delle marche
che hanno lasciato un segno nell'immaginario collettivo di migliaia di musicisti. Nel 1951, per merito di Leo Fender, viene prodotto il primo basso elettrico, il celeberrimo Precision b Bass. La storia e il sound della musica pop-rock cambiano per sempre. Il contrabbasso, quasi sempre ingombrante strumento di complemento nella musica classica e impegnativo bordone nemico-armonico nel jazz, non si addice alle sonorità e al look dei gruppi che stanno portando avanti la rivoluzione rock'n'roll. Dai primi anni Cinquanta lo stru­mento cambia il suo destino e diventa altro: si elettrifica, riduce le dimensioni a quelle di una chitarra, diventa un protagonista assolu­to grazie ad alcuni virtuosi che ne interpreta­no le potenzialità anche in senso solistico e stravolge la concezione stessa della band.

 

È Melissa Af Der Maur - madrina della mo­stra dell'Auditorium, già bassista delle Hole di Courtney Love, oggi affermata solista - a precisare alcune di queste potenzialità nel booklet della mostra: «La chitarra basso ce­menta tutte le parti musicali. Collega il ritmo delle percussioni, le progressioni degli accor­di alla chitarra, l'arrangiamento all'autore, le dinamiche emozionali al cantante e armoniz­za tutte queste componenti tra loro. Tutto si elabora e si collega nella linea del basso. La sua funzione si coglie a livello emozionale: tu senti il basso. Con il passare degli anni mi so­no sentita sempre più a mio agio nei confron­ti del lato fisico, materico della performance del basso... è come andare a galoppo su un de­striero!».

Il bassista (o la bassista) taglia dunque il tra­guardo degli anni Cinquanta poi quello dei Sixties e diventa un protagonista di primo pia­no dei gruppi rock e pop. Il suo armamenta­rio strumentale inizia una lunga e fertile ca­scata di travestimenti e modelli. Leo Fender ha inventato uno strumento che permette a chiunque di affrancarsi dal carisma ingom­brante del contrabbasso. Il basso elettrico ha generalmente un suono meno rotondo, me­no profondo, meno carnoso del contrabbas­so. In alcuni casi il suono del basso elettrico va addirittura in una direzione timbrica com­pletamente diversa. Il doppio binario - cam­biamento di look e cambiamento di suono - fa sì che i bassisti elettrici approccino lo stru­mento con una mentalità diversa dai contrab­bassisti. L'evoluzione dell'arnese cambia l'estetica, come spesso accade. Il mezzo giu­stifica il fine. Alcuni bassisti vengono ricorda­ti non solo per i fraseggi, il sostegno e i groove che riescono a cesellare, ma anche per gli strumenti che imbracciano. L'Harmony H22 lanciato, tra gli altri, da Muff Winwood dello Spencer Davis Group, il Gibson EB2 manovra­to ad arte da Chas Chandler, bassista degli Animals nonché scopritore di Jimi Hendrix, l'Hofner 500/1 di Paul McCartney, il Framus Starbass di Bill Wyman, il Fender Precision del '56 imbracciato da tanti bassi­sti rock'n'roll e poi rilanciato da Sting, per finire (o prova­re a finire questa lista) con il The (Tom Holmes Custom), un basso costruito per Bo Didley e regalato da Bo Diddley agli ZZ Top (rettangolare come la chitarra di Bo, ma a sca­letta, un basso con una cassa detta a grattacielo)...Sono oggetti bellissimi, che servono a far girare la musi­ca come si deve, a far suonare bene le idee musicali dei lo­ro proprietari e aggiungono a queste qualità un surplus di caratura oggettiva, materica, da sfizio d'alta classe. Echaurren ha una sua idea molto faziosa de­gli oggetti preziosi dei prossimi secoli: «Un ipotetico riccone del 3020 me lo vedo così: rinchiuso in un bunker, circondato dai bruti; al fianco non una cassaforte piena di assegni, ma un armadio blindato con un Mosrite Ventures, un Gibson Thunderbird (magari pro­prio quello imbracciato da John Entwistle de­gli Who) e un BC Rich Bich, quello che sem­bra partorito dalla matita di Bob Kane, il crea­tore di Batman».

