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BASSI ISTINTI. Elogio del basso elettrico
di Echaurren Pablo Categoria: Top Collana Fernandel |
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Pagine : 192 Prezzo : 14,00 ISBN : 978-88-95865-09-6 ANNO : 20-05-2009 Comprende 16 pagine a colori e 30 illustrazioni in bianco e nero
«Anche solo a guardarlo, il basso mi produce uno stato di eccitazione viscerale elettrospinale altrimenti detta pelle d’oca. Non parliamo poi sfiorarlo, toccarlo, strofinarne il manico e lisciargli le corde. Sortisce l’effetto tipico della lampada di Aladino: spirali di fumo, visioni, apparizioni...»
Può la passione per uno strumento musicale devastare la psiche di un essere umano? La risposta è sì, specie se la passione si trasforma in collezionismo. Pablo Echaurren racconta per filo e per segno i meandri della mania collezionistica scatenatasi attorno al basso elettrico. Quello che si affaccia da queste pagine è un mondo drogato, popolato da pusher senza scrupoli, maniaci in astinenza, aste miliardarie e scempiaggini planetarie. Avventure parossistiche e frammenti di storia del rock mettono in scena un’operetta semiseria i cui protagonisti assoluti sono Fender, Gibson, Rickenbacker, Danelectro, Eko, Wandrè. Marchi che si imprimono a fuoco sulla pelle di ogni bass addict. Recensioni Lettera.com Anch'io sniffo, ma i bassi Dopo un'inquieta adolescenza da rocker romano, trascorsa tra il Piper (quello vero, non lo scheletro disseccato visitabile di questi tempi) e le prove della sua band (i Lemons), Pablo Echaurren aveva perso le tracce del suo Precision, impegnato com'era ad iniziare una promettente carriera di artista figurativo. Ma evidentemente non ne aveva avuto abbastanza perché quarant'anni dopo lo ritroviamo con un (altro) Precision appeso al collo a martoriare i Ramones (il tempo passa). Ma il peggio arriva quando il nostro decide che il Precision non basta: li vuole tutti. O almeno tutti quelli su cui riesce a mettere le mani. Da qui alla scoperta del mondo dei collezionisti di strumenti vintage il passo è brevissimo e, soprattutto, è impossibile tornare indietro.
Difficile pensare a qualcosa di meglio di Bassi istintiper inaugurare la sezione "Feticismo" di lettera.com.
Perché Pablo Echaurren è un feticista del basso elettrico e non ne fa mistero, e questo libro è un viaggio nei meandri del vizio del nostro eroe, una traversata dell'inferno dei collezionisti che ha la caratteristica di essere anche il loro paradiso. Aspettatevi lunghe (per le persone normali) dissertazioni sull'opportunità o meno di rimpiazzare le viti mancanti di pregiati "pezzi" vintage con volgari sostitute di ferramenta, o tirate (sacrosante) contro la moda del relic ossia degli strumenti finto antico che impazza in tutto il mondo, oltre ad aneddoti di ordinaria follia che danno conto degli incauti acquisti (via Internet ma non solo) che il nostro ha inanellato negli anni, in un crescendo che, dagli ovvi strumenti Fender, Gibson e Rickenbaker dei primi anni lo ha portato ad esplorare le esotiche lande della produzione italica (Crucianelli, Eko, Wandrè), ormai morta e sepolta ma non dimenticata. Per contro, poco o niente si dice del suono degli strumenti e, a dirla tutta, non è proprio una sorpresa.
Prima che cominciate a chiedervi che tipo d'uomo potrebbe sprofondare a tal punto sappiate che nessuno è al sicuro e che chi oggi pensa di che una cosa non potrebbe accadergli potrebbe essere la prossima vittima. Anch'io ero come voi, e ora, dopo qualche mese di bassi istinti sono diventato come lui...
Dimenticavo, alcuni pezzi della collezione Echaurren sono in mostra all'Auditorium di Roma (V.le de Coubertin) fino al 30 luglio 2009.
«Alias»
19 luglio 2009
Valerio Corzani
Sua Bassezza, la vita ha quattro corde Per molti l'essenza stessa del basso elettrico è il rutilante assolo di Jaco Pastorius e del suo Fender Jazz Bass nel brano Punk Jazz, un «solo» al fulmicotone inserito nella tracklist di un celeberrimo album dei Weather Report, Mr. Gone (1978). Per altri quell'essenza va ricercata nel sincopato incedere dell'Hofher di Paul McCartney; un giro di basso implacabile che ad esempio apre e condisce la funkeggiante Taxman all'interno di Revolver, il disco dei Beatles del 1966. Per qualche esteta del rock l'essenza sono le sei note assemblate da Sting in Walking on the Moon (l'album era Reggatta de Blanc del 1979), ma anche il glissato di Herbie Flowers (un basso elettrico doppiato con un contrabbasso) in Walk on the Wild Side di Lou Reed, o i riff infuocati di Noel Redding o, magari, tutti i giri di basso dei Joy Division...
Per Pablo Echaurren probabilmente l'essenza del basso elettrico sta invece nell'indugio pennato di Dee Dee Ramone, con la mano sinistra rigorosamente ferma sul tasto, nella prima strofa di Beat on the Brat, dall'album d'esordio dei Ramones targato 1976. Echaurren, pittore, fumettista e scrittore, ha una passione per i bassi elettrici e per i bassisti: «Soprattutto per quelli rocciosi e imperturbabili come Dee Dee Ramone (appunto, nda), Donald Duck Dunn e Bill Wyman».
Alla band newyorkese dei Ramones, Echaurren ha dedicato in passato un libro (Chiamatemi Pablo Ramone da Fernandel) e una mostra, mentre ora è arrivato il momento di un tributo allargato, anche se non ecumenico, quello al basso elettrico. Anche in questo caso è arrivato un libro, Bassi istinti (Fernandel), sorta di pamphlet socio-autobiografico, un atlante sentimentale del bassismo elettrificato pieno di notizie sullo strumento e di digressioni sulle proprie manie, perversioni, follie e catalogazioni bassistiche. Esilarante il capitolo dedicato allo «Sniffin' Basses». «Ci sono i patiti degli abitacoli delle macchine nuove - dice - e quelli che si sparano tutta la gamma dell'Arbre Magique. Io opto per i bassi. E anche per i case, le custodie rigide, gli astucci soppannati con improbabili vellutini d'angora... Fatemi snasare un EB-o Gibson e ve lo analizzo in ogni sua piega: profumo intenso e aperto, vanigliato, con una nota di confettura di lampone e di ciliegia matura... Il caramello bruciato unito al cuoio bagnato conferiscono al Les Paul una personalità spiccata, mentre il Precision American Standard trasmette un azzeccato melange di zucchero di canna e prugna acerba con una bella vena metallica. Più profondo e complesso l'Hofner a violino: prevale il tabacco arricchito da un alito di resina secca e da una polpa nervosa e scorrevole. Specie se tenuto costantemente a umidità controllata nella sua valigetta sagomata alla Al Capone».Definitivo quello dedicato agli «Astri e Pilastri»: «Il Precision del '51 e l'EB, l'Electric Bass, del '53. Uno Fender, l'altro Gibson. The Big Two. Due solid body dallo stile e dal design completamente diverso fra di loro, ma che hanno cambiato l'assetto dell'universo (sonoro)... Le pietre miliari tanto della historia quanto dell'histeria (collezionistica)».Pablo parla di bassi con cognizione di causa: ha infatti una collezione da farci una mostra. Non è una boutade. Dal 10 Giugno e fino al 30 luglio i bassi di Echaurren (e alcune sue tavole dedicate all'immaginario dello strumento) sono esposti all'Auditorium di Roma, tra il Foyer Sinopoli e l'Auditorium Arte. Titolo della mostra: «L'invenzione del basso».«Una sfilata di bassi, una trentina di pezzi - precisa lo stesso Echaurren - suddivisi per stili e per epoche, che intendono illustrare in maniera panoramica, la storia e l'evoluzione dello strumento dagli anni Sessanta a oggi».Fender, Gibson, Rickenbacker, Gretsch, Hagstrom, Framus, Hofner, Vox, Epiphone, Eko, Wandrè, Ampeg, Duesenberg, Guild, Burns, sono solo alcune delle sigle e delle marche
che hanno lasciato un segno nell'immaginario collettivo di migliaia di musicisti. Nel 1951, per merito di Leo Fender, viene prodotto il primo basso elettrico, il celeberrimo Precision b Bass. La storia e il sound della musica pop-rock cambiano per sempre. Il contrabbasso, quasi sempre ingombrante strumento di complemento nella musica classica e impegnativo bordone nemico-armonico nel jazz, non si addice alle sonorità e al look dei gruppi che stanno portando avanti la rivoluzione rock'n'roll. Dai primi anni Cinquanta lo strumento cambia il suo destino e diventa altro: si elettrifica, riduce le dimensioni a quelle di una chitarra, diventa un protagonista assoluto grazie ad alcuni virtuosi che ne interpretano le potenzialità anche in senso solistico e stravolge la concezione stessa della band.
