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ACCECATI DALLA LUCE di Morozzi Gianluca

Categoria:   Top  Collana Fernandel
 


Pagine : 224
Prezzo : 14,00 €
ISBN : 88-87433-46-1
ANNO : 01-05-2004


Questo romanzo di Gianluca Morozzi indaga il panorama eterogeneo dei fan di Bruce Springsteen: non solo ragazzetti urlanti sotto il palco, ma anche irreprensibili professionisti che trascurano il lavoro per seguire la tournée europea del loro idolo, padri e mariti perfetti che al richiamo del “Boss” abbandonano la famiglia per trascorrere la notte in fila davanti a un negozio di dischi. Un romanzo che racconta dall’interno un mondo che conosciamo superficialmente e che, grazie alle capacità dell’autore, ci sembrerà di vivere in prima persona.
Scritto con uno stile diretto e coinvolgente, Accecati dalla luce è un romanzo per tutti, non rivolto esclusivamente al gruppo degli “iniziati” springsteeniani. Un libro scritto con l’umorismo che caratterizza la narrativa di Morozzi, ma senza l’ironia di chi descrive da fuori un fenomeno che non gli appartiene.


Hanno scritto di lui

«Succede, raramente, che uno scrittore diventi anche oggetto di culto, con circoli di fedelissimi che vanno a tutte le sue presentazioni nel raggio di un centinaio di chilometri e che non si perdono neanche il raccontino uscito sulla rivista per iniziati… Succede così a Gianluca Morozzi» (Piersandro Pallavicini, «Tuttolibri, La Stampa», giugno 2003)


«Il taglio divertente dei suoi libri non gli impedisce, alla fine, di tracciare un (auto)ritratto tagliente e molto poco accondiscendente della sua generazione» (Giancarlo Susanna, «www.railibro.it», giugno 2003)


Come inizia


La soffiata arriva alle cinque del pomeriggio mentre cerco una coperta, nel caso che stanotte faccia un freddo da creparci. È Piero che mi telefona concitato, dice soltanto Corri da Freejoint che c’è una lista, poche parole ma chiarissime.
Dieci secondi e ho già addosso la maglietta identificativa del Bottom Line.
Trenta secondi e sono in strada a maledire il traffico.
Sfreccio sgommando su via Gagarin direzione tangenziale, mi fermo scalpitante alla rotonda, do la precedenza ripetendomi Dai, dai, su, faccio tre quarti di rotonda, sgommo su via Gagarin direzione stazione, che se ieri sera parcheggiavo dall’altro lato della strada avevo risparmiato mezzo minuto buono, dai, dai, su.
Straccio in volata il semaforo appena diventato rosso, giù per il cavalcavia, su alla rotonda di via Gobetti, tu guarda quante rotonde maledette ci sono in ’sto quartiere, neanche in Francia, dai, dai, su.
Tutta via Gobetti al volo, giù per l’ex mercato occupato, via Creti, semaforo rosso, dai, dai, su. Destra, sinistra, a cento metri da Freejoint vedo un parcheggio libero. Faccio un calcolo mentale rapidissimo, perdo più tempo a fare questi cento metri a piedi o a fare il giro dell’isolato nel caso non ci sia nemmeno un buco davanti a Freejoint?
Parcheggio.
Davanti a Freejoint ci sono sei persone e un foglio appoggiato al cofano di un’auto. Quel foglio è La lista.
Mettiamo che in lista ci siano già cento persone, novantaquattro siano andate a farsi un giro e solo sei siano rimaste lì, beate e tranquille, per socializzare. Io sono fuori. Fuori lista. Totalmente fuori. Senza lo straccio di un biglietto.
Mi avvicino ai sei con un sorriso stiratissimo, cerco di non mostrarmi teso. L’Uomo lista che custodisce il foglio nota la mia maglietta identificativa, sorride, dice Scommetto che vuoi metterti in lista, io dico Eh sì, scommetti bene, e intanto lo vedo, il foglio. Ci sono scritti sei nomi soltanto.
Sospiro.
L’Uomo lista in questi momenti è Dio, è il motore del mondo, la sua parola è il verbo. Anche se altri non è che il primo fan arrivato da Freejoint, quello che si è accordato con il rivenditore, il quale approva convinto le autoregolamentazioni pur di evitare assembramenti in negozio. Se arrivavo io per primo diventavo l’Uomo lista, le regole le facevo io. Invece è arrivato prima lui, le regole le fa lui. Rispetto ad altri odiosi Uomini lista questo sembra anche simpatico e disposto alla concertazione.
Finché siamo solo in sette cerchiamo di stabilire le regole fondamentali, dice l’Uomo lista con grande spirito democratico, e tutti lo ascoltiamo come fosse Mosè con le tavole della legge.
Regola uno, dice l’Uomo lista mentre tutti facciamo Sssh!, Regola uno, ogni persona segnata sulla lista ha diritto a due biglietti.
Annuiamo convinti, sì, sì, diciamo, certo che ognuno ha diritto a due biglietti, e vorrei anche vedere che non avessimo diritto a due biglietti, l’hanno deciso gli organizzatori della Barley­Arts, mica te che sei un fan come noi e sei solo arrivato per primo, certo che abbiamo diritto a due biglietti.
Regola due, dice l’Uomo lista, Chi non è qua domattina alle nove all’apertura viene cancellato dalla lista, e tutti noi facciamo grandi segni di approvazione, certo, pensiamo, se qualche fighetto vuol dormire non si merita il biglietto, chi alle nove non è qua va a vedersi Britney Spears.
Regola tre, sogghigna l’Uomo lista, e io penso Adesso fissa gli appelli.
Regola tre, gli appelli, dice l’Uomo lista, Non è che uno può segnarsi adesso e riapparire domattina alle nove, il posto va difeso e mantenuto, e allora stabiliamo gli appelli. E qui facciamo di nuovo Ssshh! anche se l’unico suono è quello di un motorino di passaggio. Allora, primo appello stasera alle dieci, quindi prima delle dieci potete andare a casa, cenare in tutta calma, quello che volete. Scatta un breve applauso.
Secondo appello, medita l’Uomo lista, all’una di notte.
Terzo appello, annuncia l’Uomo lista, alle tre di notte.
Dalle cinque in poi, improvvisa l’Uomo lista, Un appello ogni ora fino alle nove.
Alziamo i pollici in segno di approvazione, l’Uomo lista ha parlato, gli appelli sono fissati. Ripassiamo tutti mentalmente, le dieci, l’una, le tre, ogni ora dalle cinque in poi. Stupendo. Perfetto. Regole chiare e precise. Siamo tutti d’accordo.
Poi arriva trafelato Piero, l’uomo della soffiata, il chitarrista della X Street Band.
Arriva di corsa, sudato e con l’aria di chi ha preso un breve permesso dal lavoro. Domanda ansioso C’è ancora posto in lista?, io gli dico di sì nel tono più tranquillizzante possibile, lui sospira di sollievo, corre a segnarsi, si ripete ad alta voce gli orari degli appelli, le dieci, l’una, le tre, torna al lavoro sempre di corsa.
Il tipo di Freejoint esce, si assicura che l’autoregolamentazione stia procedendo bene, propone di scrivere la lista in due copie e di appenderne una sulla serranda dopo la chiusura, rientra.
Bene, ora posso tornare a casa per un po’. Saluto tutti, dico Allora ci vediamo alle dieci, e gli altri ripetono paciosi Alle dieci.
Per il primo appello, aggiungo, e loro ripetono sorridenti Per il primo appello.
E poi all’una, qui gli altri sorridono e basta, che di ripetere si sono rotti già i maroni.
Torno a casa con calma, senza inveire contro le rotonde. Tanto sono in lista.
Devo solo dire a un po’ di persone di correre da Freejoint, e poi posso anche riposarmi. Se non arriva la classica telefonata seminapanico della Giulia.
Che infatti arriva.
E semina panico.
La Giulia dice concitata Diego ha tradito, Diego ci ha abbandonati.
Più o meno.

[segue...]


RECENSIONI

"Accecati dalla luce" non e' un romanzo e non e' un'autobiografia, e non e' nemmeno un saggio sulla psicologia dei *fan*. Pero' e' un po' di tutte queste cose messe insieme, in modo vivace e piacevolissimo. Gli appassionati di Springsteen si commuoveranno per forza alle infinite citazioni dalle canzoni del Boss (e probabilmente scoppieranno in lacrime di gioia leggendo le ultime due pagine del libro - che sta a Springsteen come il finale di "Nuovo Cinema Paradiso" stava alla storia del cinema) e al ritratto affettuosamente autoironico che Morozzi fa dall'interno delle loro file. Ma ai non iniziati al culto resta comunque un libro che fotografa almeno un paio di generazioni con sincerita' davvero entusiasmante, e che mai, nemmeno per un momento, suona costruito a tavolino. Quello che Morozzi scrive sembra imbottigliato cosi' come sgorga dalla sorgente, e davvero vale la pena di sgargarozzarselo tutto.
Che poi, una volta finito "Accecati dalla luce", non c'e' neanche il problema di dover aspettare chissa' quanto un Morozzi nuovo. C'e' gia' li' che aspetta "Blackout", il libro che ha appena pubblicato con Guanda. Come dicevo all'inizio, io l'avevo gia' comprato; percio', in quella libreria di una piccola localita' balneare, mi sono limitato a sfilarlo dallo scaffale e sfogliarlo un po'. E, uscendo, l'ho risistemato in modo che se ne vedesse bene la copertina, non solo la costolina. Con il permesso del libraio, che e' anche meglio.
Ci dia un'occhiata, gli ho detto, che se le piace questo autore ce ne sono gia' altri quattro pronti da ordinare. L'editore si chiama Fernandel. (Alberto Farina, dal sito it.cultura.libri)

Morozzi ti coinvolge nelle sue tragicomiche vicende, impedendoti di mollare il libro finché non l’hai finito. Io l’ho letto tutto in una notte, faticando non poco a soffocare le grasse risate che rischiavano di svegliare il vicinato. Grande! Accecati dalla luce lo conferma come uno dei nostri più promettenti scrittori. Più che un semplice Nick Hornby italiano. (L'Alligatore dal sito smemoranda.it)


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