Eraldo Baldini, Come il lupo


Come il lupo
Pagine: 220
Isbn: 9788832207934
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: ottobre-novembre 2026
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«Era maggio, era il tempo»


In una valle isolata dell’Appennino romagnolo, Nazario Minghetti, maresciallo della Forestale, cerca rifugio da un dolore privato che sembra non avere rimedio. Uomo schivo, amante dei boschi e dei lupi, simboli di una natura selvaggia che sente profondamente propria, viene accolto con diffidenza dagli abitanti della Valchiusa.
In questa comunità appartata, che custodisce un segreto antico quanto le sue montagne, il ritrovamento di alcune ossa umane riporta alla luce una leggenda sepolta nel tempo: quella di un vino rarissimo e prezioso, nato, si dice, da riti oscuri tramandati nei secoli. Ma è soprattutto il legame tra la figlia epilettica di Nazario e la misteriosa nonna Vera, custode delle credenze della valle, a trascinare il maresciallo in un mondo governato da leggi arcaiche, dove il confine tra giustizia, superstizione e necessità diventa ambiguo e inquietante.
Con la sua scrittura coinvolgente, capace di descrivere luoghi e tradizioni di un mondo perduto, Eraldo Baldini – considerato uno dei maestri del gotico rurale e tra i precursori del folk horror italiano – costruisce un romanzo sospeso fra mistero, memoria e forze ancestrali.

 Eraldo Baldini
Eraldo Baldini è nato a Russi (Ra) e vive a Ravenna. È considerato fra i maggiori interpreti del gotico rurale italiano. Profondo conoscitore delle tradizioni popolari e dell’immaginario dell’Appennino, nelle sue opere intreccia mistero, memoria, folklore e indagine psicologica. Per Fernandel ha pubblicato la raccolta Fra l’Adriatico e il West (2015), i romanzi Bambine (2016), Tre mani nel buio (2017) e Faccia di sale (2017). Come il lupo è ritenuto uno dei suoi romanzi più rappresentativi. Wikipedia gli dedica una pagina.

Come inizia
I quattro uomini che in fila indiana scendevano il sentiero, attenti a non scivolare su concrezioni vitree di ghiaccio, sbuffavano un fiato bianco e denso che rimaneva sospeso nell’aria.
Solo i loro passi, il loro ansimare pesante, le imprecazioni che lanciavano sottovoce a ogni scivolone e qualche grido di corvo rompevano il silenzio del bosco. Gli alberi, le rocce intaccate dai muschi, la terra indurita dal gelo, i cespugli imprigionati nella brina, tutto era fermo, come morto, o come bloccato dal timore di quel transitare rumoroso e invadente. Il monte dormiva il suo sonno invernale, o forse aspettava.
Non c’erano colori, solo un variare dal nero dei tronchi al biancastro delle chiazze di neve, sotto un cielo di un grigio uniforme. Quando, a una svolta del sentiero, il Bastardo vide esplodere il rosso di bacche fitte e brillanti, non seppe resistere alla tentazione di raccoglierne una manciata.
«Se mangi quelle», gli disse Orso, «strillerai per il mal di pancia e vomiterai fiele».
Il giovane le gettò via e abbassò la testa. «Non volevo mangiarle», disse. «Lo so che non sono buone».
In testa alla fila, il Rosso si bloccò e si voltò indietro. «Fermiamoci qui», ordinò.
Per un po’ rimasero immobili, in piedi a bocca aperta, a normalizzare il respiro. Poi, come a un segnale, tutti e quattro si liberarono delle bisacce che tenevano a tracolla e delle picche con la punta di ferro che portavano appoggiate sulle spalle, e si sedettero. [...]

I libri di Eraldo Baldini pubblicati da Fernandel: