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CRUCIVERBA di Buschi Alessandra

Categoria:   Top  Collana Fernandel
 


Pagine : 128
Prezzo : 12,00 €
ISBN : 88-87433-42-9
ANNO : 01-06-2004


Uno schema di parole crociate: è sotto questa forma che si sviluppa il nuovo romanzo di Alessandra Buschi. Il lettore ricostruisce, una definizione dopo l’altra, il momento che la protagonista sta attraversando, la sua vita di donna, di madre e di moglie, la sua storia d’amore che sembra essere arrivata a un punto cruciale. Il cruciverba offre alla protagonista lo spunto per mettere completamente in discussione la sua vita: è l’occasione per cercare una risposta, come in un puzzle che va lentamente a ricomporsi. Il libro è basato su di un gioco, un vero cruciverba che la protagonista riempie azzeccando soluzioni e badando agli incroci. Un gioco semplice che l’aiuta a porsi domande complicate: Chi è lei veramente? Cosa davvero le piace o non le piace? Il romanzo racconta la vita quotidiana di una donna qualsiasi che riscopre il valore di se stessa.


Come inizia

Ci sono i dati tecnici, forse bisogna partire da qui. Voglio dire: forse è così che si deve iniziare, io non me ne intendo, non c’ho metodo, forse se avessi fatto l’università ce l’avrei questo metodo, qualcuno me lo avrebbe insegnato, ad esempio se avessi dato una tesi: forse è dai dati tecnici che bisogna partire, poi sviluppare uno per uno gli argomenti, ma io non lo so come si fa una tesi di laurea, o meglio sì che lo so: ne ho battute talmente tante a macchina, talmente tante: di medicina, di lettere, tesi per il dams di Bologna, lauree in storia, in pedagogia, in quello che ti pare: da John Cage ai feromoni, dall’interpretazione dei disegni dei bambini all’estimo, e poi a tempo debito me l’ero pure letto Come si fa una tesi di laurea di Umberto Eco, per cui conoscenze ce n’ho, e se debbo dire la verità, io di tesi ne ho pure scritte un paio quasi io, cioè che la gente mi aveva dato dei dati grezzi, ma molto grezzi, e io avevo elaborato delle tesi sulla traccia di un professore di storia dell’arte che mica era mio professore di storia dell’arte, cioè lui manco sapeva che io esistevo, che le tesi le aveva scritte la dattilografa nessuno lo sapeva, soltanto l’allievo lo sapeva, lui sì, che alla fine mica ci ho guadagnato su i milioni, mi veniva da svenire all’idea: ho fatto pagare la battitura e fatta finita: mille lire a pagina andava, diciotto righe di sessanta battute, sono una scheggia in questioni del genere: ci metto un attimo a scrivere diciotto righe di sessanta battute, un vero scherzetto per me che sono bravissima in dattilografia, e peccato che ora non ci sia qualcuno che voglia sfruttare questa mia bravura in dattilografia, ora come ora mi servirebbe proprio che qualcuno la sfruttasse questa mia bravura, visto che rischio di diventare più povera di prima, se questo può essere possibile.
Cioè non so: non riesco mica a immaginarmi più povera di prima, proprio non posso immaginarmelo possibile, ma forse questo succederà, e allora sarebbe folgorante per la mia vita in questo momento se qualcuno volesse sfruttare la mia bravura e precisione e velocità e tutto il resto in dattilografia, ché io mi lascerei sfruttare volentieri in questo, cioè io farei un lavoro onesto, niente creste sopra, quel che è giusto è giusto, un tanto a pagina, a me andrebbe bene, lo so che un tanto a pagina a me comunque converrebbe: a me scrivere diciotto righe di sessanta battute è una cazzata, una vera e propria cazzatina, un lampo.
Insomma si potrebbe anche dire che io sappia da dove bisogna cominciare, anche se nessuno potrebbe metterci la mano sul fuoco visto che non ho mai discusso una tesi di laurea a nome mio e bene o male sono una del ceto medio-basso, iscritta pure ai coltivatori diretti: mica uno si fida ciecamente di una del ceto medio-basso per di più iscritta ai coltivatori diretti. Io lo so che è così: tu ti puoi leggere quel che ti pare, ti puoi studiare quel che ti pare, puoi sapere quel che ti pare, ma sempre e comunque sei una del ceto medio-basso, iscritta pure ai coltivatori diretti.
Allora io parto da qui: dai dati tecnici, che sono:

VENTIDUE CASELLE IN ORIZZONTALE
PER DODICI CASELLE IN VERTICALE

per un totale di duecentosessantaquattro caselle, di cui quaran­taquattro nere e le restanti duecentoventi bianche, e il tutto va sotto il nome di Parole crociate a schema libero, ovvero le caselle nere sono sparse un po’ qui un po’ là, no una fila diagonale che le ammucchia negli angoli, ma proprio sparse un po’ qui un po’ là, e passando a considerare il fatto dall’altra parte, cioè dalla parte di chi lo inventa lo schema di parole crociate, il tutto verte sul fatto che di caselle nere meno ce n’è e meglio è: mica puoi mettere un’esagerazione di caselle nere in uno schema di parole crociate: questo significa che non sai inventare uno schema di parole crociate come si deve: ci dev’essere equilibrio tra le nere e le bianche, una roba tipo quando uno suona il pianoforte, credo, che non puoi suonare sempre e soltanto sui tasti neri o sempre e soltanto sui tasti bianchi: mischiati, devono essere, ma in equilibrio. 



 RECENSIONI

http://www.rcslibri.it/speakerscorner/incontro16.spm
Luigi La Rosa

Questa settimana voglio parlare di un altro di quegli scrittori che mi piacciono. Il suo nome è Alessandra Buschi, e ha appena mandato in libreria un romanzo che consiglio caldamente a tutti. “Cruciverba” (Fernandel, pp. 124, 12 euro).
Finisco di leggerlo tra una passeggiata e l’altra, nella calura intollerabile della mia giornata metropolitana.
Lo termino con una punta di invidia nel cuore. La scrittrice di cui vi parlo risiede infatti in campagna, dividendosi tra il rapporto con la terra e la gestione di una piccola libreria. Un’esistenza eccezionalmente poetica, figlia dei silenzi di una solitudine scelta, ricercata, e quei momenti di scrittura che tutti noi conosciamo fin troppo bene, quando desidereresti esser solo davanti al turbinio della mente, davanti alla fatica che l’angelo capriccioso della forma ti sta imponendo.
Ogni scrittore conosce e apprezza simili momenti. Quelle occasioni nelle quali sarebbe necessario rimanersene soli (ma soli dentro, soli da tutto e lontani da qualsiasi forma di distrazione) per ritagliarsi tempo, forza e volontà necessari alla realizzazione del proprio progetto letterario.
In fondo, l’arte si conquista soltanto a duro prezzo, a sacrificio della vita stessa in qualche caso. E chi non è disposto a sottoporsi a una disciplina simile, non potrà mai raggiungere dei risultati apprezzabili...

http://www.dispenseronline.it/printBook.php?id=630
Matteo Bordone

Sapete che noi teniamo sempre d’occhio la scena italiana che dà grandi soddisfazioni a chi sa dove cercare. Un posto dove cercare da tenere d’occhio è l’editore ravennate Fernandel, uno dei nostri affezionatissimi. Alessandra Buschi è un’altra delle scrittrici che ha esordito con le raccolte di Tondelli dedicate agli Under 25, nelle quali incappiamo molto spesso, segno dell’occhio lungo di Pier Vittorio. Dopo l’esordio ha pubblicato prima due raccolte di racconti e poi un romanzo. Cruciverba è quindi il suo secondo lavoro sulla lunga distanza, ma mantiene un piede nel racconto. Si intitola Cruciverba ed è effettivamente un esperimento anche formale di quelli che sarebbero piaciuti a Italo Calvino o a George Perec. Una storia intera raccontata attraverso le definizioni di un Cruciverba.

http://www.lettera.com/libri/libro.jsp?id=4985
Brunella Silvestrini

Nella veste di solutore di un cruciverba a schema libero, l'autrice ci trascina in un percorso all'indietro alla ricerca di episodi, ricordi, sensazioni del passato che sono le radici del suo malessere presente. Lo stile è semplice, asciutto, quasi infantile, come se tutta la complessità di una vita si potesse meglio raccontare ricorrendo ad un linguaggio talmente diretto che anche i bambini potrebbero capirlo.

Potete ascoltare la voce di Alessandra Buschi che parla del suo libro, intervistata da Marino Sinibaldi a Fahrenheit di Radio 3 (8 giugno 2004)


Clicca qui per scaricare la rassegna stampa completa in formato pdf

 


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