Collana Fernandel

Luca Saltini, Il demolitore di camper


Il demolitore di camper

Radio e TV


  • Intervista a Radio Lab di Catania (17 gennaio 2014)

  • Pagine: 192
    Isbn: 9788895865959
    Collana: Fernandel
    Data di pubblicazione: 13 novembre 2013
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    Non esistono cure efficaci contro il divorzio, soltanto lenitivi. Quando i rapporti con la moglie diventano impossibili, Dino Bardi trova sollievo nel distruggere un camper a suon di mazzate, dato che ci sono di mezzo anche due bambini piccoli. Per lui, padre non affidatario, dopo la separazione riuscire a vederli diventa difficilissimo, oltre la selva di ostacoli di legge che si frappongono quando la relazione tra gli adulti si interrompe. Dino poi è un personaggio sopra le righe, che agisce sempre di pancia, e che si caccia in avventure assurde per aggirare divieti e norme che gli impediscono di stare coi figli. Mette in piedi sotterfugi, si infiltra, si traveste. Per questo gli serve un complice, Michele, uno scrittore per l’infanzia che vive con la nonna di novantasette anni. I due finiscono quasi sempre in situazioni da cui non sanno uscire. Per fortuna su di loro vigila la vecchietta, in grado di tenere testa a chiunque, alla furia di Dino, agli argomenti dei giudici e alle accuse della polizia. Sarà lei a condurre il demolitore di camper su una strada sicura, che gli consentirà di mantenere un bel rapporto coi figli.
    Una storia quasi vera, e che, nonostante tutto, finisce bene.

    Vincitore della Terza edizione del Premio Letterario Grotte della Gurfa – autori di Narrativa Under 40 – Alia (Palermo)


     Luca Saltini vincitore della terza edizione del premio letterario Grotte della Gurfa

    Luca Saltini vive a Lugano, in Svizzera, dove si occupa di ricerca storica. Per quasi un decennio ha lavorato nell’università, pubblicando come autore o curatore molti volumi e articoli scientifici dedicati alla storia o alla cultura del Novecento. Il suo libro Il viaggiatore della parola (Le Ricerche, 2007) ha vinto il premio letterario internazionale Cesare Angelini. Come autore per l’infanzia ha pubblicato in rivista oltre duecentocinquanta racconti.

    Come inizia

    La vita è come una tavola apparecchiata e noi siamo i commensali; qualcuno sorseggia del vino, assapora poche portate, altri affondano le mani in ogni vassoio con il terrore di non riuscire ad assaggiare tutto prima dell’arrivo dei camerieri. Fanno un gran fracasso e sono i più infelici.
    Pensavo a queste cose in piedi davanti alla finestra, con un barattolo di yogurt al lampone tra le dita e un cucchiaino ricolmo che non mi decidevo ad infilare in bocca. Dino Bardi, il mio vicino di casa, era sceso in giardino e si stava dirigendo verso una coppia di turisti francesi che avevano parcheggiato il loro furgone Volkswagen adattato a camper nel terreno adiacente alle nostre proprietà. Il comune aveva messo un divieto di sosta, ma ai campeggiatori piaceva quel punto e noi li tolleravamo. In fondo, perché non essere ospitali con gente di passaggio? Quei francesi però ci stavano ammorbando da due giorni con una musica zen al limite della sopportazione e con soffocanti volute di incenso. La donna poi aveva l’abitudine di girare nuda; fosse stata una bella ragazza, Dino mi avrebbe staccato un braccio se avessi osato ostacolarla, ma questa era davvero brutta: un magma indefinito di cellulite ostentata con la spudoratezza di una vecchia figlia dei fiori. Mia nonna di novantasette anni, ormai corta di vista, pensava che indossasse una tunica, tanto erano confuse le sue forme. Mi aveva già mandato a parlamentare con loro almeno tre volte, ma non avevo ottenuto molta attenzione, anzi, non ne avevo ottenuta per niente. Li avevo invitati ad abbassare la musica e loro avevano finto di non sentirmi, o forse non mi avevano sentito davvero, sdraiati sopra le stuoie e persi nel nirvana del fumo che aspiravano da uno sgangherato narghilè. La donna, mostrando le sue tette ombelicali, mi aveva 6 allungato il bocchino per invitarmi a restare con loro e io ero fuggito, non so se respinto dal puzzo dell’erba o dalla nudità della francese.
    Mi chiedevo cosa sperasse di ottenere Dino da gente del genere, ma quando notai cosa teneva tra le mani, fui certo che sarebbe riuscito dove io avevo fallito.
    Raggiunse il prato con passo tranquillo, puntando il furgone dei turisti. I due lo osservavano languidamente dalle stuoie, divertiti all’idea di prendersi gioco della sua rabbia con la loro indifferenza. I volti si incresparono in un’espressione strafottente, forse riecheggiando il passato glorioso del ’68; erano ancora due giovani che manifestavano contro il potere ostile, due rivoluzionari che lottavano contro l’egoismo della borghesia; il nostro prato si era trasformato in un’aula universitaria da occupare, uno spazio in cui rivendicare la libertà con la resistenza passiva, senza riconoscere l’autorità di nessuno. Venisse pure l’ennesimo fascista a chiedere di abbassare la radio! Avrebbero saputo come accoglierlo!
    La loro sicumera divenne stupore quando Dino li sfiorò senza degnarli di uno sguardo, calpestando malamente le stuoie. In un istante persero la flemma che li contraddistingueva e si misero a seguire i movimenti dell’intruso. Poi il narghilè rotolò su un fianco gorgogliando, mentre un urlo stridulo rompeva l’aria.
    Sussultai per lo spavento, facendo cadere il cucchiaino nello yogurt. Contemporaneamente mia nonna sollevò il busto dallo schienale della poltrona per cercare di cogliere ciò che stava accadendo. Il suo volto si contrasse in una smorfia indignata: «Quei cafoni alzano ancora il volume!»
    Poi si girò verso di me, incenerendomi con lo sguardo: «E tu non hai un po’ di dignità? Cosa aspetti a difendere tua nonna da questi strapazzi?»
    Smise di parlare e si lasciò cadere sulla poltrona come se dovesse morire sul palcoscenico. In effetti, morire era una cosa di cui andava pazza; lo faceva sempre quando secondo lei non ero all’altezza della situazione, cioè almeno cinque o sei volte al giorno. Di solito aveva degli attacchi di cuore, o dei semplici mancamenti. Mi avvicinai prendendole una mano, ma senza staccare gli occhi dalla finestra.
    «Non preoccuparti nonna, presto spegneranno la radio».

    Rassegna stampa
    «Una sorta di genio della truffa che mescola carisma, faccia tosta e presenza di spirito» Gilberto Isella su «Giornale del Popolo» (8 marzo 2014)


    I libri di Luca Saltini pubblicati da Fernandel: