Rossana Ombres, Serenata
Sara Nardi, «cercatrice di manoscritti» per una casa editrice del settentrione, deve recarsi in un’imprecisata località del Sud per incontrare Annibale Lozito, scrittore eccentrico e appartato. Lozito, che vive con la madre e la sorella in un’isolata torre medievale sulla quale svetta la cupa effigie di uno scorpione mutilato, lavora da trent’anni a una grande opera letteraria che potrebbe garantirgli fama e onore.
È in questa misteriosa atmosfera meridionale che l’editor Sara Nardi incontra l’amore. Ma è un amore astratto, quasi impalpabile, anch’esso ammantato da una coltre di mistero.
A un primo sguardo Serenata potrebbe apparire come un “romanzo sentimentale”, ben lontano dalla prima prova narrativa dell’autrice, Principessa Giacinta. In realtà Serenata si può leggere come una ricerca delle radici e della propria identità – elemento fondante della narrativa di Rossana Ombres – ma anche come il tentativo di affermare la propria soggettività femminile, corporea, desiderante, in una prospettiva che si estende ora verso il metaletterario ora verso un mondo mistico popolato da angeli e visioni.
Rossana Ombres (1931-2009) ha esordito nel 1956 con il volume di poesia Orizzonte anche tu, inserendosi in una linea pienamente pavesiana, legata al territorio piemontese in cui era nata e cresciuta. Alla scrittura poetica, che con L’ipotesi di Agar la avvicina all’esperienza del Gruppo 63 e alla rielaborazione di testi religiosi ebraici e cabalistici, accompagnerà a partire dai primi anni Settanta opere di narrativa che riceveranno importanti riconoscimenti nazionali. Nello stesso periodo si è occupata di critica letteraria sulle pagine culturali de «La Stampa».
Come inizia
Il primo colpo era stato sul grattacielo: su quella voluminosa apparecchiatura del terrazzone dell’attico.
Così s’erano incontrate, in quel gran botto, due paure: quella del temporale, che la perseguitava da sempre, e quella più subdola della retaccia di ferro. Una retaccia grande e gonfia che, nel terrazzo finale del grattacielo, sembrava pronta ad acchiappare creature volanti.
Doveva trattarsi di un radar. Aveva sempre evitato di saperne di più di quello che vedeva. Per timore di averne notizie che l’avrebbero turbata. Di notte, intorno alla rigida rete di metallo s’accendeva una malefica costellazione di piccole luci rosse: la faceva rassomigliare alla vela tutta sforacchiata di una nave inchiodata sull’onda più alta.
E i temporali s’accendevano sempre lì. E lì, crescevano. Tirò in casa una paranoica edera tutta abbracciata a una vecchia gamba di tavolino, la peonia e i due gerani. Non aveva mai creduto alla bontà dell’acqua violenta su esseri vegetali abituati alla mansuetudine della prigionia. Era contenta che quella sera Francesco fosse in un’altra città: tra poco ci sarebbe stata la sua telefonata. Lei poteva così, dopo, starsene con la sua luce accesa fino a tardi, a leggere qualcosa di lontano dal lavoro di una lettrice di professione. [...]
Così s’erano incontrate, in quel gran botto, due paure: quella del temporale, che la perseguitava da sempre, e quella più subdola della retaccia di ferro. Una retaccia grande e gonfia che, nel terrazzo finale del grattacielo, sembrava pronta ad acchiappare creature volanti.
Doveva trattarsi di un radar. Aveva sempre evitato di saperne di più di quello che vedeva. Per timore di averne notizie che l’avrebbero turbata. Di notte, intorno alla rigida rete di metallo s’accendeva una malefica costellazione di piccole luci rosse: la faceva rassomigliare alla vela tutta sforacchiata di una nave inchiodata sull’onda più alta.
E i temporali s’accendevano sempre lì. E lì, crescevano. Tirò in casa una paranoica edera tutta abbracciata a una vecchia gamba di tavolino, la peonia e i due gerani. Non aveva mai creduto alla bontà dell’acqua violenta su esseri vegetali abituati alla mansuetudine della prigionia. Era contenta che quella sera Francesco fosse in un’altra città: tra poco ci sarebbe stata la sua telefonata. Lei poteva così, dopo, starsene con la sua luce accesa fino a tardi, a leggere qualcosa di lontano dal lavoro di una lettrice di professione. [...]
Rassegna stampa
