Giovanni Verga, Eva


Eva
Pagine: 112
Isbn: 9788832207859
Collana:
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2026
Libro € 10,00


Pubblicato nel 1873, Eva è uno dei primi romanzi di Giovanni Verga, ancora lontano dalle atmosfere veriste che lo renderanno celebre, ma già ricco di intuizioni e di profondità psicologica. Ambientato nel mondo artistico e mondano di Firenze, Eva racconta l’ascesa e la caduta di Enrico Lanti, un giovane pittore siciliano trasferito al Nord in cerca di successo, la cui vita cambia radicalmente quando incontra Eva, ballerina di teatro che incarna una bellezza tanto seducente quanto spregiudicata.
Tra passione, ambizione e disillusione, il romanzo segue l’inarrestabile disgregarsi della vita di Enrico, vittima della propria gelosia e inghiottito da un mondo frivolo che lo al-lontana dalla pittura e da se stesso. Eva, creatura ambigua e magnetica, non rappresenta semplicemente la donna fatale, ma nella sua complessità anticipa le protagoniste femminili indipendenti ed emancipate del Novecento.
Romanzo intenso e sorprendente, Eva offre uno sguardo diverso rispetto al Verga più conosciuto, quello di una storia d’amore e di ambizione artistica destinata al fallimento. Un’occasione per scoprire il giovane Verga, prima della svolta siciliana, ma già maestro nel raccontare l’inquietudine umana.
In copertina: Giovanni Boldini, Ritratto di Cléo de Mérode (1901). Fonte: Wikimedia Foundation

Giovanni Verga in una foto giovanile
Giovanni Verga (Catania, 1840-1922) è considerato il massimo esponente del verismo italiano. Dopo gli esordi giovanili, raggiunse la piena maturità artistica con i grandi romanzi e racconti ambientati nel mondo popolare siciliano, tra cui Vita dei campi (1880), I Malavoglia (1881), Novelle rusticane (1883) e Mastro-don Gesualdo (1889).
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Avevo incontrato due volte quella donna – non era più bella di tutte le altre, né più elegante, ma non somigliava a nessun’altra. Nei suoi occhi c’erano sguardi affascinanti, come il corruscare di un’esistenza procellosa che era piena di attrattive. Tutti gli abissi hanno funeste attrazioni, e quelle voragini che ingoiano la giovinezza, il cuore, l’onore, si maledicono facilmente, ahimè! quando arriva la filosofia dei capelli bianchi. Era bionda, delicata, alquanto pallida, di quel pallore diafano che lascia scorgere le vene sulle tempie e ai lati del mento come sfumature azzurrine; aveva gli occhi cerulei, grandi, a volte limpidi, quando non saettavano uno di quegli sguardi che riempiono le notti di acri sogni; aveva un sorriso che non si poteva definire – sorriso di vergine in cui lampeggiava l’imagine di un bacio. Ecco che cosa era quella donna, quale si rivelava in un baleno, fuggendovi dinanzi nella sua carrozza come una leggiadra visione, raggiante di giovinezza, di sorriso e di beltà. – In tutta la sua persona c’era qualcosa come una confidenza fatta al vostro orecchio con labbra tiepide e palpitanti, che vi rendeva possibile il sognare le sue carezze, e farci su mille castelli in aria. Non era soltanto una bella donna – certe altezze non attraggono appunto perché sono inaccessibili. L’ammirazione che ella destava assumeva la forma di un desiderio; c’era nei suoi occhi qualche cosa come un sorriso e una promessa che faceva discendere la dea dal suo cocchio superbo – o piuttosto vi metteva accanto a lei, e faceva correre il vostro pensiero alle cortine della sua alcova, e ai viali più ombreggiati del suo giardino. [...]