Silvia Nirigua, Tre di notte
Radio e Tv
Pagine: 128
Isbn: 9788832207767
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: 7 marzo 2025
Leggi le prime pagine
Isbn: 9788832207767
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: 7 marzo 2025
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«A un tratto ti immagini come sarebbe sfilarsi via di dosso la pelle, con tutti i tatuaggi, i piercing, le rughe d’espressione affioranti ai lati degli occhi. Uscire dal costume di scena che indossi in questa vita che non ha saputo rispettare nemmeno una delle sue promesse...»
Una villa nel tranquillo nord-est italiano.Una coppia affiatata, sposata da oltre vent’anni.
Una ragazza conosciuta in una chat erotica, tormentata dal suo passato.
Una cena a tre per incontrarsi, con l’intento di trascorrere una nottata di trasgressione e di puro divertimento.
Ma nulla va come previsto, e ben presto la cena li porta sull’orlo di un dirupo, a picco sugli errori commessi e sui fantasmi che popolano la loro l’esistenza. Una notte in cui ognuno dei tre si ritrova a fare i conti con un passato ingombrante e con verità difficili da ammettere.
Potrebbe essere l’occasione per un riscatto, per un cambiamento.
Lo sarà davvero?
Con una scrittura affilata e uno stile chirurgico che non concede tregua al lettore, Tre di notte è un romanzo che avanza inesorabile verso un finale inaspettato.
(Copertina di Stefano Bonazzi)
Silvia Nirigua vive a Bologna ed è scrittrice e sceneggiatrice. Ha pubblicato Trema, fanciulla, trema (Zoe, 2003), Un quarto di me (Meridiano Zero, 2006, da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale), La metà di tutto (Sartorio, 2008) e il racconto Due minuti nella raccolta Giovani cosmetici (Sartorio, 2008).
Come inizia
Tocca a te.Ti chiami Alberto Maria Lanfranchi e stai indossando il costume di scena.
È un camice azzurro sterile, con una cintura che lo fa assomigliare a una camicia di forza, perché va annodata sulla schiena. Poi i guanti, misura sette virgola cinque, magnificamente adesi alle tue mani, capaci di farti fare cose che senza non sapresti nemmeno immaginare. Dimenticavi di menzionare la cuffia, perché quella l’avevi già indosso prima di entrare nella sala dello scrub, dove ti sei insaponato meticolosamente le mani e gli avambracci. Azzurra, anche quella, con le tue iniziali ricamate sulla tempia, lì dove ti pulsa una vena quando sei in tensione per qualcosa. È un ramo della temporale superficiale completamente privo di importanza, lo si potrebbe recidere in qualunque momento. Ci sono troppe vene nel corpo, troppi vasi, spesso intersecanti fra loro, un numero quasi incalcolabile, proprio come le persone che incontri, per lo più tutte davvero inutili. Solo che a volte, in mezzo a quel labirinto di vie, ne compaiono alcune la cui funzione è vitale, come ad esempio le coronarie, e in quel caso anche un chirurgo come te deve fare attenzione.
Per l’anatomia ci sono gli atlanti illustrati, che ti indicano le strade, così sai esattamente cosa resecare e cosa preservare, ma con le persone che incontri non è così semplice. [...]
Rassegna stampa





