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L'ALTRA VITA DI EMMA
di Daniele Borghi Categoria: Top Collana Fernandel |
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Pagine : 124 Prezzo : 12,00 € ISBN : 978-88-95865-21-8 ANNO : 15-01-2010
«L’odio ha una sola manifestazione che non sia ipocrita: uccidere»
«Una stella solitaria è perfettamente al centro del vetro. La sua luce fioca e tremula ti ricorda l’essenza della tua anima stanca. Ti identifichi con quel corpo celeste con la stessa facilità con cui un’adolescente si innamorerebbe di una rockstar pompata dalla pubblicità».
15 febbraio 2010
Giuseppe Panella
Emma contro Emma
E’ ben nota l’espressione di orgoglio (che però gli costò un notevole pregiudizio da parte dei suoi contemporanei) e di fiducia nella propria potenza stilistica che spinse Gustave Flaubert a dichiarare che Emma c’est moi! (a proposito dell’eroina del suo grande romanzo Madame Bovary). Come è noto, Emma si uccide alla fine di un’infelice percorso esistenziale che la porta a tradire il marito Charles e a invaghirsi di un uomo, Rodolphe, che poi l’abbandonerà quando si sarà stancata di lei.
Emma Farina, protagonista di questo romanzo noir di Daniele Borghi, non ci pensa neppure a uccidersi ma preferisce costruirsi una seconda esistenza che sarà il risultato felice della propria vendetta. Il romanzo, scritto in seconda persona singolare come se fosse un discorso indirizzato a un Tu dialogante (immaginario o reale non importa affatto definirlo), è la storia di una vendetta maturata nel tempo lungo della giovinezza e della maturità.
Emma, sposata ad un uomo, Mario, che non ama più e che la considera soltanto una persona ormai squilibrata e priva di razionalità, si accorge della sua relazione adulterina con la propria sorella Veronica per aver notato di riflesso in uno specchio della cucina un suo gesto troppo intimo (l’uomo ha posato la propria mano all’interno della coscia destra della donna con gesto un po’ troppo familiare). Decide per questo motivo di vendicarsi e di ricominciare daccapo la vita che ancora le resta. Già altre volte la sorella si era preso e portato a letto senza problemi uomini con cui ella avrebbe voluto avere relazioni più lunghe (e una volta, facendole prendere deliberatamente lo scolo, si era anche ferocemente vendicata). Ora, però, la vendetta dovrà essere più radicale. [...]
Il romanzo di Borghi è breve ma non per questo meno preciso e accurato nelle descrizioni. Il ritmo è sostenuto e soprattutto la vicenda interiore di Emma è scavata con cura e con coraggio (non è certo banale per un uomo provarsi a descrivere e, direi, ad assumere la personalità di una donna, per di più matura e appartenente ad un’altra generazione).
Nonostante la stringatezza del testo, l’autore non rinuncia neppure a una non distratta dichiarazione di poetica, a una riflessione sulla natura della narrativa di finzione. Nel momento in cui la donna sta per vendicarsi e vibrare i colpi mortali e finali al marito Mario:
«Questa volta sei più attenta, non vuoi correre il rischio di fallire di nuovo. Con la mano sinistra abbassi il braccio di Mario. Lo trovi inaspettatamente cedevole, debole, forse rassegnato. Con la destra cali di nuovo l’antifurto. Questa volta l’osso cede e il suo corpo crolla su quello di Veronica. Il bloccapedali è penetrato a tal punto nel suo cranio che, per estrarlo, sei costretta a tirare con entrambe le mani. Lo riponi sul tappetino accanto ai tuoi pedi e fai un profondo sospiro. Non tremi, non hai l’affanno, non senti nell’aria il dignitoso odore dolciastro del sangue di cui tante volte hai letto, non hai nessun desiderio di vomitare o uscire precipitosamente dall’auto per allontanarti dai corpi. Gli scrittori mentono, ormai non hai nessun dubbio» (p. 73).
Anche precedentemente, a p. 70, Emma aveva notato di non provare particolari sensazioni negative (ma neppure piacevoli) preparandosi a togliere la vita a marito e sorella e questo a differenza di quanto gli scrittori (non solo quelli di romanzi d’azione – si badi bene) dicono dei momenti che precedono omicidi ed episodi di morte.
Ed è per questo motivo che allora mi sorge un dubbio: se gli scrittori sono mentitori o finitori, non lo potrebbe forse essere anche l’autore di questo libro? E se tutto fosse un sogno di desiderio, una rêverie di risarcimento della donna, frustrata e respinta dalla vita, tradita da marito e sorella, incapace di trovare uno sbocco plausibile al proprio odio per essi? Potrebbe essere una soluzione questa che avrebbe accontentato anche il miglior Simenon …
E se fosse tutto immaginario e visto, pertanto, attraverso lo sguardo assorto di una volontà che non sa tramutarsi in azione vera e si limita a pensare, a vivere fantasticamente e aspirare a un delitto perfetto – come nel migliore dei film di Hitchcock o nei romanzi di James M. Cain?
Non lo sapremo mai. L’autore vuole convincere il suo lettore che è tutto vero e, per farlo, accumula i particolari realistici l’uno sull’altro (interessante la ricostruzione dell’ambiente familiare della donna, importante la vicenda dei rapporti che essa ha con gli pseudo-amici del marito). Splendido è il racconto dell’episodio di un furto di un libro (non certo a caso il Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Cèline, il cui vuoto si avverte “tra Celati e Chandler”- come si legge a p. 50). La donna se ne accorta avendolo visto mediante il solito specchio di cucina e mette in difficoltà il ladro sbugiardandolo e ritrovando il romanzo rubato nella sua valigetta ventiquattrore. Ma la vicenda non è solo il racconto della follia quotidiana in cui Emma si trova a vivere. E’ un atto d’amore stilistico nei confronti dello scrittore francese come pure in quelli di Gianni Celati (di cui mima talvolta la scrittura delle ultime narrazioni – penso a Quattro novelle sulle apparenze del 1987) e di Raymond Chandler, padre spesso non solo putativo della narrativa nera e d’azione.
Sotto l’apparenza di una cupa vicenda nera di vendette familiari e di sangue, dunque, il romanzo di Borghi nasconde un possibile segreto. Questo lo rende assai più interessante per il lettore che se si trattasse della narrazione di un qualunque fait divers (come usa ormai sempre più spesso anche nella narrativa italiana, soprattutto di genere).
Il merito dello scrittore, allora, risiede particolarmente in questo – rendere originale e assolutamente non banalizzato un evento di cui le cronache dei giornali sono sempre, purtroppo!, pieni e trasformarlo in una metafora dei rapporti tra i sessi e all’interno della famiglia borghese come si tentava spesso di fare un tempo, soprattutto negli anni della contestazione e delle lotte per i diritti civili, e come ormai non si fa più. Sono cambiati i tempi o sono diversi gli scrittori oggi?
Domanda cui è difficile dare risposta, almeno nel periodo attuale.
Per fortuna, Borghi non demorde e mantiene intatta la rabbia e l’odio della propria protagonista per scagliarla impavidamente contro le barriere del perbenismo e dell’ipocrisia individuale e sociale.
Cronache da Thule Ricordate Un giorno di ordinaria follia? In quel celebre e bel film del 1993 diretto da Joel Schumacher, Michael Douglas interpretava William Foster, un perfettouomo medio che, assillato e depresso da piccoli/grandi problemi quotidiani, familiari in principio e poi “sociali”, perdeva la testa trasformandosi in uno spietato assassino… Con tutti i distinguo del caso, la protagonista del nuovo romanzo di Daniele Borghi, L’altra vita di Emma (Fernandel) è una sorta di William Foster in gonnella: donna di mezz’età, si muove ormai come un’estranea in un mondo quotidiano che le soffoca la vitalità tra un matrimonio ormai esaurito nel suo senso classico e una monotonia giornaliera popolata da persone false e ostili…
9 marzo 2010
Monica Mazzitelli
Il romanzo di Daniele Borghi è decisamente cupo: una donna che ha appena passato i cinquanta si trova di fronte a una vita che ha cercato di ignorare: la propria. E non solo nei suoi contenuti pratici ma soprattutto in quelli emotivi. Emma è arrivata alla fine di un binario su cui si sente di rotolare per caso, per conseguenze di vita di cui fa fatica a rintracciare una convinta scintilla iniziale, se non quella di un amore nato in gioventù che ha finito per essere una carcassa insostenibile. Una carcassa tutt’altro che vuota però: ricolma di odio, tutto quell’odio che nasce dalla fine delle illusioni, dall’amarezza di un senso di spreco del proprio tempo a favore di un progetto/qualcuno che appare ormai solo la caricatura volgare dell’uomo che aveva sposato. Ma è proprio dall’odio che la protagonista trae la spinta per vedere se il treno può rimettersi in moto, se il binario non è alla fine davvero morto, ma solo stanco. E fa una scelta assurda e rischiosa, in uno stato quasi delirante. Ce la farà?
Credo che quello che più conta non sia l’intreccio o il finale di questo romanzo, ma il ritratto sensibile e da una prospettiva così “al femminile” di questa donna, che conosciamo intimamente in tutta la sua debolezza ma anche nella sua forza, nel non volersi arrendere a costo di sbagliare, il rifiuto a rinunciare alla sua ultima occasione di vita. È davvero abile Borghi nel descrivere questo personaggio, lo fa con un’umanità e una sensibilità che ricorda certa letteratura francese. Forse si sarebbe potuto asciugare qualche metafora di troppo in questa elegante prosa, ma si tratta di piccoli dettagli che non tolgono nulla a un romanzo molto interessante. È il quarto della sua carriera: lo terremo d’occhio.
«Ravenna In magazine»
Avvincente e ricco di colpi di scena è il romanzo Fernandel L'altra vita di Emma firmato dal romano Daniele Borghi. La protagonista racconta in seconda persona la monotonia di una vita qualunque, del suo essere una cinquantenne imprigionata in vuoti e obbligati ruoli. Rumina pensieri che la scollano dalla realtà, fino a quando la porta di una nuova vita le si spalanca all'improvviso, e lei vi si butta a capofitto contro ogni morale o etica. Consapevole della relazione tra il marito e la sorella pianifica un piano diabolico: la sua apparente e iniziale inettitudine pare trasfigurata. L'incalzare narrativo imboccherà quindi una direzione ben precisa: "l'odio ha una sola manifestazione che non sia ipocrita: uccidere".
Emma è sposata da più di vent’anni con Mario. Hanno avuto due figli che per fare l’università si sono trasferiti in una grande città del nord. Ora che ha superato i cinquant’anni, Emma si trova ad affrontare un rapporto matrimoniale logoro: è arrivata a detestare Mario a tal punto da pensare a volte che, nel baratro in cui è caduta la sua vita, sia proprio questo sentimento di rancore a farla sentire viva. Dopo essersi svegliata accanto al marito, come sempre, Emma aspetta che Mario esca per farsi una doccia e prepararsi all’ennesima giornata uguale alle altre, con le stesse commissioni da compiere, l’inevitabile spesa, la televisione a tenerle compagnia, incapace di trovare un modo utile per impiegare il tempo. Questa sera, però, Mario ha invitato a cena sua sorella Veronica, di appena due anni più piccola. Emma e Veronica si assomigliano in modo impressionante, ma hanno caratteri diametralmente opposti. Sono sei mesi che non si vedono ed Emma si ritrova con vergogna a ricordare il piano messo in atto sui vent'anni per vendicare il fatto che Veronica cercasse di portare a letto tutti i suoi ragazzi. Ma si ricorda anche dell’intesa profonda provata con sua sorella subito dopo la morte della madre. Ancora non sa, Emma, che questa sera le si presenterà l’occasione per una nuova vendetta che, lungi dal farla semplicemente arrossire, le darà l’opportunità di cominciare una nuova vita…
Scrittore eclettico Daniele Borghi, forse perché scrive da quando aveva quattordici anni ma ha iniziato a pubblicare solo di recente: nel frattempo si dedica ad altre attività professionali. Ha scritto canzoni, pubblicato una raccolta di racconti e partecipato all’uscita di un'antologia poetica. L’altra vita di Emma è il quarto dei suoi romanzi, tutti carichi, in un modo o nell’altro, di un’atmosfera noir. A farcelo pensare nel suo primo romanzo Il nome di una privazione è il protagonista, un detective sui generis, come nella migliore tradizione; in Pinocchio non abita più qui invece è l’ambientazione, una sgangherata periferia romana tipica del noir urbano, mentre inFuori è un brutto mondo sono il cinismo diffuso e la corruzione imperante. La storia di Emma, invece, è quella di una anti-eroina, di cui arriviamo a comprendere il punto di vista criminale forse grazie all’espediente del “tu narrativo”, ma anche per la sua critica spietata del perbenismo: ci immedesimiamo nel suo sentirsi “una radio fuori sintonia, un apparecchio che non riesce a captare le lunghezze d’onda del mondo. Rotta, guasta, fuori servizio, fuori tempo, fuori luogo”. Lo stile asciutto e diretto, rafforzato dall’uso della seconda persona singolare, e il ritmo sostenuto danno vita a un romanzo breve che però non tralascia la precisione nelle descrizioni e l’accuratezza nell’introspezione. Forse la scrittura si abbandono troppo spesso alle figure retoriche, abbondando eccessivamente di paragoni. Per restare nel cliché del noir ci aspetteremmo un finale meno gradito per la protagonista, ma non per questo l’autore cade nella tentazione di voler consolare il lettore. Il Piccolo
Emma è una donna di cinquant’anni, sposata e con due figli ventenni e ormai indipendenti. La sua è un’esistenza qualunque, simile a quella di tante altre donne come lei. Ma da qualche tempo Emma sente di essere prigioniera di se stessa, della sua vita, di suo marito. E anche di sua sorella Veronica, che ha solo due anni di differenza ma le somiglia come una goccia d’acqua, e con la quale ha sempre avuto un rapporto difficile e competitivo, soprattutto in amore. Dunque la vita di Emma è come sospesa, in stand-by. Il suo rapporto con il mondo intero è fatto di stanchezza, diffidenza, della sorda e sottile rabbia di chi sente di essere stato derubato un po’ alla volta di tutto ciò può rendere una vita migliore. |
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