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Pagine : 192 Prezzo : 12,00 € ISBN : 88-87433-38-0 ANNO : 01-06-2003
Learco e Mario, i protagonisti di "Storia della Russia e dell'Italia", sono costretti da un opportunista editore romagnolo a raccontare in un libro la storia di questi due paesi, dal momento che hanno firmato in stato di ubriachezza un contratto che li vincola a consegnare il manoscritto in tempi brevi. Il romanzo raccoglie dunque le lettere che Learco e Mario si scambiano, mettendo insieme reminiscenze scolastiche e ricordi personali. All'interno del dialogo tra i due protagonisti si inseriscono altre "voci", come per esempio quella di Alvise, il nipote dell'editore romagnolo, desideroso di entrare a pieno titolo nel progetto.
Il libro contiene, in appendice, il breve saggio "Spaccarsi la testa", che si può considerare il manifesto della "letteratura rovinata"; l'obiettivo è quello di pubblicare libri "brutti" ma proprio per questo indispensabili.
"Siete degli studiosi di russo e volete approfondire la materia. (Bene.) Avete intenzione di sapere qualcosa in più della Russia. (Incoraggiante.) Volete poi conoscere i risvolti della storia italiana. (Non guasta mai.) Sareste contenti di sciorinare le idee rubate da un libro di narrativa per fare bella figura dinanzi ad un'amica o a un gruppo di persone. (Non male.) Ebbene, se avete questi propositi, se volete "storicizzarvi", cambiate libro. Sì, avete capito bene. Tutto dovete fare meno che leggere il romanzo di Nori e Raffaini. La Russia. Cos'è per i due autori? E' il luogo dove la maggior parte degli italiani vanno a fiondare. Il novanta per cento. (...) Il libro si può leggere anche se siete depressi, anche se avete troncato la storia con il vostro partner da un giorno. Non serve il vostro medico per la prescrizione. Ci pensa questa recensione (per la cura). Due ore al giorno per tre giorni e arriverete divertiti alla centottantottesima pagina. Nel libro, tra richieste di denaro all'editore tirchio e pubblico che scarseggia nei concerti della band dei Bagoncelli, si trovano anche molte trovate intelligenti. Su tutte, il richiamo a Cechov e alla sua testa spaccata. Nori e Raffaini infatti la testa non se la sono spaccata per scrivere questo romanzo. No, perché hanno cominciato a scrivere avendo la testa già spaccata." (Gianni Paris, "Abruzzo Oggi", dicembre 2003).
La quarta di copertina
«Non mi davo pace, caro Learco, Pistolare vorrà dire un romanzo sulle pistole, pensavo, visto che parlavi di macchine diesel e di caffè liofilizzato, chissà come gli è venuto in mente un romanzo sulle pistole, pensavo. E niente, pensavo, dovremo scrivere un romanzo sulla storia delle pistole russe e italiane. Solo che poi pensavo Ma pistole in che senso? Nel senso di armi?»
«D'altro lato, se uno legge il nostro romanzo ci son tanti di quei maroni narrativi tante di quelle ingenuità che sono così evidenti rimangono così impresse che uno poi se si mette a scrivere un romanzo per conto suo dopo aver letto questo ha così presenti gli errori che ha letto nel nostro romanzo che quegli errori lì almeno non li ripete e noi nel nostro romanzo di errori c'è pieno, ci son quasi tutti gli errori possibili e immaginabili anche la presunzione, che presumere che dentro un romanzo ci siano tutti gli errori possibili e immaginabili è una presunzione mica da poco, caro Mario».
Con Storia della Russia e dell'Italia si tenta di fondare un nuovo genere narrativo, il romanzo storico epistolare. Essendo un primo tentativo, a dispetto dell'indubbio interesse del tema trattato, nonostante un attento lavoro di documentazione e di studio e malgrado una veste tipografica che si sforza di essere accattivante è venuto fuori un romanzo un po' noioso, che si fa fatica a finire di leggerlo.
RECENSIONE
Piersandro Pallavicini
TTL, La stampa
14/02/2004
Qui si fanno i libri stupidi e brutti, ma necessari
Qualcosa di strano: un romanzo epistolare a quattro mani, intitolato Storia della Russia e dell’Italia, inaugura, per Fernandel, una collana che porta la sigla Ldm, acronimo dichiarato di Libri Di Merda. Lo strano sta nel fatto che la casa editrice ravennate è nota per la sua sobrietà e la sua qualità, in una prospettiva di ricerca sulla nuova narrativa italiana che l'ha portata a pubblicare autori che poi hanno trovato la loro strada nelle major. Il più noto dei quali, Paolo Nori, è non solo autore di questo libro (insieme a Marco Raffaini, musicista con lui ne I Bogoncelli), ma è anche ideatore e curatore della collana Ldm. E anche qui c'è dello «strano». Perché Nori è uno scrittore che è stato caso letterario (all'epoca di Bassotuba non c'è, del contratto con Einaudi e della piccola valanga di libri che ne sono seguiti), è uno scrittore che ha venduto bene e molto bene è stato trattato dalla critica. Uno scrittore che ha appena lasciato Einaudi per un'altra major, Feltrinelli, e che insomma ha quella che si potrebbe chiamare un'immacolata reputazione da difendere. E questo tipo di scrittore si prende una pausa con l'editore che lo fece esordire (Le cose non sono le cose, Fernandel 1999), per occuparsi di una collana che si chiama Libri Di Merda…strano davvero, considerato il terrore che la maggior parte degli scrittori italiani giovani quanto o più di Nori, e meno affermati di lui, ha di non essere presa sul serio. Ma ecco: forse proprio per questo, per farsi prendere sul serio, Storia della Russia e dell'Italia arriva armato di un apparato teorico. Spaccarsi la testa, saggio-appendice sulla «letteratura rovinata», spiega che c'è chi scrive perché si è spaccato la testa», chi scrive cioè per bisogno, per sfogo irrinunciabile e curativo di un animo devastato, che scrittori di questo tipo possono anche fare libri stupidi, che ai più possono sembrare brutti, ma che, invece, dentro hanno una loro intima necessità. Libri che - dice Nori - troveranno ospitalità in Ldm. Lecito dunque aspettarsi da questo primo volume qualcosa di disturbante, o magari sgradevole, ma qualcosa dove verità e necessità esplodono in faccia al lettore. Invece niente di tutto questo: Storia della Russia e dell’Italiaè un lungo scambio di e-mail tra gli alter ego di Nori e Raffaini, con la lingua-nonlingua cui Nori ci ha abituati, e con un Raffaini (qui all'esordio su volume) che gli va dietro, scrivendo in modo che vien da chiamare clonato. C'è una specie di trama-spunto un po' traballante (un contratto firmato da ubriachi, da onorare stendendo proprio questo libro epistolare), e poi ci sono divagazioni stralunate, demenziali, ironiche, sui trascorsi dei due alter-ego in Russia. Con richiami a eventi e personaggi storici sia russi che italiani, tanto per tener vivo l'embrione di trama, ma, per la maggiore, con l'attenzione focalizzata sulle proprie bevute, «fiondate», crisi esistenziali, idiosincrasie, entusiasmi… Va detto: pur sbandando talvolta verso il goliardico, questo romanzo tiene compagnia, fa sorridere, ha qualche trovata brillante e, nel suo insieme, risulta non pecoreccio ma garbato. Un tipico libro Fernandel. Un libro simpatico, insomma, anziché rovinato, spaccato, esplosivo o necessario. Un libro che per Nori, probabilmente, rappresenta una specie di vacanza un po' sbracata tra amici: cui risulta inutile sia l'apparato teorico (che suona posticcio) sia l'appartenenza alla scatologica collana. Per la quale, un po' scettici, vien da chiedersi chi avrà voglia di farsi scientemente pubblicare.
Ascolta Paolo Nori e Marco Raffaini a Fahrenheit su Radio 3 (7 gennaio 2004)
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