 

Sul numero di Rolling Stones di agosto 2009 Saturnino Celani, bassista di Jovanotti, definisce il libro di Pablo Echaurren «un capolavoro. Cita bassisti che entrano nei negozi e annusano sia il basso che la custodia, beh, io lo faccio!»
:-)

 

Rumore # 212
settembre 2009
Manuel Graziani

RUMORE #212
settembre 2009
Manuel Graziani



Per Pablo Echaurren nascere lo stesso anno in cui è stato varato il primo Fender Precision (1951) è stato un segno del destino, o una croce: dipende dai punti di vista. Anche se poi si è affermato come sopraffino dipintore et funambolico scrittore, il passo verso la “monomania, delirio di onnipossanza, bulimia” nei confronti del basso elettrico è stato davvero breve. Ciò significa far diventare questione di vita o di morte possedere un Framus come Bill Wyman, l’Hofner Cavern di Paul McCartney, il Gibson Thunderbird, un qualsiasi meraviglioso Rickenbacker, un Burns con le corna da bisonte, un “missilistico & contadinesco” Billy-Bo Gretsch, un cornutello Longhorn Danelectro. Così come carezzare le curve sinuose della Vox made in Recanati e quelle spigolose della Hagstrom o, ancora peggio, inerpicarsi nei “territori inesplorati e poco prezzati” di roba esotica griffata Teisco, National, Guyatone, Kay, Klira, Kent, Jolana, Hoyer, Tokay e vai e vai. Per non parlare dell’italico artigianato fuori di testa che risponde(va) al nome di Eko, Crucianelli e, soprattutto, Wandrè, ovvero Antonio Pioli, “misconosciuta anarcodivinità” tutta, ma proprio tutta, da riscoprire. Ciò significa anche farsi ogni mattina il giro di Peppe su ebay, siti specializzati, magazzini on line, mercatini musicali, scambisti maniacali e persino assoldare un personal bass shopper cazzuto come Lorenzo Pelle dei surfurei bolognesi Faraons. E non ha nessuna importanza se tutto questo lo si fa non potendo neanche allacciare le scarpe a gente come Mike Watt (ma manco a Sid Vicious o a chi per lui).
Il vecchio Pablito sta a metà tra il genio e lo scemo di quartiere, come il suo mito Dee Dee Ramone. Un indefesso onanista delle 4 corde che per saziare la sua bassa rota sfranteca i coglioni a fabbricanti, negozianti, rappresentanti, loschi pusher del vintage. Bassi Istinti è un libro dalla scrittura muy vervosa e dalla rima che si fa prosa: l’ipotetico risultato di un’improbabile jam tra Ric & Gian e Andrea Pazienza. Ma io non faccio molto testo essendomi testé accattato un catorcio prodotto in DDR nei primi ‘70 che risponde al nome di Musima de Luxe 25 B. Un pezzo di legno in sunburst sul quale, ça va sans dire, non so mettere mano, come l’autore di questo delizioso libercolo.

 

Mangialibri.com
settembre 2009
Carlotta Vissani

La parola basso viene istintivamente collegata alla marca più famosa in commercio da sempre: Fender. La coincidenza è che Pablo Echaurren è nato proprio nel 1951, anno in cui uscì il primo modello di basso Fender, il Precision, mitico e intramontabile strumento a sei corde, ma attese di avere sedici anni prima di potersi concedere il primo gioiellino - un Fender guarda caso - scambiato poco dopo con un Gibson semiacustico stereofonizzato che mai poté eguagliare le prestazioni del primo amore. C’è da dire che sono molte, quasi infinite, le marche storiche – meglio se si tratta di nomi ormai definibili vintage – come lo sono i modelli, riconoscibili unicamente da un occhio esperto, da un vero appassionato. Solo chi se ne intende può infatti riuscire ad associare un Gibson, un Rickenbacker o un Wandrè a un gruppo storico, siano essi i Beatles, i Rolling Stones, gli Animals o i Ramones di cui Eucharren va pazzo. A quali follie e atti sconsiderati può condurre l’ossessione per un basso? Sino a dove ci si può spingere pur di accaparrarsi un basso autografato, piuttosto che un modello ormai introvabile o un plettro appartenuto a una star?
Echaurren, che dei Ramones ha già scritto abbondantemente in un libro dal titolo Chiamatemi Pablo Ramone, ci accompagna nell’universo del mostro a quattro corde intrecciando la storia del basso alla sua vita personale, alla mania del collezionismo e del possesso (folli le corse su Ebay e spasmodica la ricerca in Rete e sui giornali specializzati), indipendentemente dalle capacità reali di suonarlo (a detta di Pablo alquanto scarse). Una panoramica densa di dettagli a celebrare la nascita e la crescita di uno strumento che ha cambiato la storia della musica, permettendo alle band di sostituirlo al contrabbasso, più limitante per peso, mole e possibilità di amplificazione. Con uno stile 'terra terra' (in senso positivo), comprensibile e ironico nonostante la nomenclatura spesso difficile da afferrare per chi non è del mestiere, Pablo decide di confezionare un panegirico del basso a 360 gradi, sottolineando come siano proprio i bassi istinti e l’impulsività incontrollabile di chi lo ama e lo venera a renderlo uno strumento immortale, al servizio delle menti più geniali.

- 0 voto (1847 visite)
Solo gli utenti registrati possono valutare i libri e scrivere i commenti
Nessun commento al libro

_BACK