Gianfranco Tondini, Nella spirale di Fermat
Radio e Tv
Pagine: 176
Isbn: 9788832207750
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: 7 febbraio 2025
Leggi le prime pagine
Isbn: 9788832207750
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: 7 febbraio 2025
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Wainer e Sara sono stati a lungo insieme prima che una malattia li dividesse. Ora vivono lontani l’uno dall’altra, pur lavorando entrambi nel mondo dell’arte.
Wainer è un gallerista di provincia coinvolto in una produzione artistica nella quale ha investito in maniera rovinosa tutto ciò che possiede, e che per sfuggire ai debiti si addentra nell’oscuro mondo delle contraffazioni, fino al paradosso di falsificare un’opera autentica.
Sara ricopre un incarico di responsabilità alla sede Unesco di Lione e ogni suo pensiero è rivolto alla cura della malattia e al lavoro, a cui si dedica con abnegazione totale. Finché, in modo del tutto inappropriato rispetto alle sue competenze, non viene incaricata di gestire le conseguenze del furto di un quadro di Rembrandt, vicenda che rivelerà un’insidia vasta e velenosa.
Scritto con una trama incalzante a metà fra il romanzo d’azione e il giallo, Nella spirale di Fermat descrive il mondo dell’arte contemporanea nei suoi aspetti più estremi e forse meno conosciuti.
(Copertina di Stefano Bonazzi)
Gianfranco Tondini
Gianfranco Tondini, pigro per vocazione, ha lavorato per trent’anni come attore, regista e autore. Negli ultimi anni è entrato in confidenza col mondo dell’arte contemporanea. Vive a Ravenna. Nella spirale di Fermat è il suo primo romanzo.
Come inizia
Era andato tutto a rotoli in due secondi. Wainer stava cucinando delle uova fritte, il perfetto pasto dei solitari, quando come niente il telegiornale aveva esploso la notizia: è morto il celebre artista Reinhard Bohrst. Trattenendo il fiato si spostò di fronte allo schermo, dove incalzata dal vento la corrispondente da Vienna esponeva con tono energico il necrologio, cui seguiva una dichiarazione contrita del ministro della Cultura austriaco: ha arricchito il mondo, il mondo lo piange.Wainer sedette davanti al piatto vuoto e un orecchio gli si chiuse sibilando. Per qualche attimo sentì solo le pulsazioni accelerate che martellavano il timpano, più forti del trillo che cominciò a levarsi dal telefono e che ignorò. Era morto Reinhard Bohrst. Morte improvvisa, aveva detto la TV. Com’era possibile? Era abbastanza vecchio perché potesse succedere, questo sì, certo, sarebbe morto prima o poi, è ovvio, come chiunque, ma lui era Zeus, era in piena forma, non era nei pensieri di nessuno che potesse morire, com’era possibile? La padella sfrigolava sul fuoco. Wainer aveva le narici spalancate dal fiatone. Che fosse morto proprio adesso era per lui una sfortuna efferata e una catastrofe. Non che ne soffrisse umanamente, non ne aveva motivo, non era quello, ne soffriva come un giocatore che aveva puntato tutto ciò che possedeva in una mano e aveva perso. [...]
Rassegna stampa