È Melissa Af Der Maur - madrina della mostra dell'Auditorium, già bassista delle Hole di Courtney Love, oggi affermata solista - a precisare alcune di queste potenzialità nel booklet della mostra: «La chitarra basso cementa tutte le parti musicali. Collega il ritmo delle percussioni, le progressioni degli accordi alla chitarra, l'arrangiamento all'autore, le dinamiche emozionali al cantante e armonizza tutte queste componenti tra loro. Tutto si elabora e si collega nella linea del basso. La sua funzione si coglie a livello emozionale: tu senti il basso. Con il passare degli anni mi sono sentita sempre più a mio agio nei confronti del lato fisico, materico della performance del basso... è come andare a galoppo su un destriero!». Il bassista (o la bassista) taglia dunque il traguardo degli anni Cinquanta poi quello dei Sixties e diventa un protagonista di primo piano dei gruppi rock e pop. Il suo armamentario strumentale inizia una lunga e fertile cascata di travestimenti e modelli. Leo Fender ha inventato uno strumento che permette a chiunque di affrancarsi dal carisma ingombrante del contrabbasso. Il basso elettrico ha generalmente un suono meno rotondo, meno profondo, meno carnoso del contrabbasso. In alcuni casi il suono del basso elettrico va addirittura in una direzione timbrica completamente diversa. Il doppio binario - cambiamento di look e cambiamento di suono - fa sì che i bassisti elettrici approccino lo strumento con una mentalità diversa dai contrabbassisti. L'evoluzione dell'arnese cambia l'estetica, come spesso accade. Il mezzo giustifica il fine. Alcuni bassisti vengono ricordati non solo per i fraseggi, il sostegno e i groove che riescono a cesellare, ma anche per gli strumenti che imbracciano. L'Harmony H22 lanciato, tra gli altri, da Muff Winwood dello Spencer Davis Group, il Gibson EB2 manovrato ad arte da Chas Chandler, bassista degli Animals nonché scopritore di Jimi Hendrix, l'Hofner 500/1 di Paul McCartney, il Framus Starbass di Bill Wyman, il Fender Precision del '56 imbracciato da tanti bassisti rock'n'roll e poi rilanciato da Sting, per finire (o provare a finire questa lista) con il The (Tom Holmes Custom), un basso costruito per Bo Didley e regalato da Bo Diddley agli ZZ Top (rettangolare come la chitarra di Bo, ma a scaletta, un basso con una cassa detta a grattacielo)...Sono oggetti bellissimi, che servono a far girare la musica come si deve, a far suonare bene le idee musicali dei loro proprietari e aggiungono a queste qualità un surplus di caratura oggettiva, materica, da sfizio d'alta classe. Echaurren ha una sua idea molto faziosa degli oggetti preziosi dei prossimi secoli: «Un ipotetico riccone del 3020 me lo vedo così: rinchiuso in un bunker, circondato dai bruti; al fianco non una cassaforte piena di assegni, ma un armadio blindato con un Mosrite Ventures, un Gibson Thunderbird (magari proprio quello imbracciato da John Entwistle degli Who) e un BC Rich Bich, quello che sembra partorito dalla matita di Bob Kane, il creatore di Batman».
Sul numero di Rolling Stones di agosto 2009 Saturnino Celani, bassista di Jovanotti, definisce il libro di Pablo Echaurren «un capolavoro. Cita bassisti che entrano nei negozi e annusano sia il basso che la custodia, beh, io lo faccio!»
Rumore # 212
settembre 2009
Manuel Graziani
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